Tissot: 3a parte

Di Marino Mariani

.     ”Red Village” di Vincent van Gogh (1853-1890) (Nasce contemporaneamente a Ch-F Tissot)

.  Testimonial Padukone esibisce il Tissot quadrangolare detto “Banana”

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Nelle due puntate prece-denti abbiamo seguito pas-so passo le vicende di que-sta illustre Maison elvetica, dalla nascita, avvenuta nel 1853, fino a ca. il 1920, epoca in cui Tissot si getta decisamente nella produzione di orologi da polso e si pone nel gruppo di testa del progresso tecnico/scientifico con l’introduzione degli orologi antimagnetici. La dovizia e la nitidezza dei particolari informativi è tutta dovuta alla fonte meravigliosa cui abbiamo attinto, e cioè al libro di Estelle Fallet: “Tissot: 150 anni di storia. 1853-2003”. Tale libro, e gli articoli che abbiamo pubblicato, chiariscono definitamente che il marchio Tissot, a prescindere dalla fascia di mercato in cui si colloca per propria scelta strategica, in funzione dell’andamento economico generale e delle alleanze e parentele contratte nel corso di un secolo e mezzo di vita, appartiene alla più selezionata élite delle famiglie del Jura neocastellano che fondarono l’orologeria svizzera vera e propria, cioè quella che ebbe come originatore Daniel JeanRichard, a metà dell’800. I predecessori dell’orolgeria svizzera vera e propria, sono anch’essi orologiai svizzeri come Breguet che, però, spiccando il balzo dalla città di Ginevra, diedero luogo, un secolo prima, all’orologeria francese. L’incompatibilità assoluta tra l’orologeria franco-ginevrina, e quella che dopo diverrà l’orologeria svizzera, è dimostrata dal fatto che la domanda di apprendistato di JeanRichard fu respinta dalla corporazione ginevrina, e quindi l’orologeria lemano-parigina (il lago Lemano è il lago di Ginevra) non fu progenitrice dell’orologeria “nazionale” svizzera, anche se poi non mancarono gli inevitabili interscambi. Tecnicamente parlando, noi siamo interessati alle vicende dell’orologeria “svizzera”, perché questa, poi, divenne la prima del mondo, ed ancor oggi comanda il mercato non tanto come numero di prezzi, quanto come controvalore finanziario. Da centocinquant’anni Tissot è nello Stato Maggiore di questa Invincibile Armata.

Origini della SSIH
Da questo momento in poi non possiamo più seguire l’evoluzione dei modelli prodotti dalla nostra Maison, al contrario ci dobbiamo dedicare alla posizione via via tenuta da Tissot nel quadro delle mutevoli configurazione assunte dall’industria orologiera svizzera nella sua globalità, in relazione alle vicende del mercato mondiale, in funzione dell’andamento economico dell’intero pianeta, ed alla conseguente necessità di reperire adeguate fonti di supporto finanziario. La sigla SSIH è quella della Société Suisse pour l’Industrie Horlogière SA, la holding costituita nel 1930 per fronteggiare la forte recessione. Con essa viene stipulato un patto di associazione originale e complesso, tra due produttori del settore orologiero; è anche una delle holding la cui discendenza ha superato la soglia del XX secolo, dopo la fusione e l’integrazione con AUSAG in SMH-Swatch (vedremo in seguito). Sin dall’inizio, la SSIH si configura in una holding finanziaria che presenta una comunione di interessi tecnici e commerciali. Ed ecco le premesse: Omega, indebolita dal calo delle vendite degli anni 1920-1924, ha provveduto ad un risanamento del bilancio e ad una riduzione del  capitale.  L’azienda  cerca  una partnership con una società in grado di so-

