PATEK PHILIPPE: 1a parte

Di Marino Mariani

. .”Primavera” di Tamara de Lempicka (1898-1980) polacca e compatriota di A.Patek

Chi si interessa anche marginalmente di orologeria sa bene che la supremazia di Patek Philippe è un dato di fatto unanimemente riconosciuto. È dunque con una certa emozione che affronto l’incarico di redigere questa storia, che già a priori si presenta come una grossa anomalia rispetto alla consuetudine che vuole le grandi Maison storiche sorgere da forti radici elvetiche, anche se stabilite all’estero, e l’esempio tipico è quello di Breguet orologiaio a Parigi. Nel caso di Patek Philippe, nessuno dei titolari è svizzero, anche se poi la casa si stabilì a Ginevra, e crebbe fino ad occupare il gradino più alto della nobiltà elvetica. Questa serie di articoli è stata originariamente pubblicata su Chrono World a partire da dicembre 2001.

.                                     Patek Philippe Reference 2499, rarissimo per il quadrante Cartier

Storia di Patek
Si dice che spesso le grosse imprese non vengano originate da favorevoli combinazioni, sboccino bensì, improvvise ed inaspettate, nel pieno di avverse traversie. E questo è proprio il caso di Antoine Norbert de Patek (1812 – 1877), il quale soffrì tutto quello che c’era da soffrire nelle tragiche vicende della sua amata patria, la Polonia, il cui territorio, un tempo vasto, già nel secolo 18mo venne annesso in parte dalla Russia. Nel 1815 lo zar Alessandro I tentò di realizzare un piano ambizioso e, nelle intenzioni, anche liberale: quello di unificare l’intera Polonia in un unico regno, solo blandamente legato alla Russia. Questo piano fallì innanzitutto per la resistenza offerta dalle grande potenze che parteciparono al Congresso di Vienna, e poi per la viscerale intolleranza sviluppatasi tra la popolazione polacca e quella russa. Si giunse alla formazione di un reame bastardo, quello della “Polonia Congressuale”, con esclusione della Galizia e di Poznan (passate all’Austria e alla Prussia), ma con Varsavia, Lodz, Lublino ed il santuario di Czestochowa. Il re designato fu lo zar Nicola I, rappresentato però da suo fratello, il viceré granduca Costantino. Questo regno ebbe una costituzione ed un parlamento, più di quanto avesse la Russia stessa, ed un esercito comandato da Costantino, e lo zar Nicola considerava i polacchi così leali da spedire quest’armata in Europa Occidentale, per ristabilire l’ordine dopo la rivoluzione belga. Ma l’annuncio della mobilitazione provocò un gruppo di ufficiali che occuparono la residenza di Costantino, il Palazzo Belvedere di Varsavia, il 29 novembre 1830. Nel moto perirono due generali russi, e questo fu il segnale di un’insurrezione che durò quasi un anno. Ma fu solo dopo che il parlamento polacco depose lo zar dal trono del regno e portò la forza dell’esercito da 30.000 ad 80.000 uomini che la Russia intervenne, sopprimendo brutalmente la rivolta, come poi di nuovo avvenne nel 1863, quando fu eliminata ogni forma di indipendenza. Dopo la rivoluzione del 1830-31 numerosi polacchi emigrarono, rifugiandosi prevalentemente a Parigi, e tra questi si trovava un diciannovenne ufficiale di cavalleria: Antoni Norbert Patek de Prawdzic, nato il 12 giugno 1812 nel villaggio di Piaski in provincia di Lublino. Ignota la professione del padre, scarse le notizie sulla fanciullezza di Antoni. Il primo marzo 1828 Antoni s’arruolò nella cavalleria polacca, e prese parte all’ “insurrezione di novembre” rimanendo due volte ferito. Il 27 febbraio 1831 fu nominato “tenente in seconda” nella brigata di cavalleria “1° Agosto”, ed il 3 ottobre dello stesso anno fu appuntato della Croce d’Oro “Virtuti Militari”. Dopo il fallimento dell’insurrezione, la Polonia divenne un provincia russa ed i ribelli vennero severamente puniti. Migliaia fuggirono in occidente nel 1832, accolti negli stati tedeschi da appositi comitati di rifugiati, istituiti nelle città maggiori. Il comandante di questi soldati transfughi, generale Josef Bern, designò determinati ufficiali allo scopo di controllare i gruppi dispersi, nella speranza di poter giungere ad un’organizzazione unificata. Il loro compito era quello di tenere i collegamenti tra i vari comitati, ed Antoni fu designato a tal compito nella città di Bamberga, e resoconti di quei tempi non mancano di lodarne la condotta. In seguito Antoni si diresse in Francia, prima a Cahors e quindi ad Amiens, ove lavorò come compositore in una tipografia. Finalmente raggiunse Ginevra,

