Tissot: 1a parte

Di Marino Mariani

.          “Red Village” di Vincent van Gogh (1853-1890) (Nasce contemporaneamente a Ch-F Tissot)

.    Estelle Fallet, autrice di “150 anni di Tissot”

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Quando si traccia il profilo storico di un’azienda, vo-lendo o no si finisce per parlare solo di quell’-azienda, come se tutte le altre non esistessero, o fossero di secondaria importanza. Si finisce ine-luttabilmente per girare un film con un solo prota-gonista, sempre in primo piano, mai ripreso a figura intera in mezzo alla folla, niente dialoghi, solo monologhi. Ma con l’ultima azienda descritta, la Movado, la musica è cambiata ed abbiamo avuto il piacere di citare le seguenti illustri Maison: Omega, Girard Perreguax, Leon Breitling, Solvil, Marvin, Tissot, Zenith, Doxa, Longines, Heuer, Bulova, Eterna, Enicar, Waltham, Ingersoll, Vacheron & Constantin, Jaeger LeCoultre, e qualche altra ancora. Molte di queste ditte non erano mai state citate nei miei articoli e sono conxtento di aver riempito questo vuoto. Con la storia di Tissot i rapporti con le altre ditte verranno ancor più accentuati. Ed è giocoforza: il corpus dell’orologeria svizzera è nato, un po’ prima o un po’ dopo, a metà dell’800, nel cosiddetto Jura neocastellano, una zona di valli, forre e selve inaccessibili, in cui tutti si conoscono, e la cui storia è, dal medioevo, la storia di una decina di famiglie. Non di più. Il loro padre fondatore è l’arcangelo dell’orologeria Daniel JeanRichard, colui che, respinto dalla corporazione ginevrina, col proprio ingegno e la propria tenacia reinventa l’arte, la propaga e la sviluppa. Al tempo della nostra narrazione, si ricordano i suoi orologi “dalla meccanica arcaica e dal quadrante di stagno”. Tant’è: l’orologio che portate al polso deriva da quelli. Quanto vi narrerò è dovuto al libro “Tissot, 150 anni di storia. 1853-2003” L’autrice è Estelle Fallet, una vera Stella della storiografia orologiera, ovvero il Mommsen dell’orologeria. Vi prego, cercate nelle Enciclopedie, chi era Theodor Mommsen (ve lo dico io: era il più grande degli storiografi dell’antica Roma).

I Tissot: chi sono e che fanno?
Ovunque si siano stabilite famiglie di tessitori, si trovano i Tissot, Texier, Tissier, Tissière, Tisserand. Una delle prime apparizioni del misterioso nomignolo “Tissot-Daguette” (che sono i “nostri” Tissot) risale al 1526, nel registro di un notaio di Neuchâtel. Altri Tissot troviamo nel Sud della Francia, in Savoia, nella Franca Contea e nei Cantoni di Vaud, Friburgo (che però in italiano confederale viene chiamata “Friborgo”) e Ginevra. Alcune famiglie si sono stabilite alla fine del ’700 a Erguel (Vallon de Saint Imier). Il ceppo di Neuchâtel può quindi vantare tre comuni d’origine: Le Locle, La Ferrière e Les Planchettes, a ricordare le peripezie delle generazioni nel corso dei secoli. L’ascendenza di Charles-Félicien Tissot-Daguette ha dunque una doppia origine: Le Locle e le montagne di La Ferrière. Ma quali sono i legami tra il patronimico