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stenerne lo sviluppo: Marco Richon, nel suo libro “Omega Saga” del 1998, ricorda che i fratelli Brandt, nell’ottobre del 1923 avviano le trattative con Longines, che si trova nelle stesse condizioni di Omega, e valuta una fusione anche con IWC, Vacheron & Constantin, e Frey. “Longines, tuttavia, rinuncerà all’inizio dell’anno seguente, nel momento in cui Omega si avvicinerà a Tissot, preludio al loro fidanzamento del 1925 e al matrimonio del 1930”. Da parte sua Tissot si mette attivamente alla ricerca di nuovi sbocchi per la vendita dei propri prodotti dopo la chiusura del mercato svizzero. La sopravvivenza delle due aziende dipende dall’unione delle forze. Gli obiettivi e le ambizioni dei fondatori della SSIH non si muovono infatti solo sul piano finanziario, ma anche su quello tecnico ed industriale, per svilupparsi infine sul piano commerciale. L’utilizzazione di moderni strumenti di merchandising, pubblicità e marketing, discipline all’epoca in via di sviluppo, è segno evidente di una profonda comprensione dell’evoluzione dell’industria orologiera e delle necessità in termini di vendite: la difesa di una produzione di qualità, sviluppata su larga scala e con una gamma di prezzi medi, si arricchisce di concetti rinnovati. Quale contesto generale fa da sfondo al progetto di associazione tra Tissot ed Omega? Dal 1901 al 1913 l’orologeria svizzera si adatta all’accelerazione del processo di industrializzazione razionalizzata, grazie al perfezionamento di tecniche e macchine. La sua produzione passa da 8,5 a 14 milioni di pezzi (quasi tutti destinati all’esportazione). Se la Prima Guerra Mondiale non sconvolge eccessivamente il settore orologiero, non si può dire altrettanto dell’inizio del decennio successivo: la flessione del corso di alcune valute estere e le misure protezionistiche adottate da vari Stati, si traducono in un calo delle vendite a 137 milioni di pezzi nel 1920, e a 7,0 nel 1921, nonché ad un numero di disoccupati pari a 28.000 unità. Ci si rivolge alla Confederazione (noi diciamo “allo Stato”, ma la Svizzera è un’associazione di tante autonomie) per un aiuto. Grazie in particolare alla concessione di due “Sussidi di Cambio” (6 milioni di franchi nel 1921, 6 nel 1922), si lasciano alle spalle i momenti più bui. Dopo periodi alterni, nel 1929 le vendite crollano. L’esportazione di macchine e strumenti, il trasferimento della manodopera all’estero e la contraffazione riprendono a ritmo sostenuto, obbligando i produttori svizzeri a reagire. Si formano le prime convenzioni collettive, tese a garantire rispetto reciproco dei prezzi da parte dei clienti e fornitori, nonché a vietare la contraffazione. Inoltre, grazie alla concentrazione in quattro monopoli della produzione di ébauches, componenti, bilancieri e spirali, è possibile controllare in modo più efficace il mercato mondiale degli orologi. Idealmente, la funzione di gestione dei quattro trust produttivi va a vantaggio di tutto il settore. L’UBAH, l’organizzazione dei produttori dei pezzi di ricambio (casse, quadranti etc.) collabora al risanamento e alla riorganizzazione dell’industria orologiera. I suoi membri, gruppi o holding, sono le Fabriques de  Balancieres Réunies  SA,  le Fabriques d’Assortiments Ancre Rèunies SA  e le Fabriques de

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Spiraux Réunis SA. La nascita di tutte queste convenzioni viene coronata nel 1931 dalla costituzione della Société Général de l’Horlogerie SA (ASUAG), super holding tesa essenzialmente ad impedire lo sviluppo dell’esportazione di prodotti contraffatti, a ridurre il rischio della delocalizzazione dell’industria orologiera al di fuori del territorio svizzero, e ad evitare che la produzione di orologi perda la sua importanza a livello nazionale. Svariate misure obbligano progressivamente i produttori ad attenersi a regole comuni. La commissione collettiva firmata il 1° aprile 1936 nasce da quattro convenzioni private che uniscono l’UBAH, Ébauches SA, FH e ASUAG, nel comune intento di tutelare, risanare e sviluppare l’industria orologiera nazionale. Il 2 marzo 1939 si apre una nuova fase del processo generale di risanamento con la costituzione dell’Associazione Svizzera di Industriali dell’Orologio Roskopf. Sotto il profilo legale, l’introduzione delle autorizzazioni all’esportazione e alla produzione nel 1951 completa questi provvedimenti. Sottoposto a revisione nel 1961, lo statuto legale rende conto di un processo di progressiva liberalizzazione  degli  ambiti  normativi, agevolando    proprio  l’aumento della possibilità  di concorrenza.