La regina Vittoria: dieci figli (cinque nel quadro di Winterhalter) e dal 1851 un orologio Patek Philippe L’attuale regina Elisabetta II possiede un Patek Philippe Golden Ellipse con 32 diamanti in lunetta

il tradizionale ritrovo di rifugiati ed amanti della libertà. Posta sulla punta sud-occidentale d’uno dei più belli e vasti laghi d’Europa, Ginevra sorge sulle rive del Rodano, e presenta una ineguagliabile vista, varia e grandiosa, dominata dalla cima innevata del Monte Bianco. Nel 1830 essa era una prospera città cosmopolita, rinomata per i suoi centri di produzione orologiera, per i suoi gioiellieri, artisti ed artigiani. L’orologeria ginevrina risale al 1540 e, in seguito alla fondazione, nel 1601, della prima corporazione d’orologiai di tutto il mondo – la “Maîtrise des horlogers de Genève” – già dal 1690 l’orologeria s’era imposta come la maggiore branca commerciale cittadina. Antoine Norbert de Patek, come lo si chiamò d’allora, essendo in cuor suo un artista, ben si trovava in questa città. Per un certo periodo fu allevo del celebre pittore Calame, assai ammirato da Ingres. Nel corso dei suoi studi Antoine Norbert de Patek soggiornò per diversi mesi a Parigi, ma dei suoi primi tempi a Ginevra ben poco si sa. Sappiamo, comunque, che in virtù della sua amicizia con la famiglia Moreau di Versoix, presso Ginevra, incontrò la donna che sarebbe diventata sua moglie: il 10 luglio 1839 – dopo la fondazione della sua ditta con Czapek – Antoine si ammogliò a Versoix con Marie Adelaide Elisabeth Thomasine, figlia del mercante francese Louis Charles Dénizart – che aveva stabilito la sua attività a Torino – e di sua moglie Marie Jeanne Adelaide Elisabeth, nata Devimes. François Czapek fu testimone alle nozze. Nacquero tre bambini: Bolesals Joseph Alexandre Thomas morì ancora infante. Gli altri due figli nacquero molto dopo, quando Marie de Patek contava, rispettivamente, 39 e 41 anni. Il 19 luglio del 1857 partorì un bambino, Léon Mecyslas Vincent, ed il 23 ottobre del 1859 una bambina. Già da tempo Patek sembrava aver individuato il campo d’attività che più gli si confaceva: in breve tempo aveva imparato ad apprezzare la bellezza, la complessità e le potenzialità commerciali degli orologi d’alta qualità. E così cominciò ad acquistare movimenti di pregio – per i quali Ginevra era già famosa a quei tempi – facendoli porre in cassa sotto le sue direttive. Sin dall’inizio egli attribuì la massima importanza alla qualità meccanica ed artistica delle casse, e subito si applicò alla ricerca di mercati in grado di apprezzare prodotti di eccezionale qualità.