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Tissot detto Daguette e la storia dell’orologeria di Le Locle? Si può porre un accento su un particolare ramo della famiglia, nata da un avo comune vissuto nel ’600, chiamato Simon-Pierre, data la sua attività di imprenditore orologiaio, nonché il suo ruolo come veicolo di diffusione in tutto il mondo della reputazione di Le Locle in materia di cronometria. Ma qual è il vero ruolo di un orologiaio in quei lontani tempi? Stella cita il rapporto del viaggiatore Benzemberg, pubblicato a Düsseldorf nel 1810: “I piccoli componenti di un orologio, come le catene, le lancette, le molle della spirale ecc. vengono costruite da singoli orologiai isolati, dispersi geograficamente, che per tutto l’anno si dedicano ad un solo articolo per poi venderlo in centinaia di copie ai commercianti. Oltre a loro esistono anche le fabbriche orologiere, che si occupano dell’intero processo di fabbricazione, ad esclusione di qualche dettaglio di finitura. Il pezzo è completo di ruote che non sono tagliate, ma punzonate su tutto l’ottone, in funzione della loro utilizzazione. All’interno poi c’è la chiocciola, ma non è ancora sezionata. Una dozzina di pezzi così costa 2 lire. Il commerciante li acquista e li fa mettere assieme, dandogli inoltre i pezzi mancanti. L’orologiaio li maneggia con cura, li affila e li lucida, fissando il tutto all’interno, con ordine. Dopodiché li riporta al commerciante, il quale li prende nella propria fabbrica, che di solito si trova vicino a casa sua, e fa procedere alla fabbricazione delle casse e alla doratura dell’interno. L’orologio esce quindi dalla fabbrica per giungere nei negozi come prodotto finito… Gli orologiai parigini, tra i quali Berthoud e Breguet, ricevono molti orologi da qui, a cui poi danno i ritocchi finali e che vendono a caro prezzo, a 20, 30, fino a 40 luigi d’oro”. Gli ordini vengono gestiti dal titolare dell’impresa di montaggio, ma è a sua moglie, efficiente socia, che lascia il compito di badare ai libri contabili per i rapporti con fornitori e clienti. I conti sono semplici: basta ottenere la parità delle cifre, come ha insegnato il maestro sui banchi di scuola. La penna d’oca stride sulla carta. Dietro il bancone una fila di boccali tondi lascia intravedere etichette di ogni formato, pronte ad indicare i pacchi da consegnare. Charles-Félicien  Tissot, detto  Daguette,  figlio  di  Simon-Pierre,  esercita  la  professione  di  montatore di

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casse, un po’ ora-fo, un po’ mecca-nico, costruisce le casse che ospite-ranno i movimenti degli orologi da tasca, fiore all’occhiello di Le Lo-cle. L’attività di Char-les-Félicien si è fatta più frenetica in quest’-anno 1828, dopo aver sposato nel monastero locale, la sua promessa Julie, che darà alla luce Adèle il 29 novembre. La casa si riempirà delle gioiose grida di altri due bambini: Charles Emile nel 1830, edAuguste nel 1833. L’edificio dei Tissot è situato in rue Crêt-Vaillant, in posizione dominante, ed ospita, oltre alla famiglia del montatore di casse in oro, anche la bottega di rabescatura del signor Grivaz. Ma osserviamo Charles-Emile già prossimo al termine del suo percorso scolastico: ha dodici anni e confida al padre il desiderio di diventare orologiaio. Cerca un posto di apprendista in paese ed il suo giovanile entusiasmo già lo porta ad immaginare un viaggio all’estero per perfezionarsi. Ha trovato uno scalpello, una morsa, pinzette a molla, e sua madre sorride cucendo l’orlo della blusa grigia da apprendista orologiaio. Suo padre non ha certo bisogno di essere convinto: sa che suo figlio sta per abbracciare un mestiere in grado di farlo diventare uomo: basta che sia abile, che ci veda bene ed abbia un udito fino. Charles-Emile impara il lavoro a fianco di Napoléon-Guinand, per poi avvicinarsi, come apprendista, ad altri maestri: è l’usanza tipica dell’epoca ed è il percorso che la tradizione orale conferma a più riprese. Nel suo “Quaderno d’Apprendistato” troviamo questa nota: “Ho cominciato l’apprendistato l’11 luglio 1842. Da quel giorno fino alla fine d’ottobre ho fatto12 pulegge, 4 alberi, qualche punto ed uno sbozzo semplice. Il 2 ottobre ho iniziato un altro sbozzo (cassa grezza semilavorata). Ho iniziato il mio primo finissaggio il 3 gennaio… Ho iniziato il mio ottavo finissaggio il 27 gennaio 1844 (una ripetizione ad àncora)… Ho iniziato l’apprendistato per gli scappamenti dal Sig. Favre l’11 marzo 1844. L’apprendistato mi è stato pagato fino al 24 agosto 1844. Ho messo da parte…” Ambizioso, il padre di Charles-Emile sente che forse è venuto il momento giusto per avviare un’attività cui associare la bravura del figlio, ormai diventato orologiaio. Ed in questa previsione, Charles-Félicien indossa il vestito nuovo e si annoda la cravatta nera: nella primavera del 1846 si presenta allo studio del notaio Jeanneret per firmare un contratto d’acquisto immobiliare che amplia i suoi possedimenti in rue Crêt-Vaillant (vi risparmio l’atto notarile).

