JAEGER-LeCOULTRE

Di Marino Mariani

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Ogni volta che intraprendo lo studio storico di una grande Casa d’orologeria mi trovo di fronte al problema del repe-rimento geografico delle località menzionate, poiché mi sono accorto che la localizzazione geografica è d’importanza vitale, non solo per determinare una sorrta di appellazione d’origine, ma per chiarire e dipanare l’intreccio delle interrelazioni tra ditte di fama mondiale che, in varie epoche, appaiono come rivali, e poi alleate, ed infine si scopre che una appartiene all’altra, ma non è la più grande che possiede la più piccola bensì viceversa, e quella che faceva i movimenti ora fa anche le casse e così via…Questa premessa geografica è essenziale nel caso della biografia dell’elvetica Maison Jaeger-LeCoultre, la quale nasce come ragione sociale nel recente 1937, ma le cui radici affondano nei recessi del XVI secolo, e che ha la particolarità, al pari di certe case regnanti di altri tempi, di essere imparentata con altre celebri case, talché si potrebbe quasi sostenere che è difficile trovare un orologio di nobile ascendenza in cui non scorra almeno una goccia di sangue Jaeger-LeCoultre…

In cerca della valle
Ho dunque preso le tavole XX e XXI del Grande Atlante del Touring Club Italiano (probabilmente il più bel libro mai stampato in Italia), che rappresenta la Svizzera in scala 1: 750.000 (1 cm = 7,5 km), ed ho subito localizzato Ginevra e il suo lago Lemano. Poco a nord trovasi il lago di Neuchâtel, ed alla sinistra della linea che congiunge questi due grandi laghi ho individuato la città di Vallorbe, sul confine con la Francia. E poi, con grande emozione, ho scoperto una laghetto filiforme, largo poco più di un millimetro, orientato secondo le linee di corrugazione delle Alpi in quella regione, come la limatura di ferro si orienta secondo le linee di forza del campo magnetico di una calamita: il “Lac de Joux”, incapsulato nella leggendaria “Vallée de Joux”, chiusa a sud-ovest dalle località “Le Sentier” (Manifattura LeCoultre) e “Le Brassus” (Audemars Piguet), e dominata a nord-est dal “Dent du Vaulion” (altezza: m 1482) con la località “Le Pont”. Ebbene, in pochi millimetri quadrati di carta geografica, compressa contro il confine francese ed isolata dal resto del mondo, la “Vallée de Joux” (o Valle dei Boschi) da secoli è culla dei “veri” orologi destinati ad essere conservati tutta la vita, che da qui si irradiano in tutto il mondo, con la firma del loro fabbricante, o quella dei più illustri committenti di Londra, Parigi, New York e Milano.

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Storia della Valle e dei LeCoultre
La storia della grande orologeria valligiana inizia nel XVI secolo, a seguito delle sciagurate guerre e stragi religiose. La pace di Augusta (1555) sancisce il principio del “Cuius regio, eius religio”, che abolisce la libertà di culto. Imponendo al suddito di professare la fede del proprio monarca. Gli ebrei vengono relegati nei ghetti, gli eretici e le donne (dette streghe) vengono bruciati vivi, mentre gli Ugonotti, protestanti francesi, vengono trucidati e cercano scampo a Ginevra, nella vicina Svizzera che ha riconosciuto la riforma luterana. Calvino, il despota religioso ginevrino, proibisce il commercio di oggetti di culto, come croci, calici, immagini e statuine etc., e così gli artigiani che integrano l’economia contadina con il lavoro casalingo, cominciano a rivolgersi alla fabbricazione di oggetti meccanici, come ruote dentate, pignoni, movimenti e casse per orologeria, e Ginevra diventa la capitale di quest’arte. Ma gli Ugonotti non si fermano a Ginevra, e si rifugiano in prevalenza nell’impenetrabile Vallée de Joux, dove, pian piano, importano l’arte orologiera, facendo dapprima apprendistato a Ginevra, impiantando fabbriche ed insegnando ai propri apprendisti poi. Tra di essi si trova Pierre LeCoultre, originario di Lizy-sur-Ourcq, dipartimento di Seine-et-Marne, che ottiene la cittadinanza ginevrina nel 1588 e si trasferisce poi nella Vallée de Joux: una lapide posta su una casa solitaria ad ovest di Le Sentier costruita nel 1568 ricorda che Pierre LeCoultre ne fu il primo abitante. È in questa casa che, secoli dopo, nascerà Antoine, futuro fondatore dell’azienda, ma prima della costituzione della manifattura, la casa già formicolava di orologiai, come si desume dalle tipiche finestrelle ravvicinate sulla facciata nord.

