Hamilton Watch: 1a parte

Di Marino Mariani

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La storia della Hamilton, fabbrica di orologi con sede a Lancaster, Pennsylvania, è una storia americana tipica nel senso che, in una visione del mondo in cui il tutto si rispecchia in ognuna delle minime parti componenti, in essa si rispecchia l’intera storia degli Stati Uniti d’America nel suo periodo più fulgido, durante il quale questo grande Paese fu all’avanguardia del mondo per le sue pionieristiche conquiste, le sue avveniristiche innovazioni, per la sua schiettezza, audacia ed ottimismo, e per tutte le virtù che lo portarono ad erigersi quale roccaforte della democrazia. La storia della Hamilton può essere iniziata non dal giorno della sua legale costituzione, bensì un anno prima, con la cronaca di un disastro ferroviario. Il giorno è sabato, 18 aprile 1891 e la piccola Carlotta Hommell passeggia sul marciapiede della stazione di Elyria tenendo per una cocca il fazzolettone a quadri in cui è avvolto il cestino della colazione per il padre, impiegato delle Poste in viaggio sul “14”, il postale della Lake Shore & Michigan Southern in marcia verso est alla volta di Cleveland. La sosta sarà breve, e la bambina sarà compensata da una carezza sul visetto. Se ci sarà il tempo, forse anche un abbraccio ed un bacio. Sono le 4:52 PM. In quello stesso istante, a dieci miglia di distanza, il macchinista Bacon sul “21”, un treno passeggeri diretto verso ovest, al di sopra del frastuono delle ruote e degli sbuffi di vapore, grida al fuochista Hess: “Abbiamo un minuto appena per lo scambio”.

Il disastro di Kipton
L’appuntamento con lo scambio di Kipton era fissato per le 4:49. L’orologio di Bacon segnava le 4:48, ed egli era sicuro di farcela. Ma andava indietro di quattro minuti: in realtà erano le 4:52. Hess non ebbe il

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tempo di rispondere: dal finestrino incrostato ed annerito della locomotiva scrutava il binario per controllare la loro posizione, e rimase terrificato vedendosi venire addosso, frontalmente, il 14 che, essendo diretto ad est, aveva la precedenza. Ma non ci fu tempo per  spingere la leva del freno ed azionare la sirena. Sul 21 Hess si gettò fuori urlando, mentre il macchinista Bacon rimase ucciso sul colpo, e con lui il macchinista Topìliff del 14. Come Hess, anche il fuochista Starkey del 14 si salvò miracolosamente, ma non altrettanto fortunato fu l’impiegato postale Hommel, che perì in un ammasso di ferraglia contorta e rovente, assieme ad altri sette tra passeggeri ed equipaggio. Sul marciapiede della stazione di Elyria, Carlotta domandava incessantemente le cause del ritardo, e quando capì che il papà non sarebbe più arrivato, corse piangendo a casa. In quello stesso mese d’aprile i giornali riportarono un gran numero di disastri ferroviari, come se fosse scoppiata un’epidemia. Anche se non fu possibile far risalire tutte queste tragedie all’imprecisione degli orologi in dotazione alle ferrovie, il disastro di Kipton fu la goccia che fece traboccare il vaso, e portò alla formulazione, da parte dei responsabili delle diverse società ferroviarie (negli USA ce n’erano centinaia, ognuna indipendente dalle altre), di severe disposizioni sullo standard e sul controllo dei cronometri ferroviari. Nell’inchiesta ufficiale che si aprì, venne assunto come perito il gioielliere di Cleveland Webb C. Ball, che già aveva svolto la mansione di ispettore orologiero per la linea Cleveland –