.                               .Nitida “Savonnet” Patek Philippe del 1905

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L’attività politica
Nel 1843 Antoine Nor-bert de Patek fu naturalizzato a Gine-vra, divenendo così cit-tadino svizzero. In esilio, rimase politi-camente attivo e non risparmiò ogni sforzo per aiutare i rifugiati polacchi. Nel 1838, assieme ad altri compaesani, aveva gettato le basi per una “Fondazione Polacca”, una istituzione per la caritatevole assistenza. Quando la fondazione entrò in funzione, l’anno successivo, fu tra i membri più attivi e ricoprì la carica di tesoriere. Nel maggio del 1844 fu determinante nell’istituzione di una biblioteca polacca con sala di lettura a Ginevra, tenacemente impegnato nella centralizzazione delle organizzazioni migratorie polacche, esortando tutti i polacchi di Ginevra a collaborare con il comitato del “Fondo Polacco d’Emigrazione” e con la Biblioteca Polacca di Parigi. Nel 1843, 45 e 47 sollecitò, per tali iniziative, l’aiuto del principe Czartorski. Il 18 maggio 1846, raggiunse l’Associazione Democratica Polacca a Lione e, durante la “Völkerfrüling” (Primavera Popolare) dell’anno rivoluzionario 1848, segretamente si recò a Francoforte sul Meno, dove il 6 marzo, ad una sessione del “Dozor Polski”, propose la convocazione del “Sejm” (Parlamento) Polacco in esilio. Julian Aleksander Balaswicz, sotto lo pseudonimo di Albert Potocki, descrive l’attività politica di Patek durante “l’Insurrezione di Gennaio”, ma mancano riscontri. Quando questa rivolta fu domata, Patek diede aiuto ai profughi che affluivano a Ginevra, ma, soprattutto, era strettamente coinvolto nella “Zmartwychwstancy” e cioè, se conoscete il latino meglio del polacco: “Congregatio Resurrectionis Domini Nostri Jesu Christi”, un ordine polacco fondato a Parigi nel 1836, appoggiato dall’ala conservatrice. In seguito Patek fu creato conte da papa Pio IX in riconoscimento della sua fervente attività di cattolico, ma di tale nomina non rimane traccia negli archivi vaticani. Il conte Patek morì a Ginevra il primo marzo 1877 ed è ivi sepolto nel cimitero di Châtelaine.

.                                    .Orologi Patek Philippe “Cloisonné”, cioè dipinti a smalto

Patek e Czapek
Nella seconda metà degli anni 1830 Patek era diventato un affermato commerciante d’orologi. Non appena si accorse che questo mercato era molto più ricettivo di quanto inizialmente pensasse, senza indugio fondò, il primo maggio 1839, uno stabilimento assieme al suo connazionale Czapek: Patek, Czapek & Co, Quai des Bergues 29, Geneva. Il maestro orologiaio Frantisek Czapek era un naturalizzato polacco d’origine ceka, nato il 4 aprile 1811 a Semotnitz, in Boemia. Partecipò all’insurrezione polacca come soldato della Guardia Nazionale di Varsavia, anch’egli dovette emigrare, ed essendo orologiaio fu ovvio che raggiungesse Ginevra. Il 22 ottobre 1836, si sposò, anche lui a Versoix, con Marie, figlia dell’orologiaio