Dalla SSIH allo…..Swatch Group!
Abbiamo cominciato questo articolo con la biografia aziendale di Tissot, che forse in Italia è meno noto di altri marchi, ma che nella sua madrepatria è, come adesso va di moda dire, una vera e propria “icona” orologiera. Abbiamo or ora visto come la Maison abbia iniziato nel 1930 un’avventura associativa con la Omega, nota sotto la sigla di SSIH. Va aggiunto, come ci rivela Estelle Fallet, che il pubblico è stato inizialmente tenuto all’oscuro dello stretto vincolo tra Tissot e Omega, e solo ora, nella prospettiva storica, tutti i particolari della vicenda stanno venendo alla luce. Sicuramente, in tre quarti di secolo, il gruppo ha assunto importanza e dimensioni assolutamente imprevedibili, cosa che non sarebbe avvenuta se i singoli componenti fossero rimasti separati. Essendo vano il tentativo di riportare passo passo il succedersi degli avvenimenti, ricorrerò ad una sintesi che ci consentirà, comunque, di conoscere lo stato delle cose fino ai giorni nostri. L’inizio della storia va identificato nelle iniziative studiate, nel 1925, dalla Omega di Bienne, che a quel tempo aveva un capitale sociale di 5,3 milioni ed un fatturato di 11 milioni di CHF. Nel 1930 avviene la fusione con Tissot di Le Locle, e nel 1932 quella con la Lémania di L’Orient. A seguito di queste operazioni aggregative, il capitale sociale sale prima a 5,5 milioni, e poi a 7,4. Nel 1947 l’organico è di 1.600 unità con una produzione annua di 500.000 pezzi. Le successive fusioni proseguono, nel 1955, con la Marc Favre, di Bienne, e nel 1961 con la Rayville di Villeret. Quest’ultima ragione sociale corrisponde al riverito marchio di Blancpain. Nel 1965 si rileva l’acquisizione della Lenco di Langendorf, mentre nel 1967 il capitale della holding assomma a 10 milioni ed il fatturato raggiunge i 300.000 milioni. Nel 1969 viene acquisita la Actos di Ginevra, e mentre nel 1970 il capitale sociale sale a 27 milioni, nel 1971 si verifica una vera e propria pioggia di acquisizioni: EST (Economic Swiss Time) di Mumpf, Buler di Longeau, la Hamilton (!!!) di Lancaster (Pennysilvania), la Jeanrenaud di Bienne e la Ciana di Bienne. All’interno del gruppo va segnalata la creazione  della “SSIH  Management  Services”, e il capitale viene portato a 30 mili-

