Watch, Swatch, Smartwatch e l’Orologio della Stazione: 3a parte

Sulle ali della popolarità: il Mondaine della stazione in versione Facebook

Sulle ali della popolarità: il Mondaine della Stazione in versione Facebook

Nella scorsa puntata di questa serie di articoli sono stato apocalittico nell’affermare che la Apple ha tutto il suo arsenale in stato di allarme rosso in previsione di un imminente colpo di mano, teso di impossessarsi in un sol colpo del vasto impero dell’orologeria mondiale. Ho la sensazione che il mondo della comunicazione abbia creato e messo a punto tutte le sovra-ed-infrastrutture necessarie per lanciare un oggetto che, non solo per le funzioni, ma anche per il valore affettivo, venga a proporsi come alternativa all’orologio tradizionale. È ciò che il mondo s’aspetta ed attende con ansia? Nel 1970, o giù di lì, tradussi per la RAI uno “studiolo” in lingua inglese imperniato sulla definizione e sulle finalità della pubblicità. Ovviamente non ricordo tutti le particolarità di quell’articolo, ma una frase non l’ho mai dimenticata e mi ha accompagnato per tutto il prosieguo della mia vita: “Il compito della pubblicità è quello di trasformare i desideri in necessità”. Per carità, non impegoliamoci in un dibattito filosofico, ma un paio di cose le possiamo dire: certe invenzioni, sorte come curiosità, si sono rivelate in seguito come vere e proprie necessità ed hanno cambiato il mondo, come l’acqua corrente ed il riscaldamento centrale nelle abitazioni, come il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione, l’automobile, il treno e tante altre cose. Certe altre, invece, hanno fatto il cammino contrario: la signora Curie fu salutata come benefattrice dell’umanità per le sue applicazioni della radioattività nella cura dei tumori. Poi si è scoperto che la radioattività, i tumori li provoca, e quindi…Se è naturale che scoperte ed invenzioni diventano sempiterne se si dimostrano veramente necessarie, è anche vero che la pubblicità intesa come mestiere serve a far credere che ogni novità immessa sul mercato sia “necessaria” al progresso e alla sopravvivenza dell’umanità, specialmente se trattasi di una bibita, un dolciume, un salamino… Ebbene, in base alle informazioni diffuse dalla stampa, l’orologeria svizzera non è mai stata più florida d’adesso, tanto è vero che al carro del vincitore si stanno accodando una quantità di nuove ditte, create ad hoc, per immettere sul mercato orologi dotati di tourbillon, cosa che sarebbe stata più utile cent’anni fa e non adesso. Anche perché il tourbillon non ha nessun significato se non viene vistosamente esibito, col risultato di deturpare l’estetica dei quadranti. Visto che sussiste questo clima di successo dell’orologeria (svizzera), in base al quale, parrebbe, sempre più persone si guadagnano pane e companatico, mentre altre industrie smantellano, svendono, si delocalizzano e licenziano, è giusto, lecito e giustificato vaticinare l’avvento a breve scadenza dello smartwatch con conseguenti capovolgimenti che potrebbero determinare il declino di tutta l’industria orologiera propriamente detta? Più che lecito mi sembra obbligatorio: a parte uno sciame di industrie meritevoli ma minori, al lancio dello smartwatch sono attualmente impegnate, ognuna attentamente vigilando le mosse dell’altra, Apple, Goggle, LG, Samsung e, ultima in ordine di tempo, Microsoft. Penso che il potenziale economico, industriale e finanziario di queste cinque case sia al di sopra della capacità immaginativa del pensiero umano. Credo che Apple, Google e Microsoft, le tre americane, abbiano le maggiori capacità finanziarie, mentre le due coreane, LG e Samsung, hanno il vantaggio di produrre correntemente tutte le parti dello smartwatch. Immagino che Apple, sia molto avanti alle sue compagne di cordata, per il fatto che ha pagato 21 milioni di USD ($) il diritto di utilizzare l’immagine del quadrante dell’Orologio della Stazione di cui le Ferrovie Federali Svizzere posseggono i diritti. Il pagamento è avvenuto con estrema rapidità, il che rivela la volontà di Apple di non consentire che quell’oggetto del desiderio andasse ad ammuffire negli scaffali dei tribunali. C’è chi dice che 21 milioni di dollari sono una somma del tutto insignificante per le casse della Apple, rigonfie di danaro fino a scoppiare. Sarà pure, ma io so che chi ha tanto danaro non lo butta via. Potrebbe anche trattarsi dell’esecuzione di una clausola testamentaria, un ultimo desiderio espresso o inespresso da parte di Steve Jobs, forse soltanto intuito da parte dei suoi fidi e affezionati collaboratori. Come fa notare un lettore di un giornale economico svizzero, Steve Jobs passò in Svizzera buona parte del mese di gennaio dell’anno 2011, l’anno in cui morì nel mese di ottobre, viaggiando in ferrovia nel suo pellegrinaggio da una clinica all’altra, e sicuramente vide l’Orologio Mondaine della Stazione e se ne innamorò. Altrettanto sicuramente si può affermare che lo fotografò e portò quell’immagine a Cupertino. Forse dettò precise disposizioni sull’uso di quell’immagine, e prima o poi nelle memorie di qualche protagonista questo episodio sarà chiarito in tutti i suoi particolari. Ebbene, a partire da un certo momento  della sua  storia,  Apple ha  cominciato a produrre oggetti stupefa-