I Tissot fondano una Maison
Nel 1848, dopo la rivoluzione che a Neuchâtel porta al potere un governo repubblicano, Charles-Emile parte per New York per lavorare come riparatore presso lo zio Charles-Emile Humbert Droz, emigrato dopo la morte della moglie Julie  avvenuta nel 1817.  L’inventario degli   utensili  che  ha portato  con sé è  giunto

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sino ai nostri giorni. Il tutto ha un valore di 3.454,3 batz, più un orologio per 334 batz ed un grande baule con serratura per 58 batz. Lo scalpello, valutato 1.470 batz, sembra prezioso rispetto al baule, che ha comunque saputo validamente sopportare un trasporto di sei settimane a bordo di una nave a vela. Charles-Emile torna dall’America, ormai profondo conoscitore del lavoro di orologiaio riparatore, delle tecniche di vendita e del commercio d’importazione, e con molte informazioni sulla potenziale clientela americana. La produzione orologiera svizzera gode di una buon reputazione al di là dell’Atlantico, e le fabbriche americane, la cui presenza farà molto parlare di sé all’Esposizione Universale di Filadelfia del 1876, non sono ancora nate. Vista la competenza maturata dal padre nel montaggio delle casse e gli stretti rapporti instaurati da quest’ultimo con i produttori locali di orologi, le prospettive del giovane orologiaio si orientano in modo del tutto naturale verso un progetto d’azienda. L’associazione tra padre e figlio, sancita il 1° luglio 1853, non assume la veste di un contratto societario formale, depositato innanzi ad un notaio. Ciò nonostante, l’esistenza di questa nuova entità commerciale viene resa pubblica mediante un’inserzione nella Gazzetta Ufficiale dello Stato e nel “Feuille d’Avis des Montagnes” pubblicato a Neuchâtel: “I cittadini Charles-Félicien Tissot, montatore di casse, e suo figlio Charles-Emile Tissot, orologiaio, hanno istituito un’associazione con la ragione sociale “Charles-Félicien Tissot & Fils” Tale associazione, che ha per oggetto il commercio di orologi, ha decorrenza dal 1° luglio corrente ed ha una durata di 5 anni, fino al 1° luglio 1858”. L’Associazione fra Charles-Félicien e suo figlio viene rinnovata fino al 30 giugno 1863, data in cui viene sciolta. L’attività viene comunque portata avanti senza interruzioni. Da questo momento il signor Charles-Félicien Tissot padre, che l’età e il bisogno di riposo hanno costretto ad abbandonare gli affari, cesserà di utilizzare la firma dell’ex azienda. Tissot figlio si impegna a portare avanti lo stesso tipo di lavoro conservando la ragione sociale “C.F. Tissot & Fils”, nonché il marchio per la produzione dei propri articoli “a proprio rischio e pericolo senza alcuna responsabilità da parte di suo padre”. La somma che sarà dovuta a ChsFn Tissot padre, al momento della chiusura dell’inventario, per i suoi versamenti, per quanto a riserva e per la sua parte di risultati delle operazioni dell’azienda, formerà un capitale che si impegna a lasciare nella nuova azienda di suo figlio, il quale si costituirà quindi come debitore con un titolo speciale a favore di suo padre, a cui pagherà un interesse annuo del 4,5% a decorrere dal primo luglio 1863. Si conviene inoltre che se il figlio dovesse lasciare Le Locle… Il 21 luglio 1869 viene apportata una modifica a questo atto di scioglimento, precisando che: “Fintantoché il Sig. Charles-Emile Tissot figlio pagherà regolarmente al padre gli interessi del capitale che forma il titolo creato ai sensi dell’articolo 6, Tissot padre si impegna, per se stesso e per sua moglie, a non richiedere in vita alcun rimborso sul capitale a seguito di tale titolo, rimborso cui il debitore potrà eventualmente procedere di propria spontanea volontà; si conviene tuttavia che….”. Ma spostiamoci temporaneamente dall’azienda Tissot vista dal l’interno, alla medesima però vista dall’esterno, nel contesto di tutta l’attività orologiera di Le Locle e dintorni.