.            Lady’s platinum/diamond DuoPlan, corona posteriore (realizzazione Cartier 1956)

La dinastia
Pierre LeCoultre fu il capostipite di una grande famiglia destinata ad avere larga influenza nella vita politica e sociale della Valle, ogni componente apportando un forte contributo di spirito inventivo ed innovativo, oltre che di insuperabile abilità artigiana. Essi cominciarono con la fabbricazione di lame ed arnesi, in cui eccelse, nella sua “forgerie”, Abraham-Joseph LeCoultre (1746-1814), mentre un altro ramo si specializzava in complicati carillons. Un secolo dopo iniziava la produzione di componenti d’orologeria. Jacques-David II, uno degli otto figli di Abraham, succede al padre nella conduzione della fonderia, mentre altri due fratelli, con i loro figli, creano laboratori specializzati nella fabbricazione di coltelli, tastiere, ance per strumenti a fiato ed ingranaggi vari, com’è sintetizzato nello stemma di famiglia che raffigura una ruota dentata ed un flauto.

Charles-Antoine, il fondatore
Uno dei figli di Jacques-David, Charles-Antoine, si specializza nella tempra dell’acciaio ed introduce procedimenti metallurgici ancor oggi in vigore nella Manifattura, interessandosi poi agli ingranaggi e, come tutti i grandi orologiai, agli scappamenti. Nel 1883, assieme al fratello Ulysse, getta le basi della Manifattura orologiera, dedicandosi alla produzione razionalizzata di ruote e pignoni, introducendo macchine utensili come la profilatrice per la fabbricazione dei denti degli ingranaggi. Nel 1844 inventa il “milionometro”, lo strumento che consente la misura di brevi distanze con la precisione del micron (millesimo di millimetro e milionesimo di metro), elevando d’un ordine di grandezza il grado di tolleranza dei suoi ingranaggi. In contemporanea con A. Philippe inventa la corona di carica, ed all’esposizione di Londra del 1850 conquista la medaglia d’oro per i suoi pignoni, ruote e movimenti di precisione. I suoi tre figli. Elie, Paul e Benjamin si affermano nel mondo dell’orologeria fabbricando calibri sempre più miniaturizzati e complessi fino ad imporsi nella produzione di movimenti a ripetizione dei primi e dei quarti, e confermarsi nei cronografi e calendari. Nel 1883 acquistarono il loro primo macchinario a vapore, introducono la luce elettrica ed innovano le tecniche di fabbricazione fino a triplicare la produzione senza aumento di personale. Il fatturato cresce in proporzione. Sotto la guida di Elie, l’impresa rinnova completamente il proprio assortimento e si converte alla produzione di movimenti d’alta qualità completamente assemblati (invece della fornitura di sole parti staccate), preludio alla produzione di orologi completi firmati col proprio marchio.

..                LeCoultre “Duoplan”: l’orologio a due piani!

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.Jacques-David:
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ngresso nel XX secolo
Jacques-David (1875-1948), figlio di Elie, entra nell’azienda di famiglia dopo aver frequentato la Scuola d’Orologeria di Ginevra, ed incita i col-laboratori a spingersi audacemente fino al limite dell’Impossibile. Nel 1903 produce un movimento d’orologio da tasca dello spessore di soli 1,38 mm. Il più sottile del mondo, cui segue un movimento cronografico da 2,8 mm ed un ripetizione di appena 3,2 mm. Contemporaneamente inizia rapporti commerciali con Patek Philippe a Ginevra e con Edmond Jaeger a Parigi. Apre a Ginevra un proprio un proprio laboratorio di ripasso e regolazione di calibri di gran pregio ed extrapiatti. Ma Jaccques-David non s’interessa solo delle questioni tecniche, ma anche di quelle commerciali, e subito tende a sostituire la complessa catena degli intermediari con una forza-vendita propria, che a tutt’oggi costituisce la spina dorsale della ditta.