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Pittsburgh, facente parte del sistema ferroviario della Pen-nsylvania. Egli testimoniò che “gli orologi di cui disponevano i macchinisti e i conduttori di entrambi i treni erano del tipo più andante ed in cattive condizioni”. Questa testimonianza ebbe enorme ripercussione, ed indusse l’amministrazione della Lake Shore & Michigan Southern a commissionargli l’incarico di accertare le condizioni vigenti sulla linea e ad istituire un sistema standardizzato di ispezione degli orologi. Questa misura servì come base di lancio del “Ball Railroad Time Service”, cioè un servizio di controllo dei tempi ferroviari gestito dallo stesso Ball, che spiccò così una splendida carriera. Il 15 agosto 1891 egli diede alle stampe un libretto d’istruzioni, ad uso della Lake Shore & Michigan Southern, in cui, in 17 punti, veniva data la dettagliata descrizione di ogni componente dell’orologio, dalla molla del bilanciere alla corona di carica, con la lista dei materiali prescritti per la loro costruzione, con le modalità di verifica del loro corretto funzionamento e severe norme di manutenzione.

Oltre lo standard
La nascita di questo codice di orologeria ferroviaria, i drammatici fatti che lo precedettero, e la risonanza che ebbe non solo sugli organi specializzati ma anche nella stampa popolare, ha un’importanza fondamentale nella nostra narrazione, perché quando il 14 dicembre 1892 un gruppo di industriali orologieri e di stimati e facoltosi commercianti della città di Lancaster si riunì per dar vita alla Hamilton Watch Company, il primo orologio che uscì con questo nuovo marchio fu disegnato da Henry J. Cain, col proclamato proposito di eguagliare, e possibilmente sorpassare, le specificazioni dettate dal codice Ball. Si trattava del modello “18 size, 17-jewel Grade 936”, la cui nomenclatura ora spieghiamo. Innanzitutto notiamo che lo standard di Ball imponeva solo 15 pietre (rubini) e non 17. Quanto al “size”, benché basato sulla scala dei calibri Lancashire di origine inglese, lo chiameremo “misura” per non confonderlo con i calibri svizzeri. Il “Grade”, poi, usato in questo contesto, non si riferisce ad un livello qualitativo bensì ad un modello o ad un disegno particolare. Nel successivo anno 1893 tutte le compagnie ferroviarie adottarono

.                            .Hamilton s’impone come l’orologio ufficiale delle Ferrovie Americane

ufficialmente il “General Railroad Timepiece Standards”, che stabiliva criteri ancor più severi del codice Ball, tra cui: un minimo di 17 rubini, regolazione su 5 posizioni, precisione entro un intervallo di 30 secondi alla settimana, doppio roller, ruota di scappamento in acciaio, regolatore micrometrico etc. Proclamando costantemente di sorpassare questi standard e di battere i prodotti concorrenziali in precisione ed affidabilità, Hamilton raggiunse rapidamente una posizione di preminenza, e se una tragedia ebbe mai lieti riflessi, ciò accadde per la tragedia di Kipton nei confronti di Hamilton, il cui nome venne tassativamente imposto nei regolamenti di numerose compagnie. Destando la protesta di parte del personale, che già possedeva buoni orologi, e vedeva lesa la propria libertà di scelta. Alla Union Pacific fu minacciato lo sciopero, ma tale minaccia si dissolse, ed alla fine, in tutta la nazione, macchinisti, fuochisti, conduttori, frenatori, scambisti, capostazioni, telegrafisti ed agenti adottarono Hamilton. Il primo bestseller fu il celebre “940 taglia 18”, che tra il 1898 e il 1928 fu prodotto in 205.815 esemplari e nel 1919 era in vendita a soli $ 35,00 (oggi richiederebbe diverse centinaia di dollari). Contava 21 rubini di qualità “extra- fine” alloggiati in sedi d’oro, un bariletto motore brevettato e termicamente regolato per l’isocronismo in cinque posizioni, scappamento a doppio roller ed una serie di raffinati dettagli costruttivi. Nel 1930 il suo prezzo era salito ancora a soli $ 45. A tutt’oggi molti esemplari di questo ricercato pezzo da collezione sono ancora in circolazione, perfettamente funzionanti. (Segue)

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