Watch, Swatch, Smartwach e l’Orologio della Stazione: 4a parte

Di Marino Mariani

Versione da polso del Mondaine Bahnhofuhr

Versione da polso del Mondaine Bahnhofuhr

Nelle puntate precedenti mi sono premurato di dipingere la situazione dell’orologeria mondiale come una sorta di michelangiolesco affresco del Giudizio Universale, e non credo di aver esagerato, perché dopo qualche secolo di gioielli di meccanica fine e raffinata, impreziositi d’oro, diamanti e suonerie., l’orologeria si trova di fronte alla minacciosa effige di un sosia vendicatore, che offre di tutto ed è fatto di niente: lo smartwatch, l’orologio furbo ed intelligente fabbricato nelle possenti fabbriche di computer. Mi domandavo quali saranno le contromisure assunte dall’industria orologiera propriamente detta? Feci l’esempio della linea Paparazzi lanciata nel 2004 dai due affiatati coetanei Nick Hayek Jr (sì, proprio lui, il figlio di Nicolas Hayek, il santo patrono  dell’orologeria svizzera) e Bill Gates (sì. proprio lui, il padrone di Microsoft). Il lancio di quella linea d’orologi della marca Swatch non segnò la fine di una visione del mondo e l’avvento di una nuova era, bensì il divertimento di una allegra coppia di (quasi) sessantenni, cui veniva a mancare la compagnia di Steve Jobs che ci ha lasciato sul più bello. Bene, finora si è presentato l’avvento dello smartwatch come un semplice anello di congiungimento della rete telematica che avvince sempre più strettamente la società umana. Un piccolo oggetto da portare al polso come un orologio, che giustificava le proprie ragioni di vita con le funzione di piccola stazione ripetitrice tra computer, tavolette e telefonini, l’uno più intelligente dell’altro. In cui, come sottoprodotto, veniva offerta anche la funzione orologiera. Ove, dunque, la minaccia all’Alta Orologeria elvetica e mondiale? Ma se il futuro smartwatch dovesse svolgere solo funzioni telematiche ed essere, conseguentemente, appositamente conformato, perché la Apple avrebbe dovuto solertemente acquistare, per una ventina (dicesi “ventina”) di milioni di dollari, l’immagine (dicesi  “immagine”) del quadrante dell’Orologio della Stazione delle Ferrovie Federali Svizzere? Si tratta di una somma che, qualsiasi sia l’unità di misura utilizzata, è di notevole rilevanza, sotto ogni punto di vista. D’altra parte l’Orologio della Stazione di Hans Hilfiker è in funzione dal 1944, ed ha mantenuto immutato, da quasi settant’anni, tutto il fascino e l’essenzialità del suo quadrante, riprodotto, senza sostanziali alterazioni, in una infinità di varianti da polso, da tasca, da tavolo, da parete, per uomo, per donna, per lo sportivo, per l’elegantone…Il matrimonio tra Apple ed il quadrante di Hilfiker è dunque concepito come un legame indissolubile, destinato a durare finché…

SISTEM51, la risposta di Swatch
Mi sono sempre domandato quale sarà la risposta allo smartwatch da parte dell’industria orologiera propriamente detta. La quale, in questo periodo, naviga in piena prosperità, principalmente permerito del settore di lusso o, meglio ancora, di gran lusso. Apre la graduatoria delle singole marche (non dei gruppi) la Rolex, che poi è l’unica marca di gran pregio che non produce orologi muniti di tourbillon. Al contrario, per cercare di munirsi della patente di gran lusso, assistiamo quotidianamente alla nascita di nuovi marchi che ostentano l’inclusione del tourbillon nei propri quadranti. Se un paio di secoli fa (esattamente nel 1801) l’invenzione del tourbillon da parte di Breguet conferiva all’orologio un carisma di precisione pienamente meritato, oggi come oggi, in virtù di numerosi fattori, come l’ammodernamento del disegno degli ingranaggi, l’introduzione di nuovi materiali e di nuovi oli lubrificanti rende il tourbillon un artificio costruttivo del tutto inutile. Al tempo mio, quando si doveva rimodernare il salotto, si decideva di farlo “stile antico” o moderno. Negli anni sessanta mia moglie ed io andavamo in cerca di autentici “comò da nave” di fabbricazione inglese, finché per caso, a Firenze c’imbattemmo in una fabbrica di “autentici comò da nave inglesi”, magari  garantiti dall’Ammiragliato. Per cui, in  sostituzione, acquistammo una Moderna interpreta-