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La battaglia della precisione
Un morsetto, un mandrino, due paia di pinze, un cannello, un mandrino rotante, un banco di lavoro, un mandrino per realizzare i perni della ruota dei secondi, un calibro girevole e pinzette a molle, un compasso a tre punte, una pietra ad olio, una scatola di latta, un mandrino per viti, un compasso per ingranaggi, un burin fix, un compasso per piani inclinati, una pinza da taglio, alcuni brunitori in rame, un otto cifre, una lente da orologiaio, un tornio ad archetto, vari tipi di olio, blocchi o colonne per il posizionamento dei vetri, un albero liscio, alcuni bulini, un’estrapada, un quadrato, ancora pinzette a molla, archetti, una cassa, un orologio, una grossa vite maschio ed un lucchetto”. Ecco, riassunto in un elenco, il laboratorio tipo dell’orologiaio dell’epoca (questo era il contenuto della valigia di Charles Emile Tissot nel suo viaggio del 1848 verso il Nord America). Non appena l’artefice si è sistemato nel nuovo ambiente, con a portata di mano gli utensili trasportati con cura nella cassetta che l’accompagna in ciascuno dei suoi spostamenti, gli orologi sfilano sul banco di lavoro: grossi, massicci cipolloni dai movimenti delicati, cui l’abilità dell’orologiaio ha conferito l’impulso necessario a far girare le lancette e, in questo modo, a far scorrere le ore. L’orologeria è la scienza del movimento, un’arte che esige dai propri adepti un’approfondita conoscenza del moto dei corpi: essi dovranno essere abili geometri, meccanici, fisici, possedere una buona abilità matematica ed essere in grado non solo di cogliere l’essenza dei principi, ma anche di saperli applicare. E come sempre capita, la tecnologia di fabbricazione degli orologi da polso e le applicazioni tecniche che caratterizzano i segnatempo finiscono per influenzarsi reciprocamente. In altre parole, diversi osservatori sottolineano come, alla fine del ’700, la fabbricazione dell’orologio di produzione corrente a Neuchâtel lasci a desiderare in quanto a precisione media ottenuta: pur essendo già frutto di notevoli progressi, resta scarsa. Benché siano state le opere di Ferdinand Berthoud e di Abraham Louis-Breguet, originari proprio di Neuchâtel, a stabilire i principi fondamentali della cronometria, la loro eco ancora non è giunta sul mercato degli orologi di qualità comune e inferiore. Al tempo stesso, il panorama commerciale orologiero subisce un cambiamento: aumenta il numero dei negozianti, il che obbliga la concorrenza, per restare competitiva, ad incrementare la produzione contemporaneamente abbassando il costo della manodopera. Tuttavia, la qualità dell’orologeria regionale risente inizialmente di certe insufficienze tecniche che, nella maggior parte dei casi, troveranno una soluzione a partire dalla seconda metà dell’800. Dal momento che l’opinione pubblica è consapevole dell’importanza delle lacune che ostacolano lo sviluppo dell’industria locale, si concentrano gli sforzi sui progressi da realizzare, stimolati dalle autorità che promuovono la creazione di nuovi laboratori e stilano progetti di scuole professionali. Fino agli inizi dell’800 la discutibile precisione degli orologi locali dipende in primo luogo dall’utilizzazione dello scappamento a verga. La sua sostituzione rappresenta l’obiettivo principale dell’orologiaio: l’uso dello scappamento a virgola è limitato, dal momento che la sua duplice struttura necessita di cure particolari che non possono essere applicate all’orologio comune. È il diffondersi dello scappamento a cilindro a fornire, verso il 1830, la possibilità di produrre orologi di prezzo vantaggioso e con una regolazione più precisa. La sostituzione dello scappamento a verga con quelli a cilindro e ad àncora determina una considerevole evoluzione nella fabbricazione degli orologi. Verso il 1850 l’orologeria locale trae ispirazione da modelli antichi, adattandoli al gusto contemporaneo. Non solo la produzione viene diversificata dal punto di vista dei modelli eseguiti,

