MOVADO: 1a parte

Di Marino Mariani

.                           .”Madre e figlio” di Tamara de Lempicka (1999-1980)

 

.  .Statua di Daniel JeanRichard alla Scuola d’Orologeria di Le Locle

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Sarebbe logico pensare che l’orologeria sia nata in Svizze-ra, ma ciò non è vero, anche se l’arte dell’orologeria si è a poco a poco addensata in terra el-vetica, tanto da farne la piazza di riferimento mondiale. L’im-pulso determinante, che segna la nascita dell’orologeria svizzera, viene da un’ordinanza del vescovo protestante di Ginevra, Calvino, che nel 1566 proibisce agli artigiani la produzione di oggetti sacri, come croci, calici, statuine etc. per combattere una sorta di idolatria, con ampi riflessi commerciali, che trovava nella Roma Papale il suo epicentro. C’è di peggio: come credete che Giulio II pagasse Michelangelo e Raffaello e tutti i sommi artefici del Rinascimento? Con la vendita non solo di oggetti sacri, ma persino delle indulgenze (un posticino in Purgatorio invece che all’Inferno, in Paradiso invece che in Purgatorio, basta pagare): è la cosiddetta “simonia” Così gli abitanti della città e delle valli circostanti, obbligati ad integrare con lavori di artigianato familiare, da svolgersi essenzialmente nei mesi invernali, gli scarsi introiti derivanti dall’agricoltura, con l’ordinanza di Calvino si videro spinti verso l’orologeria. Orbene, invito tutti i lettori a ricordarsi di questa data: 1566. Nello stesso anno a Ginevra viene fondata la prima corporazione di orologiai, la seconda più antica, preceduta dalla corporazione degli orologiai parigini, fondata nel 1544. Ecco così stabilita la prospettiva storica. Alla corporazione ginevrina darà un contributo decisivo la fuga degli Ugonotti dalla Francia, avvenuta nel 1685 a seguito dell’abrogazione dell’editto di Nantes che garantiva la loro libertà di culto. Questa ondata migratoria portò a Ginevra un forte numero di provetti orologiai ed orefici, e d’allora Ginevra divenne celebre per la produzione di oggetti raffinati, prestigiosi e costosi. Dimenticavo di dire che, a partire dal 1601, la corporazione ginevrina si era data severe regole che garantivano l’elevato livello qualitativo della produzione.

La penetrazione nelle valli
Se è vero che, come abbiamo affermato nel paragrafo precedente, sia gli abitanti di Ginevra città, sia quelli delle valli limitrofe, erano costretti ad integrare gli scarsi introiti casalinghi con l’artigianato familiare, dobbiamo ora precisare che tale condizione è più vera per i valligiani che per i cittadini, ma ci vollero quasi due secoli perché l’orologeria ginevrina si espandesse e conquistasse le impenetrabili valli del cantone di Vaud, in particolare quella zona compressa tra le catene alpine parallele a ridosso del confine francese, prive di vie trasverse, denominata Jura. L’inseminazione del Jura ha, da parte sua, origini mitologiche simili alla leggenda di Guglielmo Tell. La leggenda vuole che Daniel JeanRichard, giovane fabbro e meccanico di La Sagne, da poco stabilitosi in tale regione, ricevesse un giorno la visita di un viaggiatore cui s’era rotto l’orologio, e benché JeanRichard non avesse mai visto in vita sua un segnatempo meccanico portatile, ne capì subito il funzionamento e lo riparò con l’ausilio di strumenti fatti a mano lì per lì. La leggenda aggiunge che JeanRichard, da quell’istante, sentì urgente il bisogno di apprendere sistematicamente l’arte orologiera, ma invano cercò in tutta la regione di Ginevra un maestro che gli svelasse i segreti del mestiere. Per cui egli dovette sintetizzare nella sua mente, da solo, tutta la teoria di