Lo Swatch Sistem51 presentato a Baselworld 2013

Lo Swatch Sistem51 presentato a Baselworld 2013

zione di Magistretti del comò da nave fabbricato da Cassina. Senza garanzie dell’Ammiragliato. La fortuna è quella di trovarsi in casa mobili autentici, acquistati dai nonni come mobili moderni, e diventati antichi nel frattempo. È quello che è capitato a mia moglie, che ha ereditato dalla casa paterna un secretaire, un comò ed un tavolo intarsiato acquistati dai nonni in viaggio di nozze a Como. Gli esperti non li giudicavano abbastanza antichi, ma nel frattempo sono diventati mobili lombardi “d’epoca”. E così io non acquisterei mai un attuale orologio a tourbillon, ma se me capitasse  tra le mani uno firmato Piaget, Breguet, Blancpain o simili…Sostengo che è l’orologio di gran marca quello che avrà sempre fortuna e non tramonterà mai, e non la pletora delle sue imitazioni. Ma rendiamoci pur conto che la moda corre e si trasforma, e che oggi nessun elegantone si vestirebbe come Lord Brummel, né una signora salirebbe in automobile con la crinolina. Ma una violenta risposta da parte dell’orologeria svizzera non tanto all’avvento dello smartwatch quanto all’invasione della fuffa con tanto di tourbillon viene dal recente clamoroso annuncio del Sistem51 da parte di Swatch. Una trentina d’anni fa, nella corsa verso l’orologio più sottile del mondo, la filiale del gruppo ASUAG di Neuchâtel riuscì a fabbricare l’orologio al quarzo più sottile del mondo, dello spessore di 1,98 mm contro i 2,5 del precedente primato giapponese, adottando l’artificio di fissare i pezzi del movimento direttamente sul fondo della cassa, invece che montarli su una platina separata. Questo procedimento presentava un altro enorme vantaggio: in questo modo l’orologio constava di soli 52 componenti invece che i soliti 150. Il risparmio era enorme, e Nicolas Hayek, che era consulente del gruppo, invece che deliberare lo stanziamento, da tutti atteso, in soccorso di Omega, decise di puntare tutto a favore di Swatch, che permise di mettere fuori combattimento i concorrenti giapponesi, e realizzare gli introiti necessari per risanare completamente Omega. Nel corso di Baselworld 2013 un analogo annuncio è stato diramato, quello dell’introduzione di un orologio meccanico, fabbricato automaticamente, utilizzando solo 51 pezzi, completamente sigillato e dal costo previsto tra i 100 e 200  franchi. Noi abbiamo pubblicato la notizia in  International News, in Novità e in Video, cosicché tutti possono constatare come avviene la confezione di questo orologio. Io prevedo che, in virtù dell’enorme economia dei costi, e della velocità di allestimento, lo Swatch Sistem51 sarà in grado di schiantare qualsiasi concorrenza. La sua precisione sarà quella dei migliori orologi meccanici, più o meno dotati di tourbillon, e rispetto degli orologi al quarzo avrà il vantaggio di non dover essere aperto per la sostituzione delle batterie, essendo il suo caricamento automatico, vale a dire effettuato indossandolo e…gesticolando. Ideale per i direttori d’orchestra! Suppongo che questo avanzamento tecnologico sarà disponibile anche per i marchi di maggior prestigio appartenenti al gruppo, e cerco di immaginare il Sistem51 corredato dalle più complicate complicazioni. Ebbene, non ho abbastanza competenza orologiera per immaginarlo.