Da Vinci Audio Reference Turntable MKII per suonare un LP in vinile

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centi non solo per il loro contenuto tecnico, ma per la modernità, la purezza e l’essenzialità del disegno. Come se Gropiius, Lloyd Wright, Le Corbusier e tutto il Novecento Italiano si fossero rimboccati le maniche per produrre il meglio del meglio della nostra epoca. Accanto a questi oggetti, che oggi vengono comunemente denominati “oggetti di culto”, l’adozione di un elemento folkloristico come il quadrante del Bahnhofsuhr non fa retrocedere neanche di un millimetro la linea del modernismo, della purezza e dell’essenzialità, ma introduce un motivo sentimentale, un alcunché di rimembranza, di rimpianto, di reminiscenza e di riflessione, come se Steve Jobs, sentendo la vita sfuggirgli, si fosse voluto ancorare ad un sempiterno valore immateriale, che avrebbe, forse, potuto portare con sé nel suo viaggio senza ritorno. Sono sicuro, o per lo meno spero, che la Apple, in procinto di realizzare l’iWatch, sia cosciente che il suo compito è quello di dar forma e sostanza ad un sogno del suo poeta e condottiero. Si suppone che l’introduzione dello smartwatch costituisca un forte attentato all’orologeria tradizionale, e non c’è dubbio che, di fatto, tale sarà. Ma teoricamente i due oggetti non sono in contrasto tra loro: mentre l’orologio che conosciamo da secoli, e che non mi attento a ridefinire, nella sua più attuale accezione, e cioè automatico, ben disegnato e ben costruito con moderni materiali, è un cuoricino destinato a battere, senza perdere un colpo, al polso del progenitore e di tutta la sua discendenza senza più limiti di durata nel tempo, lo smartwatch, l’orologio intelligente (ed anche furbo) farà il suo esordio in società come semplice anello di un’autopoietica catena di comunicazione. L’orologio rimarrà per sempre come uno scrigno d’eleganza e d’affetti, lo smartwatch si renderà indispensabile per i servizi che sarà in grado di rendere. Ma è chiaro che lo smartwatch non sarebbe venuto in mente a nessuno se già sin d’adesso non esistesse un ampio panorama di applicazioni “necessarie” per completare le capacità comunicative dell’uomo moderno. Anni addietro (molti) non afferravo il significato di progresso insito nella miniaturizzazione di componenti e dispositivi. L’epoca di cui parlo è l’intero quarantennio centrato attorno agli anni 70 del secolo precedente a questo (cioè tra il 1950 ed il 1990), periodo in cui nasceva e si sviluppava l’Alta Fedeltà, l’arte che, nella sua più elevata accezione, si articolava su una catena di componenti separati il cui elenco è il seguente: giradischi completo di braccio di lettura, pick-up, dispositivo di sollevamento del braccio ed accessori vari; preamplificatore; amplificatore di potenza, sintonizzatore FM; casse acustiche. Un’intera stanza veniva dedicata all’impianto che, a seguito dell’avvento della stereofonia, richiedeva due invece che un’unica cassa acustica, che consistevano in grossi mobili di almeno 100 litri di cubatura. Questi grossi impianti passavano la maggior parte della loro esistenza in religioso silenzio, perché i dischi in commercio, in vinile, presentavano tanti difetti (rumore di fondo, distorsioni, graffi e scariche elettrostatiche, rapida usura…) al punto che l’impianto si trovava ad amplificare tali difetti più che la musica, rendendo impossibile l’ascolto completo di un’intera facciata. Quello che veniva suonato, a beneficio della schiera d’amici venuti in pellegrinaggio, era qualche solco di un disco da dimostrazione, fatto di frequenze e percussioni che davano un’idea delle “potenzialità” dell’impianto. Praticamente, la quasi totalità dei dischi prodotti dalle grandi case veniva acquistata da chi “non” possedeva un grande impianto, bensì un modesto impianto, tipo fonovaligia che, se non esaltava alcuna potenzialità, almeno attenuava grandemente l’effetto dei disturbi. Il tempo passa, la storia la conosciamo tutti, ed arriviamo all’iPod che, volendo, può essere sistemato in un dock di collegamento ad un grosso impianto casalingo, ma, nell’accezione più comune e cioè a passeggio o facendo finta di studiare, l’iPod è collegato a due auricolari di pochi grammi e da pochi soldi, configurazione che soddisfa l’utilizzatore in misura infinitamente maggiore che non i grandi impianti al tempo dell’ “Alta Fedeltà”. Ma coloro che non hanno la necessità di passeggiare con 30.000 brani nel taschino, hanno un’altra inesauribile risorsa, quella di attingere musica da YouTube e, comunque, farla viaggiare sul computer. Anni fa (2008) scrissi per la rivista Suono un articolo sul Requiem di Verdi, dichiarando che la migliore tra tutte le esecuzioni in CD era quella diretta da Robert Shaw, alla testa dell’