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ma anche sotto il profilo della complessità e del livello qualitativo. Il reclutamento dei fabbricanti di pendoli si fa difficile, dal momento che la manodopera di Le Locle e di La Chaux-des-Fonds è impegnata, in misura sempre crescente, nella realizzazione di orologi da tasca. Un acceso spirito di competizione dona impulso all’opera degli orologiai locali, a sua volta soggetta alla concorrenza straniera e continuamente arricchita dalle scoperte e dalle novità provenienti da oltre frontiera. La fattura si perfeziona con l’adozione di nuovi scappamenti. La lavorazione dei rubini ed il miglioramento continuo degli utensili, consentono di raggiunge una sempre maggiore precisione. È proprio in questo periodo che fanno la loro apparizione gli orologi ultrapiatti da tasca, dotati di complicazioni. Si noti che l’adozione di un nuovo meccanismo corrisponde sempre ad un incremento dell’attività produttiva, riflesso nell’apertura di nuovi laboratori specializzati. Ma anche accompagnata da considerevoli perdite d’inventario per i fabbricanti che hanno accumulato un gran numero di esemplari della generazione precedente.

La produzione Tissot
È possibile ottenere qualche informazione sull’attività del laboratorio consultando i registri di fabbricazione ed i libri dei fornitori, benché numerose date risultino incerte se non mancanti, e la specificazione dei calibri sia spesso piuttosto succinta, la suddivisione per livello qualitativo non sia ben definita ed i fornitori portino nomi sconosciuti. Dal momento che nulla viene specificato in merito a calibri di forma particolare, è possibile affermare, in primo luogo, che tutte le casse grezze (sbozzi o ébauches) utilizzate da Tissot fra il 1853 (data di fondazione) e la fine del secolo siano rotonde e che il prodotto finito consista in orologi da tasca o a ciondolo. I calibri utilizzati da Tissot si rifanno ai tipi comunemente utilizzati in quest’epoca: scappamento ad àncora, a cilindro e scappamento duplex, benché quest’ultimo venga prodotto in quantità ridotte. Si noti che la diffusione dello scappamento a cilindro è facilitata dall’apparizione del calibro progettato da J.A. Lépine (1720-1814), in cui una delle due platine viene sostituita da ponti, con una sistemazione che consente di disporre il bilanciere accanto ai ruotismi ed ottenere così un orologio di elevata precisione, per l’epoca. Adottato a Ginevra a partire dalla Rivoluzione (francese), perfezionato da Breguet verso il 1800, il calibro Lépine viene rapidamente assimilato dall’orologeria di Neuchâtel. È nella Valle di Saint Imier che gli orologiai della regione sviluppano questa tecnica, al punto che la crescente attività degli stabilimenti di l’Erguel finisce per trasformare La Chaux-des-Fonds in un vero e proprio centro bancario e di vendita, dove i montatori per conto terzi, scesi nei loro hotel, si dilungano in trattative. I perfezionamenti meccanici consentiti dall’adozione del calibro Lépine sono all’origine della moda degli orologi ultrapiatti (ne sono esempi il calibro Vacheron, prodotto dalla fabbrica di casse grezze di Fontainemelon, o il calibro Bagnolet) che