.      Nicolas Hayek (1928-2010) padre della moderna orologeria svizzera


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oni. Nel 1974 le acqui-sizioni proseguono con l’Artisanor di Ginevra, e la Fontana di Sesto Ca-lende. Nel 1975 acqui-sizione della Alcyon di Renens, seguite dalla creazione delle seguenti strutture interne: SSIH Equipment, e, nell’anno successivo: SSIH Electronic e Tissot Marché Suisse. Nel 1977 acquisizione di Maeder-Leschot di Bienne e grossa operazione finanziaria: aumento di capitale da 44 a 69 milioni mediante l’acquisizione di nuove azione per un importo di 25 milioni da parte di Siber Hegner di Zurigo (Ralph Gautier). Nel 1978 viene costituita la struttura interna Precision Watchcase Microbo e nel 1979 viene acquistata la Star Watch Case di Ludington, e costituita la SSIH US. Infine le seguenti notizie finanziarie: lancio di un prestito obbligazionario di 25 milioni al 4,5%. Annuncio di una perdita di 42 milioni alla fine di luglio. In dicembre (1980) un consorzio di banche annuncia la decisione di sostenere SSIH. 1981: risanamento extragiudiziario di 300 milioni, a seguito della perdita registrata nel 1980. Capitale riportato prima da 69 a 3,45 milioni, e poi a 100 milioni. 1982: nuova perdita di 38 milioni e riduzione dell’organico da 4.359 a 3.500 unità. 1983: fusione SSIH-ASUAG, nuova perdita di 17 milioni e poi: risanamento finanziario mediante riduzione del capitale da 100 a 50 milioni, poi contemporaneo aumento a 100 milioni conseguente alla fusione con ASUAG (8 dicembre 1983). Il capitale ASUAG-SSIH viene portato da 200 a 300 milioni. L’organico è di 12.500 collaboratori, il fatturato ammonta a 1,5 miliardi. Nel 1985 l’unione ASUAG-SSIH viene ribattezzata SMH: Societé Suisse de Microèlectronique et d’Horlogerie SA. Rilevamento della maggioranza del capitale da parte di un gruppo di investitori privati guidati da Nicolas G. Hayek. nel 1998 la SMH viene ribattezzata “Swatch Group”, mentre nel 1999 avviene il rilevamento di Blancpain, Breguet e Lémania.

Successi recenti
Per concludere la storia di Tissot, passiamo in rassegna i modelli più significativi prodotti dal 1980 fino ai nostri giorni. Con il minacciato fallimento della SSIH ed il progetto di fusione con la ASUAG, il 1980 è un anno di profonde disillusioni ma anche l’inizio di un decennio di rinnovamento. L’integrazione nell’ambito del network SMH consente alla fabbrica di Le Locle, trasformatasi in un’organizzazione dedita esclusivamente ad attività di marketing e vendita, di beneficiare di nuove tecnologie, sviluppate soprattutto da ETA-Ébauches SA, in grado di assicurare il successo negli anni a venire. Il futuro del marchio “addormentato” è così garantito, ed all’azienda rimane il compito di suggerire le novità da introdurre. Dunque, proprio nel 1980 viene prodotto l’orologio sportivo “PR 100”, che nel 1984 viene prescelto come segnatempo ufficiale delle squadre olimpiche di Austria, Germania e Svizzera. François Burgener, artefice della collezione “Diamond Dreams” (1985) ricorda quel modello creato in collaborazione con Luigi Macaluso, allora direttore della filiale milanese C. De Marchi. Il progetto denota numerose influenze (carrure tipo Rolex, lunetta inclinata, quadranti “clous de Paris”). Fino al 1983 ed oltre, la collezione “PR 100” costituisce l’articolo di punta della produzione Tissot. Ma negli anni ’80 l’industria orologiera svizzera assiste al boom dei segnatempo fabbricati con i materiali più disparati, quanto esoterici. Quando Tissot lancia sul mercato interno il suo “Rockwatch” dalla cassa in granito, Corum di La Chaux-de-Fonds annuncia di aver realizzato orologi con il quadrante in meteorite, mentre Ulyclod di Hauterive presenta modelli contenenti rame proveniente dal restauro della Statua della Libertà. Scrive Francis Gradoux: “E due! Se Swatch aveva annunciato il risveglio dell’orologio svizzero, il Rockwatch conferma come gli orologiai stiano uscendo dall’incubo. La cassa di questo folle orologio è scolpita nel granito delle Alpi. Un’idea incredibile,  realizzata a tempo di record, benché  abbia  richiesto lo  sviluppo di  nuovi macchinari