.                 Daniel JeanRichard si offre di riparare l’orologio di un viaggiatore (Auguste Bachelin)

quell’arte, e poi prese ad insegnare agli altri. È così che nacque l’orologeria a La Sagne, nel Jura neocastellano. Anche se questa storia sembra una favola, esistono prove dell’esistenza di Daniel JeanRichard (1672-1741), che fu il gran pioniere della produzione orologiera nella regione di Neuchâtel. Si ritiene inoltre che JeanRichard abbia avuto un’influenza decisiva sullo sviluppo del sistema di produzione basato sulla minuziosa (e giudiziosa) divisione del lavoro, sistema che si rivelò ideale per questo scosceso territorio, con i suoi villaggi arroccati, casolari e fattorie isolate. Il sistema prevedeva che solo pochi pezzi venissero prodotti a casa, nel laboratorio di famiglia, come lavoro secondario da svolgersi in inverno, lasciando alle coltivazioni agricole la priorità nei mesi caldi. “Établisseurs” itineranti provvedevano a raccogliere le parti staccate, a montarle in laboratori centrali di maggiori dimensioni, a rifinirle, fino a porre sul mercato gli orologi completi. È così che iniziò l’orologeria nelle due città principali della regione giurassica alle spalle di Neuchâtel: a Le Locle, ove JeanRichard s’era personalmente stabilito nel 1700, e a La Chaux-de-Fonds. Col tempo Le Locle si configurò come un centro orologiero d’alta precisione specializzato nella cronometria. È qui che lavorarono Abraham-Louis Breguet (nel periodo del suo asilo forzato dal 1793 al 1795) e tanti altri nomi illustri. La Chaux-de-Fonds, d’altra parte, divenne il centro di orologi semplici ma di buona qualità quotidiana, prodotti in grandi serie. Tipica la fabbrica di George Friedrich Roskopf, con i suoi orologi “Roskopf” di prezzo ragionevole. La fabbrica, tuttavia, produsse anche preziosi pezzi d’alta precisione. Nel terzo centro orologiero svizzero – la Valle di Joux – il lavoro inizia una generazione più tardi, poco prima della morte di JeanRichard avvenuta nel 1741. Nello stesso anno, il giovane Samuel-Olivier Meylan, irrequieto figlio di contadini, insofferente della misera esistenza agricola in estate, e della disoccupazione invernale, emigrò nella cittadina di Rolle sul lago di Ginevra, dove svolse un apprendistato presso il maestro artigiano Mathieu Biaudet, dopodiché ritornò al suo paesello, Chez-le Maître, ove si mise a fabbricare orologi completi fatti a mano, e questo fatto diede inizio alla valanga orologiera che travolse tutta la valle di Joux. Tutti, infatti, al pari di Meylan erano insoddisfatti della miseria rurale, e seguendo il suo esempio, andarono a caccia di apprendistati in orologeria, specie a Fleurier, dove le regole corporative erano meno severe che a Rolle. Su questa spinta, la valle si trasformò da povero centro agricolo in un ricco dipartimento orologiero, con l’agricoltura retrocessa al ruolo di occupazione secondaria. Al termine dell’era napoleonica, i prodotti della valle di Joux trovarono tanto favore a Ginevra, a Parigi ed in altri centri, al punto che i fornitori non riuscivano ad evadere gli ordini. I famosi maestri responsabili delle più complicate creazioni erano noti solo ai più introdotti emissari, dato che la firma degli orologi era riservata alle grandi compagnie che effettuavano il commercio del prodotto finito. C’erano orologiai del calibro di Georges Golay, Louis Audemars, Louis-Elisée Piguet, Victorin Piguet, Daniel Aubert e Charles-Antoine LeCoultre, ciascuno proveniente da famiglie da lungo tempo stabilite nella regione. A sottolineare lo stato di isolamento del luogo, si osservi che fino all’inizio del XX secolo non solo l’attività orologiera, ma anche la stessa vita pubblica, fu dominata da dieci famiglie che si erano ivi stabilite sin dal Medio Evo!

