LONGINES: 1a parte

Di Marino Mariani

 

Audrey Hepburn, l'attrice più amata del mondo

Audrey Hepburn, testimonial di Longines,l’attrice più amata del mondo

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C’è una storia che vi ho raccontato già tante vol-te, ogni volta adattan-dola al nuovo contesto, e che adesso mi sembra opportuno riproporre: nell’estate del 1980 viaggiavo sulla mia Alfetta per passare un mesetto di vacanza ad Engelberg, località montana a pochi chilometri da Lucerna, quando, passato da poco il confine con la Svizzera, sento che al polso mi manca il peso dell’orologio. Mi fermo, lo cerco e non lo trovo. Giunto alla meta, controllo attentamente ogni millimetro quadrato della vettura, e devo concludere che l’orologio si è inesplicabilmente perduto. Che fare? In vita mia non avevo mai comprato un orologio, e quelli che avevo finora posseduto erano capitati in casa non si sa come. Inoltre, non avevo mai fatto un acquisto importante senza l’ausilio di mia moglie, che in quel momento si trovava anche lei in vacanza, però in crociera tra i fiordi norvegesi. Entrai comunque nell’ordine di idee di guardare le vetrine, e poi… Mi organizzai in modo da passare le mattinate a respirare l’aria di montagna, e verso sera calavo su Lucerna a fare il giro dei negozi. A quel tempo pubblicavo e dirigevo la rivista Audiovisione per cui, per zelo professionale, trasformai le mie visite presso i migliori orologiai e gioiellieri di Lucerna in una vera e propria inchiesta giornalistica. Volevo sapere quale fosse, nel giudizio dei negozianti, la scala dei valori dell’orologeria svizzera, scala che poi chiamai il “Gotha”. Tanto mi appassionai a quell’inchiesta che la estesi alle città di Zurigo e di Winterthur, e ne ricavai la seguente graduatoria. Anzi, non si tratta di una graduatoria, nel senso che non vi viene espressa una gerarchia di valori, bensì di un elenco così composto, rispettando l’ordine alfabetico: Audemars Piguet, International Watch Company, Patek Philippe, Piaget, Vacheron Constantin.  Confrontando  quest’elenco con  le risultanze emerse  dai miei  attuali articoli,  redatti  col senno di 25 anni

.                                   Auguste Agassiz ed Ernest Francillon: i fondatori della Longines

dopo,i conti tornano in pieno. Nel senso che, essendo stata l’inchiesta effettuata in un gruppo di Cantoni svizzero-tedeschi, è più che giustificato il favoritismo espresso nei confronti della IWC di Sciaffusa. Se invece che ad Engelberg mi fossi recato in vacanza in un’altra località da me favorita, e cioè a Verbier, ed avessi condotto la mia ricerca in città come Sion, Losanna e Ginevra, i nomi avrebbero potuto essere in parte diversi. E veniamo infine alla ragione per cui ho rievocato questa mia personale esperienza investigativa: pur essendo a quel tempo assolutamente digiuno di cose orologiarie, entro di me e nella mia cerchia era stampato un nome sacro, ed era quello di Longines. A torto o a ragione, per me e per i miei conoscenti Longines era una marca al di fuori e al di sopra della mischia: l’orologio del Duca degli Abruzzi, del comandante Umberto Nobile, di Francesco de Pinedo, di Ferrarin e Del Prete e di tanti altri nostri eroici aviatori, e, tra i più noti piloti stranieri, lo svizzero Mittelholzer ed il superpilota Charles Lindbergh. La fama di Longines in campo scientifico, sportivo ed in particolare nel nuovo ed immaginifico settore dell’aviazione militare e civile era tale che c’era da meravigliarsi che si potesse liberamente acquistare un Longines, magari per signora, in qualsiasi buon negozio, senza dover presentare un diploma universitario o, comunque, un certificato di benemerenza. Alla mia domanda perché un nome come Longines dovesse rimanere escluso dal “Gotha”, i signori titolari si sono grattati la testa, ed hanno concluso, praticamente all’unanimità che sì, d’accordo, ma che Longines non era più come prima. Ed anche questa risposta, sempre col senno di 20 anni dopo, appare pienamente giustificata: nel 1980 l’industria orologiera mondiale, e quella svizzera in particolare, era esattamente in mezzo al guado: dopo l’introduzione del movimento al quarzo, le ditte che si erano date anima e corpo alla nuova tecnologia, s’accorsero che i giapponesi potevano produrre questi congegni a costi dimezzati e, se avessero proseguito per quella strada, si sarebbero trovati oggi di fronte ai cinesi, capaci di produrli a costo ancora inferiore. Quindi tutte le case, con epicentro temporale proprio in quel periodo, dovettero ripensarsi, rifondarsi, ricapitalizzarsi, e trovarsi una nuova collocazione tra le varie fasce di mercato. L’anno 1980 può essere visto come un muro invalicabile posto a dividere il passato dal futuro: trovandosi il futuro (tecnologico) sbarrato, l’orologeria elvetica ha “istituito” un nuovissimo tipo di futuro su misura, consistente nella sistematica riproposizione del passato. Come quei politici che fanno una dichiarazione che desta scalpore, e poi la correggono con opportune precisazioni, così proverò a ribadire il concetto formulandolo diversamente: il liberismo economico occidentale, troppe volte confuso con il liberalismo, è fondato sull’assioma di Locke (John Locke, 1632-1704) il quale, nel dibattito sugli aspetti sociali, etici, religiosi, economici e, se possibile, scientifici, che concorrono nella formazione del prezzo delle merci, spazzò via ogni remora dichiarando che “il prezzo giusto di tutte le merci è quello che riescono a spuntare sul mercato”. Punto e basta. Da qui la corsa al cosiddetto “valore aggiunto” da parte dei sistemi bancari, industriali e commerciali di tutto il mondo occidentale. cioè all’alto guadagno come presupposto di ogni transazione. Ma  proprio  nel  1980  e