Via Veneto: colluttazione tra Mickey Hargytai, Rino Barlari(il re dei paparazzi) e Vitussa Vitta

Via Veneto: colluttazione tra Mickey Hargytai, Rino Barillari (il re dei paparazzi) e Vitussa Vitta

orchestra sinfonica e coro di Atlanta City, disco Telarc. Mi arrivò la missiva di un lettore da Cortina, disperato perché non riusciva a trovare quel disco nei negozi. Allora io, che avevo copiato tutti i miei Requiem sul computer, tentai un’impresa…disperata, quella di trasmettere per email quel brano sinfonico della durata di un’ora e mezza. Divisi il brano in sette frammenti che trasmisi come allegati in altrettante email e, siccome s’era fatto tardi, alla fine spensi il computer ed andai a dormire. La mattina dopo, riaccendendo il computer, una bella notizia mi attendeva: il lettore di Cortina mi ringraziava: aveva ricevuto sul suo smartphone BlackBerry tutti e sette i frammenti, poi li aveva ricuciti su un grosso computer ed ascoltati sul grande impianto di famiglia! Ebbene, la digitalizzazione rende possibile la miniaturizzazione, un processo che, una volta iniziato, si autoalimenta e giunge sino alla totale scomparsa dell’oggetto iniziale. Nei primi tempi dell’epoca del CD, sullo slancio ne comprai 600, poi, all’improvviso rimasi senza soldi, ma comunque pienamente soddisfatto della raccolta realizzata. Nel frattempo cominciavano a spuntare su internet certi siti di “condivisione” di documenti, quelli che comunemente venivano definiti come siti pirata, che consentivano di scaricare gratuitamente canzonette, sinfonie, oratori e concerti, ed anche film etc. In questa maniera accumulai un magazzino di 15.000 titoli, ma mentre i miei 600 CD erano visibili ad occhio nudo, ed occupavano un certo spazio negli scaffali della mia libreria, i 15.000 titoli scaricati da internet, che rappresentavano una massa musicale a dir poco tripla di quella visibile, dove si erano nascosti, visto che non si potevano vedere? La risposta, per gli iniziati, è facile: essi risiedevano nell’ “hard disk” (disco rigido) del computer, ed ivi occupavano un certo spazio, tant‘è vero che, dopo un certo tempo, ho dovuto acquistare un disco rigido ausiliare per contenere quella collezione clandestina che cresceva di giorno in giorno. Ma, quasi all’improvviso, si verificò un fatto nuovo: negli ultimi tempi YouTube  ha rivoluzionato completamente la sua politica: prima trasmetteva musica, film ed argomenti vari, gratuitamente, in segmenti di durata limitata a pochi minuti. Poi portati a 10, poi portati a 15. Ad un certo momento, come il muro di Berlino, questa barriera crollò. Cominciarono ad apparire, per intero, concerti e sinfonie che superavano i venti, i trenta, i quaranta minuti di durata! E poi opere liriche e film di una o due ore. E poi una quantità incalcolabile di titoli: oltre al tradizionale materiale prodotto dalle case discografiche, filmati ripresi da stazioni televisive di tutto il mondo con le maggiori stelle del presente e del passato. I titoli disponibili sono più numerosi delle stelle in cielo, ed il loro numero aumenta quotidianamente di migliaia di unità, in modo tale da rendere patetici e grotteschi gli elenchi, le discografie e le statistiche pubblicate a firma dei massimi musicologi. Ebbene, tutto questo materiale a disposizione di tutti, dove è immagazzinato? A forza di miniaturizzarsi, siamo arrivati al nulla, all’immateriale assoluto, ed In compenso ora la musica pervade l’universo. Di fronte a questa nuova realtà, da un paio d’anni ho completamente smesso di andare a caccia di siti ove scaricare musica e film, data la disponibilità senza fondo offerta da YouTube. Forse mi sono intrattenuto troppo a lungo su un tema apparentemente estraneo al mondo dell’orologeria, ma vedrete che tra i due c’è molta analogia e, probabilmente, un comune destino nell’alveo della comunicazione. Ma a questo punto bisognerebbe sentire il parere degli esponenti dell’industria orologiera propriamente detta.