La discografia di Caruso è disponibile su YouTube

La discografia di Caruso è liberamente disponibile su YouTube

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Lo spettro dello smartwatch
In molti miei articoli precedenti, mi sono a lungo soffermato, fino al limite della prolissità, sugli effetti della digitaliz-zazione in vari campi, prin-cipalmente nella riprodu-zione della musica. Nel  corso della mia esistenza sono passato dai grammofoni a manovella ai grossi impianti Alta Fedeltà, dai dischi in ceralacca a quelli in vinile. E poi ai Compact Disc , all’iPod e poi …al nulla. Nel senso che, collegandomi a YouTube sul computer posso ascoltare una massa assolutamente infinita di musica che non occupa nessuno spazio negli scaffali della mia libreria, e che proviene da non so dove. Posso ascoltare quello che nessun musicologo ha mai sentito, e non ne ha mai sospettato l’esistenza, perché la quantità di musica circolante nel mondo non si limita alle produzioni discografiche propriamente dette, ma da una quantità inesprimibile in numeri concreti provenienti dai privati e dalle stazioni radiotelevisive. Io che scaricavo migliaia di brani dai siti di condivisione dei programmi (detti siti pirata), ora ho smesso tale pratica data la disponibilità incommensurabile di musica circolante gratuitamente sul computer. Tutta la produzione discografica di Enrico Caruso, a cominciare dalle storiche registrazioni del 1902 effettuate nel Grand Hotel Spatz di Milano, sono a disposizione su YouTube, con la differenza che invece del suono gracidante, sommerso da fruscio e dai graffi delle edizioni discografiche, il suono di YouTube è lavato e stirato elettronicamente, e la voce di Caruso emerge con tale nitidezza e potenza da rivelare in pieno le sue inimitabili peculiarità, senza traccia di fruscio e disturbi di qualsiasi natura. Lo stesso dicasi, per esempio del Don Giovanni di Mozart diretto da Furtwängler al festival di  Salisburgo, del 1954, con l’orchestra dei Wiener Philharmoniker  ed uno stuolo di cantanti capitanati da Cesare Siepi. Dimenticavo: in meravigliosi colori. Naturalmente ho citato esempi musicali a me più congeniali, pertanto non vi dirò che, precedentemente, avevo scaricato 461 canzoni di Caterina Valente. Per non parlare di Frank Sinatra, Bing Crosby, Louis Armstrong…E qui mi fermo, ma non senza rilevare che la digitalizzazione della musica da un parte ha distrutto l’industria discografica propriamente detta, ma ha riempito l’universo di musica gratuita, se si prescinde dall’abbonamento ad internet. Ma non finisce qui, un’analoga rivoluzione si è verificata nel campo della fotografia, che ha visto la sparizione di una casa solida quanto la Kodak, la regina della pellicola a colori. Ma adesso, con le macchine fotografiche senza pellicola, il mondo conta una popolazione di 8 miliardi di fotografi. Queste macchine fanno tutto da loro: mettono a fuoco e, se vi trema la mano, ci pensano loro  a stabilizzare l’immagine. A titolo d’esempio voglio citare  una macchina della Panasonic, il modello Lumix FZ 200 che vanta uno zoom targato Leica, con una gamma di trasfocazione da 25 a 600 mm, ad un’apertura massima costante di f:2,8. Un obiettivo di questo genere per una macchina fotografica convenzionale sarebbe pesato almeno 10 kg, sarebbe costato non  so quanti milioni di lire (15? 20?), avrebbe avuto bisogno di un adeguato stativo, non sarebbe potuto essere brandeggiato, non avrebbe potuto scattare istantanee…Senza parlare di Photoshop, il software che rende ogni principiante un maestro del ritocco. E non parliamo dell’animazione: l’orologio animato di questa rivista, dotato di un sistema d’ingranaggi di fantasia, ed ha comunque l’esattezza di un orologio atomico, è solo un esempio di come potrebbe apparire il quadrante di uno smartwatch. Ed allora fatemi dire quello che avrei potuto dire sin dalla prima puntata, ma aspettavo sempre che lo dicesse qualcun altro di maggior prestigio, e cioè che, lavorando non su meccanismi bensì sulle immagini, se applicare le complicazioni su uno Swatch Sistem51 può presentare qualche problema, sarebbe un gioco da ragazzi, e senza alcun costo aggiuntivo, creare ogni tipo di complicazione possibile e immaginabile su uno smartwatch. Dal punto di vista acustico, può essere aggiunto qualsiasi  suono di campanello o carillon per ogni tipo di ripetizione. E dal punto di vista visivo, il quadrante potrebbe essere disegnato secondo la propria fantasia, oppure riprodurre qualche qua-