.          Umberto Nobile comandò due trasvolate polari

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dintorni questa corsa si è trasformata in una sorta di apocalittica migrazione dei lemmi, che sono quei roditori che periodicamente si riuniscono in branchi di decine di migliaia, si buttano a mare e… crepano. Infatti in quel periodo fu anche introdotto l’audio digitale (cioè il CD), i personal computer si sviluppavano a velocità prodigiosa, e più le soluzioni tecnologiche apparivano sofisticate e fuori della portata del comune mortale (cioè dell’individuo preso singolarmente), e meglio si confacevano alla trascendente capacità manifatturiera di tutti i popoli asiatici, nessuno escluso, ma con la Cina in testa. In breve: gli occidentali potevano portare il progresso oltre ogni limite concepibile, ma erano poi gli orientali, producendo a costi irrisori, ad introitare i guadagni, accontentandosi di margini infinitesimali. In tal senso va interpretata la frase: “…trovandosi il futuro (tecnologico) sbarrato, l’orologeria elvetica….”.

La Storia
Invano cerchereste il nome di Longines negli archivi anagrafici svizzeri, ed infatti non è un nome di famiglia, bensì quello di una località che, come dice il nome stesso, significa “i lunghi pascoli” o “lunga prateria”, e già da questo nome promana tutto il fascino della Marca. Il nome di famiglia, invece, è quello di Auguste Agassiz, il cui fratello Louis godeva, a quei tempi, gran fama di geologo. Era l’inizio del 1832 quando Auguste aprì a St. Imier un piccolo comptoird’orologeria. Poche sono le Maison elvetiche che possono vantare una così lontana ascendenza, e d’altra parte la forma di comptoir, per quei tempi e per quella località, era obbligatoria, in quanto consentiva alle famiglie locali di integrare, specie nei mesi invernali, la loro economia agricola con l’artigianato orologiero: l’imprenditore, detto “establisseur”, distribuiva in giro materiali e pezzi semilavorati che gli artigiani finivano e montavano integralmente o parzialmente. Gli orologi pronti per la vendita confluivano nel comptoir e l’establisseur si occupava della loro vendita. Una delle sorelle di Auguste sposò Marc Francillon, reputato negoziante di Losanna, e nel 1934 nacque il loro primogenito Ernest, che studiò a Losanna e Stoccarda, in attesa di entrare nel comptoir dello zio. Per la sua intelligenza, solerzia e spirito d’iniziativa, nel 1862 divenne direttore del laboratorio. Ernest Francillon fu uno dei primi a voler trasformare il suo comptoir in una fabbrica vera e propria in cui tutti gli orologi ed i loro componenti vengono fabbricati sotto un unico tetto, e di conseguenza nel 1866 fece costruire un moderno stabilimento accatastato come “L’usine des Longines”, in cui la produzione iniziò sin