Cinquantenni in tripudio: Nick Hayek Jr e Bill Gates lanciano la linea Paparazzi

Cinquantenni in tripudio: Nick Hayek Jr e Bill Gates lanciano la linea Paparazzi

Paparazzi
Il vocabolo “Paparazzo” apparve per la prima volta nell’anno 1958 nel film “La dolce vita” di Federico Fellini, ed era il nome attribuito ad uno dei fotografi d’assalto che caratterizzavano lo scenario della vita notturna della capitale, caratterizzata dagli sciami di questi cacciatori d’immagini che battevano, senza posa, ogni centimetro di Via Veneto, ove solevano apparire le celebrità dell’alta società romana, in quell’epoca. Lo sciame snidava, inseguiva e circondava la celebrità e, a costo di violente colluttazioni, scattava le foto che andava immediatamente a rivendere alla stampa scandalistica. Il nome di “Paparazzi” (usato prevalentemente al plurale), ebbe un immediato successo, e diventò un epiteto per definire gli appartenenti a quella professione. La casta di quei fotografi non accettò l’epiteto, e ricorse alla giustizia, che vietò l’uso di quella parola. Però il successo di quell’epiteto divampò con ancor maggior furore all’estero, il suo uso divenne irrefrenabile, e fu, in un certo senso, santificato dai Beatles che l’introdussero nella loro canzone “Sun King” del 1969. Si giunse al paradosso di articoli giornalistici e romanzi stranieri in cui i fotografi petulanti venivano comunemente chiamati Paparazzi (vocabolo riportato in ogni dizionario ed in ogni Thesaurus linguistico), termine che nella versione italiana veniva regolarmente tradotto in Fotoreporter. Poi il divieto cadde in disuso, ed i diretti interessati non si offendevano più ad essere chiamati così. Anzi, il termine Paparazzi conferiva loro una comica e benevola popolarità e, nella dissolvenza incrociata, l’immagine che svanì fu quella di Fotoreporter. Col tempo, in tutto il mondo, il termine Paparazzi si rafforzò mantenendo ed esaltando il suo carattere di frizzante originalità. Talché, quando la Swatch, nell’ottobre dell’anno 2004 lanciò una nuova linea di orologi, la chiamò proprio “Paparazzi”. Si trattava di una serie d’orologi molto speciale, e l’annuncio costituì una sorta di mobilitazione generale di tutti i mezzi di comunicazione. La serie costituiva una collaborazione tra la Swatch e nientemeno che la Microsoft, vale a dire tra i leader mondiali nei rispettivi campi d’applicazione. Si trattava di una serie di orologi dotati di alcune applicazioni telematiche che abbiamo descritto, utilizzando il comunicato originale in lingua inglese, e pubblicato nella rubrica “International News” col titolo “Microsoft, Swatch unveil watches” e che qui riportiamo nella traduzione italiana: “21 ottobre 2004. Microsoft e Swatch offrono una nuova linea di orologi telematici che sembrano realizzare il leggendario orologio radiotelevisivo di Dick Tracy, il poliziotto dei fumetti. Questi orologi offrono le ultime notizie, lo sport, le previsioni meteorologiche e le quotazioni di borsa a corredo di altre minutaglie tramite il servizio dati MSN (MicroSoft Network), rendendo possibile il raddoppio dei canali informatici rispetto a precedenti modelli basati su Microsoft. Nota col nome di Paparazzi, questa linea di orologi computerizzati offre anche contributi locali d’intrattenimento previo abbonamento alla stazione Time Out. Ci sono tre livelli di servizio. Uno è gratuito ed offre le previsioni meteorologiche a livello locale, i titoli delle notizie e gli indici di borsa. Per 40$ annui gli abbonati ricevono