Entra in scena Jaeger
Il fattore decisivo per l’ulteriore sviluppo della manifattura è la “French connection” intrecciata col parigino Edmond Jaeger, inizialmente specializzato nella fabbricazione di cronometri di bordo, ed in seguito insignito del titolo ufficiale di “Orologiaio della Marina”, che lavora in stretta collaborazione con Cartier. E così, per il suo tramite, LeCoultre si trova proiettato nel mercato francese dell’orologeria di lusso. Accanto agli orologi da tasca e “grandi complicazioni”, LeCoultre, in un’altra sezione del suo stabilimento, produce gran copia di tachimetri, contamiglia, orologi e contagiri per auto ed aeroplani, integrando la scarsa produzione di Jaeger. Così. Allo scoppio della 1a Guerra Mondiale, LeCoultre si trova ben piazzato con le sue plance portastrumenti, specie per gli aerei militari. Guai per chi fabbrica solo orologi!

.                         Il calibro “101”, il più piccolo movimento meccanico mai costruito!

Dal taschino al polso
La guerra fa cadere in disuso l’orologio da tasca, di scomodo uso per i soldati in trincea. Appaiono i primi orologi militari da polso, spesso piccoli calibri da tasca adattati alla meglio, con vetro protetto da un coperchio o da una grata. Jacques-David si adatta magnificamente alla nuova tendenza, ed assieme a Jaeger lancia, nel 1926, il “Duoplan”, orologio d’estrema precisione, ottenuta mediante un movimento ”baguette” a due livelli sovrapposti, onde ottenere un corretto dimensionamento del bilanciere, mentre la cassa viene realizzata inizialmente a Parigi. Il “Duoplan”, venduto simultaneamente e indipendentemente col marchio “Jaeger” e quello “LeCoultre”, offriva il singolare vantaggio di un motore di ricambio, fornito da LeCoultre ai dettaglianti, e cioè un secondo movimento già assemblato e regolato, completo di quadrante e lancette, sostituibile gratuitamente in pochi minuti nel periodo di garanzia, mentre il movimento difettoso veniva inviato in fabbrica per la riparazione. Il “Duoplan” veniva fornito corredato da un’assicurazione presso il Lloyds di Londra contro furto, smarrimento, distruzione o danno irreparabile. Un servizio straordinario che, d’altronde, ogni altro assicuratore si sarebbe rifiutato di accollarsi. Sulla scia di questa impresa, LeCoultre riprende la via della miniaturizzazione, e nel 1929 produce il calibro “101” (derivato dal “Duoplan”), che è a tutt’oggi il più piccolo movimento meccanico del mondo. Esso misura 4,84 mm x 14,00 mm in pianta e 3,4 mm di spessore, e con i suoi 74 componenti, più il quadrante, pesa…un grammo! Come sul “Duoplan” la corona è posta sotto la cassa, ma, a differenza di questo, il “101” è tutt’ora in produzione. La sua versione scheletrata pesa solo 0,4 g, e non sappiamo come commentarla.

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Nascita del “Reverso”
Nel 1931 nasce uno dei più singolari e famosi modelli nel campo dell’orologeria mondiale d’alta classe. La creazione del “Reverso” si deve al parigino César de Trey, che dal campo delle protesi dentali era passato all’orologeria con le funzioni di commerciante e, per dirla tutta…impresario! Nel 1930, trovandosi in India per affari, visse in compagnia di gentlemen che praticavano il gioco del polo, Al termine di ogni partita i loro orologi da polso dal vetro infranto testimoniavano dell’irruenza del gioco. Quindi non solo la guerra, ma anche lo sport, esigeva orologi “protetti” (in attesa dell’avvento di vetri infrangibili). Nacque così l’idea di un orologio ribaltabile, e con questo tarlo nel cervello, de Trey, ritornato in Europa, si recò a Vallorbe per confidarsi con l’amico LeCoultre, che rimase contagiato. Riflettendoci sopra, Jacques-David si convinse della necessità di realizzare questo tipo d’orologio. Rimaneva il fatto che la manifattura non aveva mai fabbricato casse, e quindi si reca a Parigi per parlarne con Edmond Jaeger, che decide di affidare il disegno del meccanismo di ribaltamento all’ingegner René-Alfred Chauvot, che viene brevettato il 4 marzo 1931 presso il Ministero del Commercio e dell’Industria (previo il pagamento di franchi francesi 5). Firmati gli opportuni contratti, Jaeger e LeCoultre si resero conto di non poter costruire in proprio le casse, che furono commesse alla ditta Wenger di Ginevra. Alla stipula, al venditore (de Trey) venne riconosciuta la facoltà di montare movimenti della Tavannes e della Movado, se la manifattura non fosse stata in grado di approntare in tempo i quantitativi richiesti per il massiccio lancio di Natale dello stesso anno. De Trey creò, altresì, la geniale denominazione di “Reverso”.

