GIRARD-PERREGAUX: 3a parte

Di Marino Mariani

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Nell’ultimo numero abbiamo visto come la Maison Girard-Perregaux, giunta praticamente ai nostri giorni, dopo una storia bisecolare di alta orologeria meccanica, abbia brillantemente affrontato e risolto a modo suo il problema della nuova tecnologia orologiera basata sui microcircuiti comandati dal battito del cuore…….pardon del “quarzo”. Questo minerale, la cui formula chimica è SiO2 , cioè biossido di silicio, o meglio: anidride silicica, è estremamente comune, non essendo altro che la sabbia delle nostre spiagge, opportunamente ricristallizzata in laboratorio. La sua caratteristica saliente è quella di avere una frequenza di vibrazione propria estremamente stabile e costante, facilmente battendo, come elemento di regolazione, qualsiasi tipo di diapason utilizzato in orologeria. Forse saprete che elementi migliori del quarzo sono il Rubidio ed il Cesio, utilizzati come strumenti di laboratorio, ed il Cesio è tanto stabile e preciso che oggidì la durata del “secondo” campione non è più determinata astronomicamente (come frazione di giorno medio, sidereo, solare…), bensì designata come il tale multiplo della frequenza di vibrazione propria del Cesio. Ed oggi come oggi, pur rappresentando il movimento al quarzo un componente orologiero dal costo quasi nullo, e pur essendo l’orologio al Cesio improponibile per ragioni di costo, di peso, di ingombro e di corredo tecnico necessario per assicurarne le condizioni di funzionamento, è proprio l’orologio al Cesio quello che minaccia maggiormente l’orologio al quarzo, al livello di grosso pubblico!!! Come è possibile? La risposta è semplicissima e la maggior parte di voi sicuramente la conosce: il battito dell’orologio al Cesio viene irradiato da una stazione radio, e viene utilizzato dai “radiocronometri” per regolare la loro marcia. Così, in definitiva, il “radiocronometro” è un orologio al quarzo (stavo per dire un “volgare” orologio al quarzo) che viene continuamente rimesso col segnale radio dell’orologio al Cesio, raggiungendo così un’imbattibile precisione. I primi radioorologi ad apparire sul mercato erano modelli da tavolo e da viaggio dal bel disegno, mentre i primi modelli da polso erano veramente bruttini, perché il quadrante veniva deturpato da una gibbosità metallica che fungeva da antenna. Il problema dell’antenna deve essere stato risolto, perché gli ultimi modelli pubblicizzati sulla stampa quotidiana mi sembrano…perfettamente normali!

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Benvenuto al quarzo……..
Ma torniamo agli anni 60: le grandi potenze dell’orologeria si stanno preparando alla grande rivoluzione elettronica: non appena si profilano all’orizzonte i primi circuiti integrati, giapponesi, americani e svizzeri iniziano la corsa al quarzo, ma allo sparo dello starter gli svizzeri rimangono bloccati da una falsa partenza. Per riguadagnare il tempo perduto decidono di fondare un centro di ricerca comune, il Centre Électronique Horloger, (CEH), a cui tutte le ditte del settore dovranno aderire. Tutte, sissignori, meno Girard-Perregaux, per spirito d’indipendenza, per orgoglio aziendale, per la consapevolezza che le ricerche effettuate in casa propria saranno più profonde ed efficaci di quelle condotte in cooperativa. E soprattutto più rapide. E così Charles-Édouard Virchaux declina la proposta comunitaria e si accinge