Lo smartwaych Paparazzi (Foto Sean Dreilinger)

Lo smartwach Paparazzi (Foto Sean Dreilinger)

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più ampie previsioni me-teorologiche, un notiziario personalizzato ed i risultati sportivi, le quotazioni azio-narie e l’oroscopo. Per 60$ annui gli abbonati possono ricevere messaggi immediati e promemoria di calendario dal proprio PC se utilizzano il software Microsoft Outlook. Microsoft e Swatch hanno cominciato a collaborare nel settore degli orologi tre anni fa. ‘È un nuovo modo per ricevere informazioni’ ha detto Bill Gates. ‘Si tratta di informazioni a colpo d’occhio, una combinazione delle due cose che maggiormente interessano al cliente: la moda, divertente ed elegante, e la tecnologia’ ha aggiunto. Il prezzo del Paparazzi è di 150$, il doppio o il triplo del prezzo di un normale orologio di produzione svizzera. Con l’aggiunta di Swatch, sale a 12 il numero degli orologi Microsoft in offerta per la stagione estiva. I primi modelli sono apparsi all’inizio dell’anno. Altre marche partecipanti sono la Fossil, orientata verso la fascia dei giovani, la fabbrica finlandese di attrezzature sportive Suunto, nonché la marca di lusso Tissot, appartenente al gruppo Swatch. I prezzi vanno dai 129$ per un orologio Fossil ai 750$ per un Tissot. Tutti questi orologi sono “corposi”, dovendo alloggiare un’antenna di ricezione nell’orologio stesso o nel bracciale.. Gli orologi profittano dei canali FM locali inutilizzati per irradiare tanto contenuti di carattere generale, quanto per ricevere informazioni particolari. Gli orologi possono ricevere anche messaggi utilizzando il software Microsoft Messenger per messaggi istantanei. La vera telefonia a due vie quale quella utilizzata nell’orologio di Dick Tracy richiederebbe batterie di maggior potenza e chips di minori dimensioni. I più recenti orologi Microsoft sono più sottili ed eleganti degli orologi computerizzati introdotti un anno fa”. Foto e video della giornata augurale, diffusi su tutti i mezzi di comunicazione, rutilanti di colori, musica ed azione, mostrano una sfilata di top model, una sfilata di campioni sportivi, nonché il duo Nick Hayek Jr e Bill Gates rimpegnati in vigorose strette di mano, sorrisoni e passi di danza. Qualche anno dopo la linea Paparazzi è uscita di produzione, principalmente per il fatto che il pubblico era restio a pagare l’abbonamento telematico. Certo, su un episodio di 10 anni fa, è facile fare ogni sorta di ironia, ma prendiamo l’esempio dell’iPod: capisco benissimo l’eccitazione di tenere nel taschino 30.000 brani musicali, siano pure tutte ignobili canzonette attuali (ma potrebbero comprendere l’intera tetralogia di Wagner, le 32 sonate di Beethoven, le 555 sonate di Domenico Scarlatti). Non mi convince l’ansia di sapere se verso sera il cielo sarà tornato sereno o se la quotazione dell’ACME ha subito variazioni o se è rimasta stazionaria. Nel 2004, all’epoca del lancio della serie Paparazzi Nicolas Hayek era vivo e quindi, a prescindere dalla sua completa fiducia nelle capacità del figlio Nick Jr, doveva essere pienamente al corrente di questo progetto di collaborazione con Microsoft, e deve averlo approvato. Comunque, nella biografia di Hayek ad opera del giornalista Friedemann Bartu, scritta nel 2005, non c’è il minimo accenno all’operazione Paparazzi, che pure era concepita per avere un’importanza storica. Che il padre abbia chiuso un occhio ed assecondato un capriccio del figlio? Un capriccio con Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo?! Prima o poi, dalle memorie di qualcuno, verrà fuori il vero pensiero di Hayek sulla serie Paparazzi. O forse basterebbe domandarlo, con la dovuta grazia, alla moglie signora Marianne, o ai figli Nayla e, appunto, Nick Jr. (Segue)

Ma papà Hayek ha benedetto l'operazione "Paparazzi"

Ma papà Hayek ha benedetto l’operazione “Paparazzi”?