Il Tellurium Ulysse Nardin disegnato da Ludwig Oechslin

Il Tellurium Ulysse Nardin disegnato da Ludwig Oechslin

drante celebre come  il Marie-Antoinette di Breguet, o il Patek Philippe Graves, o il Telluriium di Ludwig Oechslin, o qualsiasi altro orologio passato alla storia. E poi, con una sorta di tomografia assiale, una per una le varie platine e i vari ponti. E tali immagini sarebbero disponibili non solo a vostro polso, ma in versione da tasca, da tavolo, da parete. Ammetto che un orologio virtuale di questo tipo potrebbe non soppiantare il vero  orologio ad ingranaggi, ma potrebbe costituire una branca d’orologeria parallela. In definitiva, io penso che lo smartwatch, per i grossi investimenti di cui siamo al corrente, non si limiterà ad rivestire il ruolo di anello di congiunzione telematico, sarà bensì il protagonista di una vera e propria orologeria alternativa.

Il mistero del “Marie Antoinette”
Quando nell’anno 2000 scrissi, per la rivista mensile Chrono World, in 7 puntate, la storia della maison Breguet, qui ripubblicata nella sezione Histoire des Maisons, ebbi come libro guida  uno che si intitolava “Breguet, maestri orologiai dal 1775” il cui autore era nientemeno che Emmanuel Breguet, un documentatissimo storiografo, discendente di Abraham-Louis Breguet, fondatore della dinastia. A proposito del celebre orologio di cui ora parliamo, scrissi: “La regina Maria Antonietta apprezzava, da parte sua, Breguet, o per lo meno i suoi orologi, e lo dimostrò finché visse. Essa acquistò diversi Breguet, fra cui l’orologio perpetuo n. 46, e volle che Axel von Fersen ne possedesse uno eguale in segno d’amicizia. L’orologio n. 46, uno dei primi ad avere un quadrante cesellato, verrà consegnato all’inizio del 1787. Nel 1785 Breguet ricevette un’ordinazione ancor più sorprendente da parte di un ufficiale della Guardia della regina il cui nome è rimasto ignoto. Si trattava di realizzare per Maria Antonietta (ma la sovrana ne era al corrente?) un orologio dotato di tutte le complicazioni ed i perfezionamenti conosciuti a quell’epoca. Non era fissata nessuna scadenza per la consegna e nessun limite di prezzo. Breguet si mise al lavoro, ben felice di quella sfida. Il risultato fu il favoloso n. 160, detto “Maria Antonietta”. Ma la regina non ebbe mai occasione di vedere quel capolavoro che, dopo molte e lunghe interruzioni, venne ultimato soltanto nel 1827, sotto la direzione di Breguet figlio”. La fabbricazione di quell’orologio durò, quindi ben 42 anni, e fu completato solo 4 anni dopo la morte del suo artefice (1823). Quello che non sapevo, ed ho scoperto solo incidentalmente, è che quell’orologio, dopo essere passato di mano in mano, fu assegnato ad un museo di Gerusalemme e fu rubato. Ma in tempi recenti fu ritrovato, Nel frattempo Nicolas Hayek, che era diventato proprietario della Maison Breguet, avvalendosi di manoscritti, disegni  e testimonianze varie, ricostruì integralmente il Maria Antonietta ed il suo astuccio in legno originale. La storia del Maria Antonietta è talmente romanzesca che vogliamo pubblicarla integralmente in una sezione speciale che inaugureremo appositamente, ma ho voluto segnarvela perché le  tecnologie dello smartwatch sarebbero in grado di ridonare una vita virtuale ad inarrivabili capolavori del passato. (Fine)

Allegoria di Maria Antonietta e del Breguet 160

Allegoria di Maria Antonietta e del Breguet 160