a combattere da solo la battaglia per l’orologio al quarzo, adottando come prima misura l’assunzione di un giovane ingegnere elettronico neolaureato al Politecnico di Losanna. Nel 1970 la Maison Girard-Perregaux presenta a Basilea il risultato del proprio lavoro. Già lo sapete: un elegante orologio al quarzo dal prezzo competitivo, il primo fabbricato in serie in Svizzera. Di questo orologio bisogna ricordare la frequenza di vibrazione adottata dalla casa: 32.768 Hz, un valore che sarà adottato come standard dai fabbricanti di tutto il mondo. E, giacché ci siamo, ricordiamo che nel corso dello stesso anno anche la CEH presenterà il frutto delle sue ricerche: un orologio al quarzo tecnicamente di minor valore di quello di Girard-Perregaux, ma dal prezzo quattro volte maggiore, che verrà fabbricato in soli 2.000 esemplari, quando invece il successo dell’orologio al quarzo della nostra Maison assumerà proporzioni mondiali. Girard-Perregaux si lancia a tutta forza nel business dei nuovi orologi elettronici, conseguendo importanti vittorie: nel 1973 produce un rivoluzionario orologio con quadrante a LED, e nel 1976 fabbrica kil più piccolo calibro al quarzo del mondo, che gli consente di realizzare un orologio per signora non più grande della pila che alimentava il primo modello del 1970. Ma, vi avevamo già avvertito, si trattava di un successo ambiguo. a doppio taglio, ed anche di un canto del cigno: nel 1979 Charles-Édouard Virchaux e Jean-Édouard Friedrich decidono che è il momento di andarsene in pensione con tutti gli onori, e non avendo prole intenzionata a tenere in vita l’impresa, la pongono in vendita. La casa di commercio internazionale Desco von Schultess, acquirente, compie una sua scelta strategica a favore degli orologi al quarzo “di lusso”, ma dovette cozzare contro lo sfavore del mercato, che, nella sostituzione del complicato movimento meccanico, richiedente un livello di fabbricazione altamente qualitativo, con un semilavorato economico quale un motorino al quarzo di sconcertante semplicità, vedevano un’irrimediabile caduta di valore. Evidentemente il discorso della maggior precisione conseguita non interessava alla noblesse del mercato, per cui l’orologio al quarzo finirà per trovare maggiore sbocco nell’ambiente sportivo e nella pletora dei nullatenenti. Io, ed i miei lettori lo sanno, non sono così: non comprerei mai un orologio fabbricato oggidì con prestazioni tecniche inferiori allo standard corrente, e guarderei ad un orologio meccanico solo se appartenuto ad Alessandro il Macedone o donato da Giulio Cesare alla quattordicenne Cleopatra (con la quale si appartò per un mese infischiandosene della campagna d’Africa). Ma sin dalla nascita l’orologio ha svolto, oltre che la sua funzione istituzionale di segnatempo, anche quella di gioiello, e se la fascia alta della clientela predilige un certo tipo di orologio che per secoli ha portato il nome di rinomati artigiani altamente creativi, la cosa migliore è quella di accontentarla, spostando l’accento dal parametro precisione, e concentrando tutti gli sforzi sulla mirabile fabbricazione. Quello che mi meraviglia, però, e che nello stesso periodo (anni 70), anche nel campo dell’Hi-Fi, da una certa parte della clientela, si manifestò avversione nei confronti dell’introduzione del quarzo come elemento regolatore della marcia dei giradischi: i meccanismi regolati al quarzo venivano spregiativamente denominati quarzati.