Jonas Pierre François Gevril, originario di Carouge, che oggi è un distretto di Ginevra. Czapek aveva svolto un eccellente tirocinio in un laboratorio in cui gli elevati standard dell’orologeria di Vienna e Praga erano ben conosciuti e pienamente adottati. Nel museo Patek Philippe è esposto un fine regolatore di precisione firmato “Czapek”, che ne dimostra il talento. A tutt’oggi rimane l’unico meccanismo di quel tipo noto per essere stato fabbricato dalle sue mani. Nella piccola bottega di Patek, Czapek & Co, circa mezza dozzina di operai producevano ogni anno almeno duecento orologi d’alta qualità. Solo una minima quantità d’esemplari sono sopravvissuti, e denotano tutt’ora una vincente combinazione di senso artistico e perizia artigiana. Durante una mostra parigina del 1844, ove esponeva anche la giovane ditta dei nostri rifugiati polacchi, Patek venne per la prima volta a sapere di un giovane orologiaio locale che mostrava una sua invenzione veramente unica, frutto di numerosi anni d’infaticabili sforzi. Ma finora era stato apparentemente ignorato, o addirittura respinto dai commercianti parigini. Questo suo orologio era sorprendentemente sottile, e si caricava e veniva rimesso senza l’aiuto d’ogni tipo di chiavetta. Anche Patek e Czapek producevano orologi di questo tipo sin dal 1839, ma utilizzando un insoddisfacente progetto di Louis Audemars di Le Brassus. Patek rimase tanto affascinato da questo meccanismo speciale, che volle conoscerne l’inventore, Adrien Philippe, per saperne di più, e rimanendone profondamente colpito al punto di offrirgli la carica di direttore tecnico della sua fabbrica ginevrina, non appena sarebbe scaduto, nel 1845, il suo contratto con Czapek. A seguito di numerosi viaggi di Czapek in Polonia e Boemia e a qualche malinteso che indubbiamente portò ad un forte disaccordo tra Patek e Czapek, essi stabilirono di troncare la collaborazione, e così Adrien Philippe accettò l’offerta di Patek: il 15 maggio 1845 fu fondata la società : “Patek & Co.”, sempre con sede a Ginevra al Quai des Bergues 15, e sottoscritta dai signori A.N. de Patek, Jean Adrien Philippe e Vincent Gostkowski. Per Patek e Philippe fu l’inizio di una collaborazio- ne coronata da immenso successo per tutta la durata delle loro vite. Vincent Gostkowski, il socio finanziario nella ditta Patek & Co, era anch’esso un esule polacco, legale della procura. Morì a Ginevra il 29 agosto 1884. In seguito François Czapek diresse una sua propria ditta denominata Czapek & Co., in diretta concorrenza con la Patek & Co. e producendo un analogo assortimento di orologi. L’anno 1854 vide lo stabilirsi di un centro distributivo della Czapek & Co. nel “Suburbio Krakovia”, un distretto di Varsavia, ed a partire dal 1860 fu aperta una filiale a Parigi, in rue Vendome. Ma la ditta fu liquidata nel 1869. François Czapek fu autore del primo libro scritto in polacco sulla fabbricazione di orologi, pubblicato a Lipsia nel 1857.