–          La Valle di La Sagne, ove nacque JeanRichard, terra natale dell’orologeria svizzera

La storia di Movado
Come s’è visto, l’orologeria svizzera ha avuto due distinti natali. Qualcuno potrebbe asserire che la vera orologeria nazionale elvetica è quella giurassica, che è un vero e proprio prodotto autoctono e primigenio, che non solo non rappresenta un’espansione della corporazione ginevrina (d’importazione francese) ma viene da questa ostacolata. E quindi, se volessimo veramente istituire un almanacco aristocratico basato sulla purezza delle origini, dovremmo innanzitutto includervi i pionieri delle valli impenetrabili, nonché le ondate successive che seguirono il loro esempio. Progenitrice del futuro marchio Movado, nel 1876 la famiglia Ditesheim composta dal padre Samuel, dalla moglie Thérèse e da sei dei loro sette figli, si trasferì dall’Alsazia a La Chaux-de-Fonds. Si trattò di un trasferimento ben studiato, dato che la famiglia, con anni di anticipo, aveva inviato sul luogo il figlio maggiore Abraham col compito di preparare il terreno. Nel 1881, giusto 5 anni dall’arrivo, uno dei figli, Achille Ditesheim, appena finito il suo apprendistato alla Scuola Orologiera di La Chaux-de-Fonds, fondò una propria società di orologeria, stabilendosi inizialmente, con 6 operai, nell’edificio di Rue 1er Mars 13, ancora in piedi ai nostri tempi. La società affittò l’attico con 5 finestroni esposti a Nord, per assicurare luce sufficiente ai lavoratori. Dall’elenco degli indirizzi della città, una sorta di “Pagine Gialle” di quei tempi, vediamo che la società cambiò sede più volte nel corso dei primi anni di attività, perché i locali di Rue 1er Mars erano incapaci a contenere le esigenze di una crescita continua. Nel 1892 la società si trasferisce in Rue Demoiselle 47, nel 1900 in Rue de la Serre 61, e raggiunse solo nel 1905 una sede stabile, con la costruzione di una moderna fabbrica in Rue du Parc 117. La crescita dell’impresa era assai rapida: nel 1890 contava 30 lavoratori, che crebbero a 80 nel 1897. A titolo comparativo, nel 1889, il principale datore di lavoro nel Canton Vaud era LeCoultre con 100 lavoratori, ed il terzo era Audemars Piguet con 10. Sia purcontro una concorrenza così numerosa e qualificata, Ditesheim era ben capace di imporsi. Di quei tempi rimane poca documentazione, ma da una vecchia brochure del 1948, in cui sono riprodotte due pagine del libro di cassa del primo anno d’attività, veniva indicato il completamento di 198 movimenti d’ogni tipo, ed il prezzo di ciascuno di essi, ed il bilan-

.                Orologio realizzato per l’Esposition des Arts Decoratifs di Parigi

cio annuale assommava a 40.000 franchi circa. Risulta quindi che il laboratorio di Achille Ditesheim produceva inizialmente orologi da taschino, montando i componenti acquistati separatamente. Nel contempo i fratelli Ditesheim già si distinguevano come inventori, come mostra il loro primo brevetto svizzero del 25/10/1894, relativo ad un arresto a bariletto. Grazie ad annunci pubblicitari pubblicati nella Gazzetta Commerciale Svizzera, che riportava i vari marchi, le loro denominazioni ed i relativi programmi di lavoro, per il 1892 troviamo la seguente indicazione: “Specialité de mouvements en tous genre”. L’annuncio, tra il 1893 e il 1896, si dilatava, sino ad includere: “Boîtes, cuvettes, cadrans, mouvements, étuis, emballages de montres, de ressorts, et autres fournitures d’horlogerie”. Nei primi 11 anni di carriera Achille Ditesheim sembra essersi personalmente dedicato al montaggio di orologi e alla rifinitura dei movimenti. Dal 1893 la società commerciava anche in singoli componenti come astucci per orologi, coperchi antipolvere, quadranti, movimenti, scatole ed imballaggi per orologi, molle a spirale etc., materiali che la ditta acquistava per i propri bisogni e per rivendere a terzi. Dopo il 1896 sembra abbandonato il commercio dei componenti separati prodotti altrove, per dedicarsi essenzialmente alla vendita di orologi completi, presumibilmente montati nei suoi laboratori. Dagli annunci pubblicati dalla Gazzetta Commerciale, si rileva inoltre che la società viene ora menzionata con la denominazione: “L.A.&I. Ditesheim, fabricants”. La ragione di tale denominazione è che, oltre ad Achille, si erano aggregati anche i fratelli Léopold, inizialmente trasferitosi a Bruxelles come orologiaio, ed Isidore che, all’età di 19 anni, aveva appena completato il suo apprendistato in orologeria, e tutto ciò avveniva nel 1896, mentre papà Samuel moriva nel 1897. Sembra che il fratello Léopold restasse a Bruxelles, ivi dirigendo la prima filiale estera della ditta, contemporaneamente rivestendo il ruolo di direttore alle vendite. Subito dopo una seconda filiale fu aperta a Parigi, con a capo Salvator Lévy, che poteva essere un parente della famiglia in cui Achille, Isaac (altro fratello) e Léopold avevano trovato le rispettive consorti. Dalla Gazzetta emerge un altro dato, quello relativo al gran numero di fiorenti nomi commerciali inizialmente utilizzati dai Ditesheim per i loro modelli: Ultra, Apogée, Record, Talma, Noblesse, Salud, Negus, Bonne, Belgravia, Sûreté, Mistral e Tanit (Dea e progenitrice dell’antica Cartagine). Ma c’erano anche nomi più tecnici e funzionali, come Chemin-de-Fer International, Chemin-de-Fer Franco-Belge, Chemin-de-Fer Réunis, Chemin-de-Fer Fédéraux Suisse e, per chiudere il conto, Chronomètre du Train. Il che sta a significare quanto la ditta fosse attiva nell’ambito del personale ferroviario nazionale ed internazionale, fornendo orologi da taschino d’alta qualità tecnica e di gran precisione, che erano popolari specialmente in USA (vedi l’esempio di Hamilton). Ed in un annuncio del 2 maggio 1903 troviamo, come marchio di fabbrica, la designazione “Movado”, che due anni dopo divenne la denominazione generale della Maison.