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L’uomo della provvidenza
La scelta di Schultess a favore dell’orologio al quarzo di lusso si confermò come infausta, e dopo cinque anni l’azienda è ridotta allo stremo. I proprietari ne affidano la conduzione al loro direttore tecnico, Francis Besson, cui spetterà il compito di risanare i conti. E riuscirà nell’impresa, avendo trovato l’uomo giusto nella persona di Luigi Macaluso, il personaggio che abbiamo incontrato fugacemente nella prima puntata di questa storia, e che è il momento di presentarvi in tutto il suo…..splendore. Nato nel 1948 a Torino si è costruito una solida reputazione in orologeria, ma come Constant Girard ha vasti e differenziati interessi che gli consentono di tenere gli occhi sempre aperti sul mondo. Studioso di architettura, arte e design, è stato anche pilota automobilistico vincendo un campionato europeo di rally. Un bel giorno del 1987 Francis Besson, che cerca di cambiare distributore in Italia, lo chiama al telefono, e senza averlo mai incontrato di persona, gli offre questa collaborazione. A quel tempo, Girard-Perregaux è un nome assai conosciuto e rispettato in Italia, e Macaluso accetta di aprire la trattativa, e la mattina dopo si fa trovare all’appuntamento a Lugano, ove esprime il suo giudizio tassativo: il futuro dell’orologio di lusso non può prescindere dal movimento meccanico. Al che Besson estrae il disegno di un bellissimo cronografo, cui Macaluso predice un sicuro successo in Italia, a patto che sia equipaggiato con un movimento meccanico automatico. I due si stringono la mano, e quel cronografo automatico raccoglie nello stesso 1987 un successo tale che Girard-Perregaux non ha più dubbi: la Maison torna all’alta orologieria meccanica! L’azienda ritrova il suo equilibrio finanziario e Besson rileva la maggioranza del capitale, invitando Macaluso a sottoscrivere una quota che gli permetterà di trovar posto nel consiglio d’amministrazione. Nel 1991, il bicentennario della Maison fu onorato dal lancio di un capolavoro: il Tourbillon sous trois Ponts d’Or in versione da polso, e dall’aperura del Museo Girard-Perregaux nei locali interamente restaurati della manifattura di La Chaux-de-Fonds. Tale Museo, che saluta il ritorno della Maison alle sue gloriose origini, custodisce una collezione di orologi firmati dai più grandi nomi del passato: Bautte, Rossel, Girard…., pazientemente raccolti da Jean-Édouard Friedrich e riposti, per anni ed anni, in cassaforte. Questa collezione viene oggi costantemente arricchita, ed è presentata nei locali più ampi di una bella dimora, villa Margherita, acquistata nel 1998. Ma alla fine dell’anno del bicentenario, anche Francis Besson esprime il desiderio di ritirarsi e vendere la Girard-Perregaux, che nel 1992 viene acquistata proprio da Luigi Macaluso. Costui, in seno al consiglio d’amministrazione, tanto aveva fatto per il risanamento dell’azienda, e tanto aveva raccolto dal mercato italiano riordinato ed in espansione. La sua direzione è tesa al conseguimento di due obiettivi fondamentali: successo in Alta Orologeria e successo nella Ricerca e nell’Innovazione. Macaluso non è erede di una tradizione orologiera jurassica (o giurassiana), è bensì uomo di vasta, profonda e variegata cultura a larga banda, e col suo entusiasmo, col suo impeto giovanile opera una vera e propria metamorfosi nella Maison: affonda le mani nella materia, la plasma e le dà forma, promuove e produce nuovi disegni: vuole la perfezione meccanica e la ammanta di vesti sensuali e provocanti. C’è da dar seguito al successo della riproposizione del Tourbillon sous trois Ponts d’Or, ed il piano della manifattura riservato all’Alta Orologeria viene mobilitato e fatto girare a pieno regime per creare altri modelli a tourbillon: in tale palpitante atmosfera si consegue un vistoso risultato tecnico, che verrà presentato, nel 1999, alla Fiera dell’Alta orologeria di Ginevra: un Tourbillon sous troi Ponts d’Or a ricarica automatica. Molti altri orologi ad alta complicazione vengono poi a completare questo settore-faro della casa, i cui movimenti, frutto della massima arte orologiera, verranno utilizzati da altre marche di orologi di lusso per i rispettivi modelli di punta. Ogni anno, nel laboratorio d’Alta Orologeria dell’azienda, nascono alcune decine di capolavori di questo tipo firmati Girard-Perregaux. I privilegiati che possono permettersi di ordinarli sono, ovviamente, pochi. Ma sempre troppi! La lista d’attesa è lunga, e tra la richiesta e la realizzazione di tali capolavori trascorrono tre, quattr’anni…