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ultrasegreti, che hanno consentito di concretizzare uno straordinario successo. Ancor prima del suo lancio in Svizzera, Europa e Giappone, il Rockwatch, commercializzato al prezzo di 300 franchi, ha incrementato il numero delle assunzioni del settore orologiero: per fabbricarlo, Tissot ha appena creato 50 nuovi posti di lavoro. Il programma iniziale era di 50.000 esemplari all’anno, ma quest’anno ne produrremo 200.000, esclama raggiante Urs Hecht, direttore di Tissot…”. In effetti, è proprio il caso di esclamare “E due”, in quanto dopo il successo del Rockwatch, Tissot approfitta dell’apertura creata sui mercati e presso i consumatori dalla clamorosa innovazione introdotta dallo Swatch, orologio nato dalla fertile immaginazione di Nicolas G. Hayek. I due progetti sono anche il frutto dell’intensa attività di ricerca e sviluppo promossa dai tecnici dell’ETA, società di SMH, in collaborazione con Asulab, laboratorio di ricerca di Neuchâtel. Se l’idea del Rockwatch si deve allo scultore Peter Kunz, consulente tecnico per la scelta delle pietre, la realizzazione del progetto è invece affidata a Jacques Muller e Mock & Cie, mentre per la produzione in serie della cassa, concepita in un unico pezzo, vengono presi contatti con l’azienda tedesca Pick. I direttori di Tissot, U. Hecht e A. Spinedi, dopo aver vagliato gli stock Tissot nel 1983, si lasciano convincere. Nel settembre 1986 si assiste al lancio di un modello Rockwatch più grande disponibile in cinque versioni (rispetto alle dieci del modello minore): alla fine dell’anno si stima che i modelli venduti saranno almeno 50.000. Con il successo del Rockwatch, Tissot, che da un anno figura nuovamente tra le aziende in attivo del gruppo SMH, consolida la propria posizione. Nel 1994 si contano più di 800.000 orologi venduti, mentre una versione “baby” si assesta attorno a 25.000 esemplari. Sull’onda del Rockwatch, nascono anche il “Pearlwatch” (1988) in madreperla, ed il “Woodwatch” (1989), in legno. Nel 1984, il Tissot “Combo” diviene il primo orologio a doppia visualizzazione (analogica e digitale) regolato mediante un’unica corona. Jacques Muller, responsabile delle attività di ricerca e sviluppo presso Ébauches SA, lavora a questo movimento già da diversi anni: è lui a donare nuovo sviluppo al progetto, formulando l’idea di una struttura duplice non soltanto per quanto riguarda il movimento, ma anche per le parti esterne. I disegni preparatori del quadrante Two Timer, nonché la serigrafia del cristallo, vengono eseguiti dal laboratorio creativo Schmid Muller Design. Jacques Muller sottolinea la lunga durata delle ricerche, dedicate soprattutto alla realizzazione di un particolare set di utensili necessari a produrre il modello da lui immaginato, in cui cassa e movimento formano un pezzo unico. In collaborazione con Ébauches, lavora ad una cassa in grado di fungere anche da platina, secondo il principio già applicato poco prima agli orologi Swatch: è proprio questa caratteristica innovativa a consentire di abbassare il prezzo di vendita a 100 franchi (prezzo al pubblico). Al 1995 risale la nascita del PR 200 dall’impermeabilità garantita fino alla profondità di 200 m (che darà vita al modello PR 200 Aquatic Diver nel 1997): il nuovo modello, originale e robusto, dalla linea sportiva Tissot, è caratterizzato da una lunetta munita di piccole viti decorative nonché da un bracciale metallico di foggia sportiva. Gli farà seguito il lancio di un modello PR 100 Autoquarz, dotato di movimento con motore step by step (passo passo) di fabbricazione ETA, completo di micromolla in grado di distendersi nel giro di 50 millisecondi, attivando così un microgeneratore dalle 15.000 rotazioni al minuto. In grado di vantare uno scarto di marcia massimo pari a 10 secondi al mese, l’Autoquarz è il primo orologio svizzero ad associare al meccanismo automatico la precisione del quarzo: il movimento del polso dell’utente carica un accumulatore che fornisce l’energia elettrica. Sviluppata da ETA a Granges, la tecnologia viene adottata da Swatch, Longines ed Omega un anno più tardi, ed in seguito viene fornita non solo ai partner SMH, ma anche a società esterne al gruppo. Prima di chiudere, è obbligatorio sottolineare come la fabbrica Tissot non abbia mai cessato, dall’epoca della sua istituzione, di produrre orologi da tasca, tanto da affermarsi tuttora, nel 2003, come principale fabbricante di questo articolo, testimone privilegiato della lunga storia dell’orologeria elvetica. (Fine)

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