.       .Ref.844: the “American Digital Perpetual Pocketwatch”

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Jean Adrien Philippe
Jean Adrien Philippe fu l’inventore del moderno meccanismo ad albero di caricamento senza chiave per orologi. Era nato nel 1815 nel piccolo villaggio di La Bazoche-Gouët (nel dipartimento dell’Eure-et-Loire) a ca. 50 miglia a sudovest di Parigi. Suo padre era un maestro orologiaio di gran talento, che amava il proprio lavoro e ne sapeva una più del diavolo nella pratica e nella grammatica dell’arte di fabbricare orologi, ben oltre quanto ci si sarebbe aspettato da un artigiano di campagna. Nella continua ricerca di nuove soluzioni per ogni problema tecnico, egli fabbricò orologi con ingegnosi meccanismi per calendari, ripetizione e fasi lunari. Questo artistico lavoro non lo rese ricco, ma lo spinse a destare nel figlio l’interesse per l’orologeria ed inoculargli lo spirito inventivo. Già da bambino Adrien ebbe il suo posto nel banco di lavoro. A diciott’anni, quando ritenne che non ci fosse nulla più da imparare da suo padre, lasciò la casa desiderando ampliare le sue conoscenze e le sue abilità, anche a costo di espatriare. Affrontò un periodo di privazione e duro lavoro, che avrebbe consigliato a chiunque altro un rapido ritorno ai conforti della casa paterna. Lavorò con un fabbricante di cronometri di Le Havre, e dopo le lunghe giornate al banco di lavoro, spesso passava la notte a studiare. A tutto il 1836 già aveva fabbricato a Le Havre diversi orologi di rara finezza. A quei tempi la Svizzera, ma soprattutto l’Inghilterra, erano in testa all’arte orologiera, e perciò Adrien decise di recarsi a Londra per dare il tocco finale alla sua tecnica ed alla sua scienza. Non sappiamo con chi lavorò a Londra, né sappiamo quando e per quanto tempo vi rimase. Fece risparmi, e se ne servì per portarsi a Parigi con un giovane collega, di cui non conosciamo il nome. Il loro scopo a Parigi era quello di ridestare interesse nel loro tipo di artigianato, dato che, con l’eccezione di certi grandi maestri, l’interesse per l’orologeria nella capitale francese aveva perso l’antica carica. Essi brigarono per ottenere dalle autorità garanzie in merito alla fondazione di una fabbrica d’orologi a Versailles. La fabbrica raggiunse rapidamente una produzione annua di 150 orologi, grazie all’entusiasmo e all’infaticabile impulso tanto dei dirigenti quanto dei lavoratori. La produzione annua di 150 pezzi è veramente notevole, se si considerano le risorse iniziali assai modeste. Inoltre, a parte gli scappamenti cilindrici, gli interi movimenti venivano prodotti in fabbrica. Va detto, tra l’altro, che, a parte gli scappamenti cilindrici prodotti altrove, Philippe faceva uso di rarissimi scappamenti duplex. Benché Adrien Philippe avesse iniziato a lavorare con Antoine Norbert de Patek a Ginevra a partire dal 15 maggio 1845, nell’“Almanacco del Commercio” del 1845 appariva il seguente annuncio: “Philippe, fabbricante d’orologi in Parigi. Orologi a carica e rimessa mediante un nuovo sistema a pendant; 18, rue d’Angivilliers”. Il nuovo meccanismo di carica senza chiavetta menzionato in questo annuncio era stato sviluppato da Philippe a partire dal 1842, nella speranza di migliorare le vendite, con tale trovata. Il suo sforzo non ebbe effetti immediati, ma come abbiamo visto, portò ad un punto di svolta nella vita di Adrien Philippe. Con l’ingresso nella ditta Patek & Co., le sue migrazioni erano giunte al termine, e poté dedicarsi completamente alla soluzione dei problemi tecnici connessi al disegno e alla manifattura degli orologi. In questo periodo l’industria orologiera si trova di fronte ad una svolta, quella dell’industrializzazione. Individuato correttamente questo orientamento, i fabbricanti svizzeri furono in grado di evitare il declino, al contrario, per esempio, degli inglesi. Gli svizzeri ne approfittarono per accrescere il loro peso aul mercato. L’abilità necessaria all’innovazione esibita da Philippe nella sua pianificazione, e tutti gli anni passati nello sviluppo del disegno ad albero di carica, si tradussero nella realizzazione di apposito macchinario industriale. E così dal 1845, presso la Patek & Co. (che dall’11 gennaio 1851 era divenuta Patek Philippe & Co.) venne installata una sempre maggiore quantità di macchinario, costruito secondo i dettami di Philippe. Sfortunatamente, niente  è sopravvissuto  de i disegni e del  macchinario stesso. Il 17 agosto 1851 Jean A-

.        .22 novembre 1963, Dallas: il presidente JF Kennedy carezzava il suo Patek Philippe da polso

drien Philippe sposò MarieAnne Bailly, figlia di François Aristide, un francese, e di sua moglie Juline Chevrey. Essi ebbero cinque bambini: Louise Antoinette (24 luglio 1853), Anaïs Adrienne (26 agosto 1854), Renée Justine Alexandrine (27 settembre 1856), Jules Jean Marie (10 maggio 1858), e Joseph Emile (24 giugno 1862). Dai registri risulta che Antoine Norbert de Patek fu padrino di quattro di loro. Nel 1863 un esteso ed autorevole trattato di Philippe sugli orologi senza chiavetta, fu pubblicato a Ginevra e a Parigi col titolo “Les Montres sans Clefs, se remontant e se mettant à l’Heure sans Clefs”. Contemporaneamente intraprese la carriera di giornalista specializzato per il quotidiano “Journal de Geneve”, per tutte le materie inerenti l’industria orologiera. Egli onorò l’incarico fino al 1892, vigilia della sua morte. Alle mostre di Parigi 1875, Zurigo 1883 ed Anversa 1883, Adrien Philippe, le cui creazioni erano state frequentemente premiate, fu egli stesso membro della giuria. Nel 1890 fu decorato, per i suoi meriti, con la croce della Legion d’Onore francese. La morte improvvisa di sua moglie, nel 1892, distrusse la sua salute, tanto da morirne il 5 gennaio 1894, confortato da tutta la sua famiglia. Fu seppellito nel cimitero di St. George a Ginevra. (Segue)