.                                      La fabbrica Longines di St-Imier, celebre per la sua modernità

dall’anno successivo, ed un anno dopo ancora, nel 1868, il primo Longines sbarcò in America, mentre nel 1873, all’Esposizione Universale di Vienna, Longines conquistò la prima di una serie infinita di medaglie d’oro. Per difendersi dalle imitazioni, Francillon cominciò a stampare sui quadranti una clessidra alata e la parola “Longines”. Il più antico marchio di fabbrica registrato in Svizzera fu proprio quello di “Agassiz fils”, depositato il 10 maggio 1880, mentre il marchio Longines vero e proprio risale al 27 maggio 1889, ore quattro del pomeriggio, contrassegnato dal numero 2684 presso l’Ufficio Federale della Proprietà Intellettuale di Berna.Nel 1879 lo stabilimento di St. Imier fu ingrandito, e tra il 1905 ed il 1914 la sua estensione fu raddoppiata, e sin d’allora fu unanimemente considerato come uno stabilimento modello. Per renderci conto della sua evoluzione, basterà rifarsi a quanto si legge in un vecchio opuscolo Longines: nel 1867 la fabbrica contava 20 operai, ma cinquant’anni dopo assicurava il lavoro a più di 2500 unità. Durante quegli anni, Longines si affermava con sempre maggiore autorità in campo internazionale, partecipando a molte Esposizioni ove spesso risultava vincitrice. Nel suo anelito al perfezionismo tecnico, Longines vinse la medaglia d’oro ad Anversa nel 1983 e, sullo slancio, i massimi riconoscimenti in tutte le Esposizioni Internazionali cui partecipò: Bruxelles 1887, Parigi 1889, Parigi 1900, Milano 1906, Genova e Berna 1914, Parigi 1925, Philadelphia 1926, Barcellona 1929. I dieci Gran Premi e le ventotto medaglie d’oro vinte da Longines rappresentano un record chenon è stato eguagliato da nessun’altra maison. Longines ha inoltre il merito di aver ottenuto svariatissimi premi e riconoscimenti in tutti i concorsi organizzati dagli Osservatori Astronomici di Neuchâtel e di Ginevra in Svizzera, di Kew Teddington in Inghilterra, e Washington (USA). L’Osservatorio di Neuchâtel ha rilasciato 400 onorificenze ai cronografi Longines durante i vent’anni in cui, a partire dal 1879, la fabbrica di St. Imier ha partecipato ai concorsi. Nel 1945 le fu assegnato un premio anche per la precisione dei suoi orologi da polso. L’Osservatorio di Ginevra ha conferito ai cronometri Longines 83 onoreficenze per 7 anni consecutivi. Nel 1930 i cronometri da marina Longines ottennero i più alti riconoscimenti mai conseguiti fino a quell’anno. Anche a Ginevra gli orologi da polso furono premiati per la loro precisione. All’Osservatorio inglese di Kew Teddington, dove Longines concorreva sin dal 1885, ottenne un totale di 141 riconoscimenti. Nel 1931, su 50 cronometri definiti “especially good”, 28 (ossia più del 50%) erano Longines. Anche qui gli orologi da polso ottennero speciali riconoscimenti per la loro precisione. A Washington, Longines vinse due primi premi nel 1907 e nel 1913. Nel 1922 su dieci pezzi qualificati, nove erano orologi Longines ed otto di essi ottennero il primo premio. Tutti questi successi, sistematicamente conseguiti da Longines a scadenze regolari, erano dovuti in massima parte all’ottimo funzionamento della fabbrica di St. Imier dove lavoravano, gli uni a fianco degli altri, ottimi dirigenti e valenti operai, tutti animati da eccezionale dinamismo, in un ambiente perfettamente

