PATEK PHiILIPPE: 2a parte

Di Marino Mariani

.    .”Primavera” di Tamara de Lempicka (1898-1980) polacca e compatriota di Patek

Nel scorsa puntata abbiamo fatto la storia della prima generazione della Patek Philippe, quella dei cosiddetti “padri fondatori”: Antoine Norbert Patek de Prawdzic (in Polonia, sua patria), diventato poi Antoine Norbert de Patek a Ginevra, dove fondò la Maison; Frantisek Czapek, con cui fu fondata la ditta Patek, Czapek & Co; Vincent Gostkowski, il socio finanziario che guidò al successo la “Patek & Co.”; Jean Adrien Philippe, inventore del caricamento a corona (invece che con l’ausilio di una apposita chiavetta), con il quale la maison prese la sua denominazione definitiva, quella di “Patek Philippe & Co.”. Il tempo ha la triste abitudine di passare e cancellare persone e cose che vorremmo immortali, e così alla generazione dei fondatori subentrò quella dei successori. Ma se il tempo estingue il presente, esso porta in circolo il futuro. Nel caso di Patek Philippe la scomparsa dei fondatori e dei loro  eredi diretti ha, per  contraltare,  l’avvento della  famiglia Stern, che  guida  tuttora, con  immutato successo da  tre  generazioni, la  Maison.

.                                 Triple Date Chronograph 1980 Ref.2499 4th series (da Jake’s World)

I successori
Come abbiamo visto nella puntata precedente, la ditta Patek & Co. il primo gennaio 1851 si tramutò in Patek Philippe & Co. pur rimanendo identici i suoi soci. Il ritiro della generazione dei fondatori iniziò il 21 gennaio 1876, quando Vincent Gostkowski, entrato nella società sin dal 1845, lasciò la compagnia, e contemporaneamente divennero soci tre tra gli impiegati più anziani della ditta. Essi erano Albert Cingria e Gabriel Marie Rouge, entrambi ginevrini, ed il tedesco Edouard Köhn. Quest’ultimo (1839 – 1908) era figlio di Carl Köhn, maestro orologiaio di corte nel granducato di Sassonia-Weimar. Egli era venuto a Ginevra all’età di 20 anni, e per un certo periodo studiò alla locale Scuola d’Orologeria. Attorno al 1861 entrò come semplice impiegato nella Patek Philippe, ma, in virtù delle sue straordinarie capacità, ottenne rapidamente brillanti promozioni, culminanti con la sua assunzione, dopo 15 anni, al grado di socio. Durante i successivi 15 anni di attività di gran successo all’interno della Patek Philippe & Co., compì numerosi viaggi all’estero, di cui diversi negli Stati Uniti. Che in casa Patek Philippe già cominciasse ad insorgere interesse per il collezionismo orologiero, è testimoniato dal fatto che nel 1888 Edouard Köhn, tornando da un viaggio in Germania, acquistò il libro “La collezione d’orologi Marfels” e ne fece omaggio al suo consocio Albert Cingria. Nel 1891 Edouard Köhn lasciò la ditta Patek Philippe & Co. ed acquistò il negozio, strettamente contiguo, di Henri-Robert Ekègren (1823 – 1896), uno stimato orologiaio di origine svedese. A seguito della morte di Antoine Norbert de Patek, avvenuta nel 1877, la direzione della Patek Philippe & Co. fu assunta, nel 1888, da Antoine Bénassy-Philippe, francese, genero di Adrien Philippe. Il figlio di Antoine Norbert de Patek, Leon Patek, rimase come socio “silenzioso”. Nel gennaio del 1891 Adrien Philippe cedette la sua carica al figlio minore Joseph Emile Philippe, e a François Antoine Conty di Ginevra, che per lunghi anni era stato a capo della produzione in fabbrica, ed aveva rimpiazzato Edouard Köhn quando questi aveva lasciato il posto. Poi, nel- l’agosto dello stesso anno, Albert Cingria lasciò la compagnia. All’inizio del nuovo secolo la ditta subì una sostanziale trasformazione di natura legale: il primo febbraio 1901 fu fondata la cosiddetta “Ancienne Manufacture d’Horlogerie Patek Philippe & Cie., S.A.”, con un capitale di 1,6 milioni di franchi svizzeri, e divenne una “joint- stock company”, vale a dire una “Società Anonima”, com’è indicato nella nuova denominazione. Cinque dei sette azionisti formavano il consiglio direttivo: Antoine Bénassy-Philippe in qualità di presidente, ed i signori Jean Perrier, François Antoine Conty, Joseph Emile Philippe ed un americano: Alfred G. Stein. Quest’ultimo era a capo dell’ufficio di New York della ditta, ed era responsabile della distribuzione degli orologi Patek Philippe in USA. Joseph Emile Philippe morì il 7 agosto 1907. Suo figlio Adrien, che tenne un posto di direttore dal 1913, fu l’ultimo rappresentante della famiglia fondatrice ad esplicare un ruolo attivo nella ditta. Egli aveva frequentato la scuola d’orologeria di Ginevra e successivamente lavorò in Patek Philippe nel laboratorio ove si producevano le parti per gli scappamenti, passando poi alla direzione del reparto vendite. Ma a causa dei problemi finanziari insorti a seguito della crisi economica del 1929, si cercò un acquirente per il pacchetto di maggioranza del capitale azionario, e l’attività del nipote di Jean Adrien Philippe come impiegato ed azionista ebbe fine il 14 giugno 1932.