caratterizzano la produzione locale verso la metà dell’800. Durante il periodo che va dal 1875 al 1890 si può osservare come da Tissot vengano regolarmente montati movimenti a chiave, mentre allo stesso tempo trovano impieghi i calibri Vacheron da 19 a 20’’’ (linee). L’adozione del calibro Lépine determina la trasformazione non solo delle tecniche di fabbricazione dei movimenti, ma anche delle casse. Dette casse sono decorate in svariate maniere ed è questa l’epoca d’oro dell’incisione a seconda dei mercati cui sono destinate. Lo stesso vale per le complicazioni adottate: ripetizione minuti, inventata tra il 1820 e il 1840, carica al pendente, movimenti a calendario semplice o perpetuo, automi e dispositivi sonori. In seguito alla consultazione del primo registro di fabbricazione Tissot (1858-1860) è possibile stimare che quelli di tipo Lépine rappresentassero il 99% degli orologi da tasca complessivamente prodotti. La situazione si modifica a partire dagli anni sessanta, dove si trovano diversi riferimenti al prezzo del coperchio, attestanti quindi l’incassatura dei movimenti in casse a saponetta (savonnette). I calibri dotati di carica al pendente fanno la loro comparsa nei registri di montaggio Tissot a partire dal 1877, mentre la casa Lecoultre Borgeaud (non è Jaeger LeCoultre) provvede a produrre tale novità sotto forma di calibro 15’’’. All’inizio degli anni novanta le forniture Tissot vedono di nuovo, in misura crescente, un predominio degli orologi del tipo Lépine. Ma lungi dal dedicarsi esclusivamente al miglioramento dell’orologio di qualità media, la produzione locale si diversifica. Si produce di tutto, dai cronometri d’alta precisione, realizzati dagli orologiai di Le Locle J.F. Houriet e H. Grandjean, alle “patacche” destinate ai soldati mercenari. L’orologiaio di Neuchâtel coltiva tuttavia il concetto di perfezione, eseguendo modelli in cui rifulgono le sue straordinarie qualità: orologi ultrapiatti, smaltati, incisi e cesellati. Anche gli utensili sono oggetto di successivi perfezionamenti, che accelerano l’esecuzione di determinate operazioni: taglio, perniatura, fresatura . Si affinano anche le operazioni a carattere meccanico, come pure le tecniche di smaltatura, rabescatura e doratura a fuoco. La lavorazione dei rubini e l’impiego di spirali in acciaio contribuiscono alla maggior precisione degli orologi. Si stima che l’azienda realizzi, a partire dalla sua istituzione, e nel giro di 8 mesi (maggio-dicembre 1853), circa 1150 esemplari. Per realizzare tale ampia gamma, i Tissot hanno fatto ricorso ad un gran numero di fornitori di ebauches, movimenti completi e di esemplari quasi terminati. Durante il periodo iniziale, essi acquistano calibri in forma di semilavorato da Japy Frères di Beaucourt, Bueche Boilat di Reconvilier, Fratelli Aubert e Fratelli Audemars, della Val de Joux. Altre forme di meccanismi vengono consegnati a Le Locle in quel periodo: movimenti completi, movimenti assemblati pronti per l’incassatura e orologi completi, tra i quali alcuni cronometri e gli esemplari a secondi morti indipendenti dotati di cronografo.(Segue)

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