.            Pocket Watch Longines della linea “BUSINESS LINE”, anno 1840, firmato Agassiz Geneva

adeguato a tutte le loro esigenze, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello sanitario, ricco di luce ed attrezzato nel migliore dei modi in ogni suo reparto. E grazie al buon andamento della produzione, ogni anno varie centinaia di migliaia di orologi venivano spediti in ogni parte del mondo, rendendo il nome di Longines noto e familiare anche nelle località più remote e nei centri più sperduti. Immancabilmente all’orologio Longines veniva associata l’idea stessa di precisione. Addirittura, in taluni Paesi, il nome Longines veniva usato invece del sostantivo “orologio”. Ciò era sicuramente dovuto all’estrema attenzione con la quale veniva controllato il funzionamento degli orologi prima che fossero messi in commercio. Essi lasciavano St. Imier solo dopo essere stati sottoposti ad uno scrupoloso e severo controllo da parte di esperti maestri d’orologeria. A dire la verità severi controlli e messe a punto eseguite a regola d’arte sono sempre state un patrimonio comune a tutta l’orologeria elvetica, ed i maggiori successi conseguiti da Longines presuppongono non solo la ferrea osservanza dei protocolli e delle procedure, ma anche una superiore concezione d’ingegneria meccanica.

In America e nel mondo
Per favorire una maggiore diffusione dei propri orologi, già Auguste Agassiz aveva creato un’agenzia di vendita a New York, essendo il primo orologio Longines approdato in America nel 1868: pensate, due anni prima che Roma diventasse capitale d’Italia e Tokyo capitale del Giappone. Nel 1875, dopo essere stata acquistata da Albert Wittnauer, questa agenzia era diventata la A. Wittnauer Watch Co. che nel 1880 ebbe l’esclusiva di vendita dei Longines in USA, fondando un rapporto destinato a durare nei successivi 114 anni. Nel 1936 questa agenzia fu messa in vendita dalla famiglia Wittnauer e assunse la nuova denominazione di Longines-Wittnauer Co. Un nome che divenne così comune che fu proprio in USA che taluni ritennero che Longines ed Orologio fossero sinonimi. Costoro dovettero essere convinti del loro errore con l’argomentazione che i movimenti degli orologi Longines non erano intercambiabili con quelli di orologi d’altre marche. Questa testa di ponte di Longines in America divenne un punto di riferimento che permise alla Maison di penetrare altri mercati e diventare popolare ovunque. Negli anni che precedettero lo scoppio della Prima Guerra Mondiale un quotidiano americano lanciò, tra i suoi lettori, un’inchiesta su quale fosse il loro orologio preferito, e Longines ottenne il primo posto col 92% dei suffragi. Prima dell’inizio del secolo XX, Longines si era già specializzata nella fabbricazione di cronometri da tasca e da marina destinati alle più perigliose esplorazioni d’allora: le spedizioni polari nell’Artico e nell’Antartico ed in tal modo la sua fama si accrebbe a dismisura in virtù delle entusiastiche attestazioni che molti famosi esploratori rilasciarono a favore di questi cronometri. Emblematica fu la spedizione polare del 1889 com-