.                    .”The Tropical Cloisonné Dial” 1954, Ref. 2481 battuto da Antiquorum per $265.000

Avvento della famiglia Stern
Una prima offerta di subentro fu avanzata da Jacques David Le Coultre, ma non fu accettata. Egli era stato il maggior fornitore della Patek Philippe di semilavorati per movimenti (ébauches) sin dal 1905. Alla fine fu accettata l’offerta dei fratelli Charles e Jean Stern, proprietari della manifattura “Fabrique de Cadrans Stern Frères”. In quel periodo la Patek Philippe utilizzava, per l’appunto, quadranti “Stern Frères” prodotti in esclusiva. Per il posto di Presidente del consiglio d’amministrazione e della direzione tecnica, gli Stern nominarono Jean Pfister, precedentemente capo dell’ufficio ginevrino della Tavannes Watch Co., in procinto d’essere chiuso a causa della crisi economica. Una delle prime e più importanti decisioni di Jean Pfister – presa già nel 1933 – fu quella di riportare in casa Patek Philippe la fabbricazione degli “ebauches” per i movimenti, e di modificare i residui della fornitura precedentemente acquistata da Le Coultre. Nel 1934, a seguito della morte di Alfred G. Stein a New York, Henri Stern (nato il 25 maggio 1911), figlio di Charles Stern senior, assunse la direzione dell’ufficio di New York e la tenne fino al 1958. Lo stesso anno Jean Pfister – che aveva guidato con estrema abilità e saggezza la ditta di Ginevra per più di 25 anni – decise di ritirarsi. E così Henri Stern ritornò a Ginevra ed assunse la carica di presidente della Patek Philippe & Co. Nel 1966 il figlio di Henri Stern (nato il 10 novembre 1938) entrò nell’azienda, immergendosi in un rapido ed intenso apprendimento di tutti i segreti del mestiere. Nel 1977 era assurto alla carica di direttore amministrativo, ed in tal modo la Patek Philippe & Co. è pervenuta alla terza generazione di fortunata amministrazione da parte della famiglia proprietaria Stern.

Laboratori, fabbriche e botteghe
Abbiamo visto che la nuova Maison iniziò la sua attività in Quai des Bergues 15, in locali presi in affitto. Ma in virtù di una fama rapidamente conquistata e di una fervida attività, la produzione crebbe in misura tale che lo spazio disponibile non tardò a rivelarsi insufficiente. E così, nel 1854, a dispetto di una situazione generale tutt’altro che favorevole, si dovette cercare una più ampia sistemazione. Pensate, nell’intento di trovarsi comunque un lavoro, nel periodo successivo al 1848, abili e sperimentati maestri orologiai si ridussero ad impegnarsi in lavori stradali e nell’abbattimento e rimozione delle fortificazioni medioevali della città, il che testimonia dello stato economico dell’industria orologiera in quei tempi. Tuttavia la crescita della Patek Philippe dimostra che anche in momenti di crisi giovani imprese non solo sopravvivono ma possono anche prosperare. Un fabbricato che soddisfacesse le nuove esigenze della ditta fu finalmente trovato e preso in affitto nel Grand Quai, di fronte al lago di Ginevra, con una meravigliosa vista a settentrione. Le sale espositive furono allestite al pianterreno, mentre i piani superiori accolsero gli impianti di  produzione. A  quel tempo le  navi  approdavano  direttamente  davanti al palazzo, ed  una colonna ba-

.                              .Un particolare della pittura a smalto di “The Tropical Cloisonné Dial”