.                                                .Un lavoro di gioielleria firmato dalla Fabbrica Movado

I nomi della concorrenza
Senza accorgersene, questo articolo sulla storia di Movado sta diventando una vera e propria storia di tutta l’orologeria svizzera. Non senza scopo: pensavamo che i nostri lettori avrebbero preso Movado come un marchio minore, mentre invece, sin dalle origini, si muove e scalpita come un marchio maggiore. È interessante passare in rassegna i celebrati marchi in confronto dei quali Movado si trovò a misurarsi. Nel 1848 Louis Brandt fondò a La Chaux-de-Fonds la Maison che poi assunse il nome di Omega, mentre da parte sua la famiglia Braunschweig fondava la società Election. Constantin Girard-Perregaux apriva nel 1856, seguito da Léon Breitling nel 1884, da Paul Didicsheim (Solvil) nel 1892, e da Marc ed Emanuel Didisheim (Marvin) nel 1894 (notate la virtuale omonimia tra i Ditesheim di Movado, i Didisheim di Solvil e i Didisheim di Marvin). Nella vicina Le Locle operava, dal 1846, Ulysse Nardin, e poi Charles-Frédéric Tissot (1853), Georges Favre-Jacot con la Zenith (1865) e George Ducommun con la Doxa (1889). A St. Imier Ernest Francillon fodava la Longines nel 1867 e J.F. Jeanneret apriva la Excelsior Park nel 1866. Nella città di Biel (ovvero Bienne o Bienna) Eduard Heuer apriva la Heuer nel 1860, la Bulova fu fondata a Le Brassus nel 1885, Audemars Piguet si stabilì nel 1875, mentre Urs Schild l’Eterna nel 1856 a Grenchen. Dal 1897 la Ditesheim iniziò l’utilizzazione di macchinario elettrico nelle linee di produzione, con l’introduzione di affilatrici e rettifiche elettriche nella molatura delle pietre. Questi eventi segnano la fine del lavoro di montaggio a partire da componenti separati acquistati altrove, avviando la produzione in casa propria di tutte le parti di un orologio, o della maggior parte di esse. Tale conversione portava ad una rapida crescita del personale impiegato, e già sappiamo che proprio nel 1897 la manodopera di Ditesheim assommava ad 80 unità. Raramente laboratori dediti al semplice montaggio occupavano tanto personale. Ed abbiamo anche visto che sin dagli inizi la vendita degli orologi avveniva organizzando filiali, assumendo rappresentanti e concedendo licenze all’estero, come dimostra il già citato lavoro di Léopold a Bruxelles, e già prima del 1900, oltre alla filiale di Parigi, si nominarono licenziatari per la Francia e per l’Algeria. L’assortimento comprendeva i soliti modelli da tasca per signori e signore, come pure orologi a “pendant”. Promovendosi all’insegna della “Specialité de mouvements en tous genres” (1892), era chiaro che l’accento della casa Ditesheim veniva posto sull’orologio semplice ma preciso piuttosto che sulle versioni più complicate. A riprova stanno i numerosi modelli specialmente rivolti ai ferrovieri. E poi, già prima del 1900 Ditesheim aveva cominciato a partecipare alle gare di cronometria indette dall’Osservatorio di Neuchâtel, inoltrando i suoi orologi da tasca al dipartimento ufficiale svizzero di controllo di St. Imier, allo scopo di poterli porre in commercio accompagnati dal certificato di cronometri. Nel 1901 furono posti sul mercato