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Rinascita del “Reverso”
La storia del “Reverso” meritava un libro a parte (ed infatti esiste quello, mirabile, di Manfred Fritz, edito anche in italiano), ma il suo punto saliente non possiamo passarlo sotto silenzio, e ci obbliga a fare un salto di quasi mezzo secolo quando, a metà degli anni 60 la ditta Jaeger-LeCoultre (costituitasi nel 1937) considera terminato il ciclo del “Reverso”, nome che apparirà soltanto nei fascicoli degli inventari a fine d’anno. Nel 1972 l’industria svizzera è in piena crisi sotto i colpi del “quarzo giapponese”, quando nell’ufficio del direttore della Jaeger-LeCoultre il telefono porta la notizia bomba che il distributore esclusivo per l’Italia, Giorgio Corvo, ha deciso di acquistare, per la propria raffinata clientela, tutti i “Reverso” rimasti in stock. Conta e riconta, si trovano 200 casse e nessun movimento adatto. L’italiano non si arrende ad ogni tentativo di dissuasione, e risponde: “Le voglio tutte”. Recatosi a Le Sentier, Corvo constata l’impossibilità di ottenere un movimento LeCoultre, torna a Milano con una cassa su cui monta un movimento di sua scelta. Tornato a Le Sentier esclama: “Vedete, funziona!”. Punti sul vivo, i tecnici gli approntano un movimento ovale utilizzabile alla bisogna, ed entro un mese dalla consegna dei 200 “Reverso” rigenerati, li ha venduti tutti! E così, dato per morto, il “Reverso” è tornato ad essere l’ammiraglia della produzione Jaeger-LeCoultre, e nel 1991 ha festeggiato il suo sessantesimo anniversario con una versione a tiratura limitata (500 esemplari) in oro. La produzione attuale consta di modelli perfezionati, con cassa interna impermeabile, ridisegnata e costruita interamente in casa, con versioni dotate delle massime complicazioni, concupite dagli intenditori di tutto il mondo.

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Ultimi sviluppi
Nel 1948, alla morte di Jacques-David, la ditta passa nelle mani del finanziere bernese George Ketterer, che diventa amministratore delegato di una holding cui appartengono la LeCoultre di Le Sentier, la Jaeger-LeCoultre di Ginevra e parte della Vacheron Constantin. Vengono prodotti l’automatico calibro “481”, il “Futurematic” completamente automatico (tanto da essere privo della corona di carica). E poi il “Geophysic” ed il “Geomatic”, sogno inappagabile di ogni collezionista. Ma nel 1965 Ketterer, acquisite tutte le azioni disponibili di Vacheron Constantin, pianta senza preavviso la Jaeger-Le coultre, che passa nelle mani di Roger LeCoultre, che nel 1969 la cede ai coniugi Favre. La crisi degli anni 70 non concede il tempo di risanare l’azienda, che nel 1978 passa in mano al gruppo tedesco VDO, mentre nel 1980, per garantirsi la fornitura a lungo termine dei movimenti di Le Sentier, Audemars Piguet acquista il 40% della holding. La VDO già possiede la IWC, e nel 1988 la Jaeger-LeCoultre e la IWC progettano congiuntamente il più piccolo calibro ibrido del mondo, il “630” con movimento al quarzo. Sotto la nuova direzione la fabbrica riprende vita, spinta dalla prodigiosa rinascita del “Reverso” e tornando alla grande orologeria classica. In anni recenti la complessa ragnatela delle strutture societarie è un po’ mutata, e Jaeger-LeCoultre è inserita in un gruppo che fa capo alla “Les Manufactures Horlogere” che controlla anche i marchi IWC e A. Lange & Söhne. Il legame con altri grandi nomi orologieri, quindi, continua… NOTA: per informazioni su “ATMOS” cerca in Internet la voce: “lecoultre atmos”. FINE