ometrica si levava direttamente sull’ingresso dell’edificio. Sistemata nel centro della città, nel corso della storia la Maison è stata testimone delle numerose e rivoluzionarie trasformazioni architettoniche della città, particolarmente quelle riguardanti la zona del porto e degli imbarcaderi (Port Commerce). Quando fu costruito il nuovo ponte sul Rodano (Pont du Mont Blanc), nel 1863, gli impiegati erano talmente attratti e distratti dai lavori che la produzione subì paurosi cali, e si giunse al punto di sbarrare le finestre ed effettuare il lavoro alla luce dei lumi ad olio, finché i lavori non ebbero termine. Ci fu poi l’incendio scoppiato il 13 novembre 1871 nel Grand Quai, alimentato da forti raffiche di vento, che distrusse praticamente ogni edificio della zona, ma risparmiò miracolosamente la sede della Patek Philippe & Co. Nel 1888, allo spirare del contratto quindicennale, l’edificio, assieme al terreno sul Grand Quai, fu acquistato dalla Patek Philippe & Co. Poiché tale sede non soddisfaceva più le esigenze della ditta, fu progressivamente demolita, e al suo posto fu eretto un edificio che ancor oggi è la sede d’affari della maison. L’edificio venne pro- gettato per assicurare stringenti canoni igienici ed incorporava i più avanzati ritrovati tecnologici combinati a condizioni di lavoro nettamente migliorate. Nei sotterranei vennero impiantati generatori elettrici comandati da turbine da 30 cavalli, in cui l’acqua veniva forzata nelle pale alla pressione di 15 atmosfere. L’elettricità prodotta serviva all’illuminazione dell’intero fabbricato e forniva l’energia per gli attrezzi e i macchinari del secondo e del terzo piano. Sempre nel sotterraneo si trovava la caldaia per il riscaldamento centrale che, essendo di moderna concezione, serviva l’intero edificio e consentiva la regolazione termica indipendente stanza per stanza. Al primo piano erano alloggiati gli uffici principali, come l’ufficio per il commercio generale, gli uffici per la corrispondenza e la ragioneria, un locale per la ricezione, ed il “Comptoir”, dove era alloggiato l’ufficio tecnico: un immenso salone ove gli ordini venivano evasi dal- l’inizio alla fine, mentre ogni pezzo veniva esaminato da cima a fondo ad ogni stadio di lavorazione. Numerosi maestri orologiai eseguivano questo controllo di qualità, sotto la supervisione di un ispettore anziano di grande esperienza, conoscitore di ogni aspetto della fabbricazione di orologi. Il secondo ed il terzo piano alloggiavano i reparti di fabbricazione che, come abbiamo detto, utilizzavano macchinari ad energia elettrica. All’ultimo piano, il quarto, venivano prodotti i componenti per i bilancieri, l’elemento vitale per la precisione degli orologi. I locali espositivi erano situati al piano terra. La più grande di queste sale era decorata in legno nero, parzialmente dorato, e ricoperta da una tappezzeria in vecchio cuoio di Cordova: una vera meraviglia d’eleganza. Alcune statue di bronzo conferivano una particolare atmosfera, degna dei capolavori orologieri in mostra nelle lussuose vetrinette. La superficie totale disponibile nell’edificio era di oltre mille metri quadri. Nel 1907 gli affari prosperavano, circostanza che indusse l’amministrazione ad espandere il proprio spazio mediante la costruzione di un piano sopraelevato. Sul timpano di questo quinto piano fu montato un orologio elettrico, che caratterizza ancor oggi la facciata del palazzo. A quel tempo la Patek Philippe & Co. emise un enfatico comunicato, in cui dichiarava di non assumersi alcuna responsabilità sulla precisione di questo orologio ornamentale, in quanto altri non era che un orologio “schiavo” connesso ad un unico orologio “master”, come d’altronde tutti gli altri orologi pubblici della città di Ginevra. Il fabbricato del 1890/91 con la sopraelevazione del 1907/08 fu progettato con tale grandiosità e spirito innovativo, che solo nel 1957 si cominciò a prendere in considerazione l’idea di un rimodernamento. Nella scelta di una nuova locazione, i principali criteri di scelta furono il massimo sfruttamento della luce naturale e l’offerta di una bella vista panoramica al personale lavorativo. Ed infine una nuova fabbrica ultramoderna, giudicata di assoluto gradimento, fu edificata sulle rive del Rodano. Il completamento e l’inaugurazione di questa avveniristica costruzione furono scadenzati in modo da coincidere esattamente col 125mo anniversario della Patek Philippe & Co. Alla celebrazione furono invitati tutti i distributori ed agenti legati alla compagnia in tutto il mondo. Fu dun-

.              .Sopra il polsino l’avvocato Agnelli portava un Patek Philippe

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
que presente un im-pressionante assorti-mento di 23 paesi, e tutti questi ospiti si con-centrarono a Gine-vra nel mese di settembre 1964 con lo scopo di festeggiare un evento così ricco di buoni auspici. La fabbricazione di tutte le parti per orologi meccanici fu trasferita nei nuovi impianti del quartiere ginevrino detto “Le Jonction”, mentre la vendita al dettaglio e gli uffici direttivi rimangono nello stesso edificio che essi attualmente occupano da oltre 150 anni. Lo spazio rimasto libero nel vecchio edificio viene ora utilizzato per la manifattura di gioielleria, per l’incassatura di movimenti e la riparazione e servizio di orologi Patek Philippe inviati da ogni parte del mondo. Ed ora, in attesa della terza puntata di questa vicenda, che pubblicheremo nel prossimo numero, vi invitiamo nelle pagine che seguono a scoprire il neonato Museo Patek Philippe…