due calibri particolarmente piatti muniti di scappamento a leva, uno di 11’’’, quindi adatto a piccoli modelli da polso, l’altro di maggior diametro (19’’’ pari a 49 mm), adatto ai normali orologi da taschino per signori. In questo periodo completavano l’assortimento orologi di precisione in scatola di legno (simili ai cronometri militari), orologi da esibizione, detti “da vetrina”, nonché modelli da tavolo variamente decorati. La Maison cominciò molto anticipatamente a specializzarsi nell’orologeria da polso, in particolar modo nei minuti modelli da polso per signora. Nel 1895 fece notizia che la L.A.&I. eredi Ditesheim produceva orologi da polso femminili muniti di scappamento a cilindro. Nella citata brochure del 1948 figura un movimento con scappamento a leva, marcato Apogée, con l’annuncio che nel 1899 aveva partecipato alle gare dell’Osservatorio di Neuchâtel. Questo movimento ancora non rivela alcuno dei tratti tipici ed inconfondibili che caratterizzeranno la linea tipica dei futuri progetti Movado. Si tratta di un normale movimento svizzero con ponte del bilanciere ed un ponte a barile separato, come visto in modelli d’altra marca. Si tratta probabilmente dell’ultimo esemplare sopravvissuto di orologio Ditesheim montato su bozzello di gran qualità acquisito altrove, completato e sottoposto a regolazione fine nel laboratorio proprio. In quel periodo la ditta si dedicava particolarmente ad uno scappamento a leva per orologi da polso femminili, la cui miniaturizzazione era resa possibile dal moderno macchinario elettrico acquistato nel 1897. Alla fine del secolo, gli orologi da polso femminili venivano riguardati più come oggetti di gioielleria che come affidabili segnatempo, e così veniva investito più nella loro  apparenza  che nella ricerca  di buone prestazioni, e per

.     .Orologio commemorativo del Gran Prix vinto a Bruxelles nel 1910

questa ragione la Maison rimase così a lungo ancorata alle povere prestazioni dello scappamento a cilindro. Ma i fratelli Ditesheim furono comunque tra i primi a proporsi come scopo il radicale miglioramento degli orologi da polso femminili, ed i primi risultati di questo sviluppi si concretizzarono a partire dal 1910, come vedremo in seguito. Chiudiamo questa puntata con un accenno alle grandi Fiere Mondiali che si tenevano, ad intervalli irregolari, a partire dal 1851. Nella seconda metà di quel secolo esse assunsero un’importanza sempre crescente, e solo parzialmente possono paragonarsi alle moderne Fiere Industriali, perché non consistevano in una semplice presentazione di prodotti, ma costituivano una vera e propria sfida tra nazioni, in cui ognuna era chiamata ad esibire i suoi massimi raggiungimenti nel campo della tecnica. I fratelli Ditesheim cominciarono a mietere i loro allori, sotto forma di premi, medaglie e diplomi da sfruttare pubblicitariamente, a partire dalla mostra parigina del 1900, con una medaglia d’argento. A Liegi nel 1905 i premi divennero una medaglia d’oro ed un diploma d’onore. A Bruxelles nel 1910 Movado ottenne il massimo, e cioè il Grand Prix. Ma come vedremo, è l’anno 1905 a segnare la vera, grande svolta nella storia della nostra cara Maison. (Segue)