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piuta da Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, e del suo aiutante di cam-po, tenente di vascello Umberto Cagni, che as-sunse il comando quando il Duca cadde malato (nel 1910 l’ammiraglio Cagni occupò Tripoli alla testa dei nostri bersaglieri da sbarco). Per lungo tempo l’Italia e il mondo rimasero senza notizie della spedizione, e si temette che fosse rimasta inghiottita dai ghiacci. Quando i reduci fecero ritorno, Giovanni Pascoli compose in loro onore una poesia, di cui cito i primi versi avendoli studiati a scuola più di sessant’anni fa: “Questo è dall’Ombra un ritorno /Dante Alighieri ha sorriso /Noi sopivamo ed un giorno /Vi vedemmo all’improvviso”. Lasciatemi soffermare ancora un momento sulla spedizione del Duca degli Abruzzi, e dopo capirete perché. Innanzitutto voglio sottolineare quale scuola di ardimento e di sacrificio fossero le missioni polari: le navi giungono il più a Nord possibile prima di rimanere intrappolate nei ghiacci. Dopo, la spedizione prosegue sulle slitte trainate dai cani, che sono i veri martiri di tali imprese: il loro ritorno non è previsto, ed il loro viaggio è un viaggio di sola andata verso la morte. Sulla nave Stella Polare del Duca ne furono imbarcati 150, di cui la metà servì da pasto all’altra metà, ed a sua volta l’altra metà, esaurite le provviste, servì da pasto all’equipaggio ormai esausto. Ebbene, la spedizione era provvista di cinque cronometri Longines, che svolsero egregiamente il loro compito, ed al ritorno furono ufficialmente lodati dal Duca: “I cronometri Longines, nonostante le incredibili variazioni di temperatura cui sono stati sottoposti, hanno mantenuto il tempo esatto”. Il compito dei cronometri nelle spedizioni destinate a rimanere isolate per lunghi mesi non è quello di stabilire la sveglia, la ritirata e l’orario dei pasti, bensì quello di fornire l’ora esatta, avendoli inizialmente regolati sull’ora del meridiano di Greenwich. Ciò allo scopo di “fare il punto”, di stabilire cioè, l’esatta posizione della spedizione. Per “fare il punto” si misura la latitudine con l’ausilio di un sestante, e la longitudine conoscendo la distanza oraria dal meridiano di riferimento, cioè misurando la differenza tra l’ora locale determinata dal passaggio del Sole allo zenith, e l’ora di Greenwich affidata alla precisione dei cronometri. Ed ora sono pronto a svelarvi perché il nome di Longines ha un fascino ed una suggestione particolari, derivanti non solo dalla qualità intrinseca degli orologi di questa marca, ma anche dal fatto che tale nome sembra predestinato, per assonanza, all’esatta determinazione della Longitudine che, nei tempi passati, era il problema principale della navigazione di Terra e di Mare. E di Cielo, dopo il 1905, epoca del primo volo dell’aeroplano dei fratelli Wright. Dopo la spedizione del Duca degli Abruzzi, gli orologi Longines furono adottati dalla maggior parte degli esploratori per imprese d’ogni genere. L’ammiraglio Byrd, che con i suoi viaggi aerei scoprì più chilometri quadrati di terra inesplorata di ogni altro esploratore di tutte le epoche, affermava che il successo di un’impresa (di terra, di cielo o di mare) dipende in modo essenziale dall’equipaggiamento, ed a sostegno di questa tesi, nel suo volo al Polo Nord e nelle sue tre spedizioni antartiche, egli confidava invariabilmente nei cronometri Longines, ed egli stesso ne aveva uno per uso personale. Un record estremamente significativo fu conseguito dagli orologi Longines durante la spedizione del capitano Bernier che, con il famoso “Artic” navigò dagli Stati Uniti al Polo Nord. Al ritorno, il capitano così si espresse: “20 ottobre 1905. Desidero far sapere che siamo tornati ora dal nostro viaggio al Mare Artico, durante il quale i Cronometri Express Monarch Longines ci erano stati dati con l’equipaggiamento. Dal 18 agosto 1904 al 20 ottobre 1905, due di questi cronometri, regolati alla partenza con l’ora di Greenwich, hanno avuto un funzionamento estremamente buono. Durante 429 giorni uno di questi ha variato di 13 secondi, l’altro solamente di quattro. Posso dire che anche gli altri, regolati con l’ora locale, hanno dato risultati eccellenti e posso altresì affermare che sono rimasto incantato dalla qualità e dal funzionamento dei vostri Longines Express Monarch. Vostro capitano J.E. Bernier – Artic”.

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In guerra e nello sport
Sarà durante la Prima Guerra Mondiale, quan-do emergerà l’esigenza di portare un orologio al polso, che la Longines si svilupperà rapidamente anche in questo senso, distinguendosi, oltre che per la funzionalità, anche per l’eleganza e la bellezza dei suoi modelli. Da allora in poi la sua storia si arricchirà ancora di successi, specialmente per quanto riguarda la precisione. Nel cronometraggio sportivo, gli esemplari che mette a disposizione nelle più importanti manifestazioni agonistiche lanciano la sua immagine ovunque e contribuiscono a renderla sempre più popolare. A partire dal 1905 Longines cominciò a farsi strada nel mondo delle gare, diventando col tempo l’orologio ufficiale di numerose associazioni sportive di tutto il mondo. Col trascorrere del tempo i sistemi di cronometraggio si sono fatti sempre più sofisticati fino ad eliminare totalmente la possibilità di ogni errore umano. Ogni sport ha i suoi problemi di timing, e per ognuno di questi Longines ha trovato immediata ed appropriata risposta. Da quella famosa gara tenutasi alla Festa Feriale di Ginnastica a Basilea nel 1912 dove, per la prima volta nella storia dello sport, fu eseguito un cronometraggio automatico, Longines ha percorso un lungo cammino, costellato da eccezionali risultati. Ma questo lo vedremo nella prossima puntata

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