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Pour Ferrari
Innovazione ed estetica sono le preoccupazioni principali del nuovo presidente, e quasi sempre questi due obiettivi si confondono tra loro, come accadde del 1994, per esempio, per una serie di orologi che si riallacciano al filo della passione del capostipite della casa, Jean François Bautte: l’orologio extra-piatto. Per realizzarlo viene concepita una famiglia di movimenti automatici, composta dai calibri GP 3000 e GP 3100, che poi diventano 3200 e 3300, utilizzati per diversi modelli dal 1994 in poi. È cio che accade anche per gli stupendi cronografi che Girard-Perregaux inizia a creare nel 1994 per, e con, i colori della Ferrari. La storia di queste due case di grande prestigio ha inizio un anno prima: è il gioielliere Bulgari, legato da stretta amicizia tanto con Macaluso quanto con Montezemolo, colui che metterà questi personasggi, in contatto tra loro, su richiesta del presidente della Ferrari. L’incontro ha l’atmosfera particolare della “rimpatriata”, poiché i due, in realtà già si conoscevano dai tempi della loro adolescenza, passata in gran parte sui circuiti automobilistici. Da tempo Luca di Montezemolo desiderava che ci fossero orologi adornati dei colori della Ferrari, non certo orologi comuni, bensì oggetti che fossero contemporaneamente opere d’arte e concentrati d’alta tecnologia, ed è perciò che il suo pensiero era corso immediatamente a Girard-Perregaux: per entrambe le case, su ogni altra considerazione, primeggiano le prestazioni e la bellezza. Luigi Macaluso ci pensa per qualche settimana: vuole creare un orologio che corrisponda esattamente all’identità della scuderia. Ha diverse idee in mente, ma soprattutto un principio condiviso da Montezemolo: Girard-Perregaux non fabbricherà orologi Ferrari, ma orologi Girard-Perregaux pour Ferrari (anzi pour Ferrarì). La sottigliezza ha la sua importanza, perché si vuole che il potenziale acquirente non compri l’orologio per pura e semplice passione e dedizione alla casa di Maranello, disinteressandosi di quello che c’è dentro, solo abbagliato ed avvinto dal colore della rossa e dall’immagine del Cavallino Rampante. L’acquirente deve essere uno che sogna Ferrari ed acquista Girard-Perregaux ad occhi aperti, non in stato di ipnosi. Dunque Montezemolo aderisce a questo principio, ed allora Macaluso gli mostra il disegno di un orologio estremamente raro all’epoca: un cronografo a rattrapante in oro, che lo seduce immediatamente. L’orologio, che vedrà la luce l’anno successivo e che inaugurerò la collezione “Pour Ferrari”, verrà accolto con entusiasmo. Ad esso faranno seguito altri cronografi dal sembiante decisamente sportivo. Il loro successo è considerevole e repentino, a tal punto che la casa teme che possa eclissare le sue collezioni classiche, che però, invece, verranno fatte segno ad altrettanto interesse. Uno degli orologi pour Ferrari creato nel 1999 per festeggiare i 70 anni della scuderia, rappresenta in prima mondiale: un cronografo da polso automatico con “lancetta dei secondi foudroyante” che consente di cronometrare i tempi all’ottavo di secondo. Di quest’orologio dovremo riparlare, prima di chiudere la storia.

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Nuove collezioni, nuovi modelli
Creata da Luigi Macaluso, una nuova linea di orologi “tonneau” viene a ravvivare l’entusiasmo del pubblico per le collezioni classiche. Molti modelli verranno ad adottare questa forma caratteristica, e tra essi un cronografo automatico che nel 1993 verrà incoronato come “orologio dell’anno” in Giappone, riscuotendo poi un meritato successo internazionale. Nel 1996 lo stesso riconoscimento verrà attribuito ad un’altra collezione di successo, quella dei Vintage 1945 (come a celebrare un’Annata eccezionale), che riprende la forma rettangolare di uno splendido orologio creato dalla Maison, appunto, nel 1945. Acclamata in tutto il mondo, diverrà ben presto la collezione principale della marca. Tra i fatti salienti della fine del millennio, per Girard-Perregaux va infine citata l’importanza accordata ai modelli per signora: il successo del Lady Vintage 1945 sprona i creatori della casa a proporre tutta una collezione, che viene chiamata Lady, composta di più linee, da quella più sportiva a quella più elegante. Contro ogni attesa, il modello più venduto di questa collezione, un cronografo automatico, è proprio quello che va contro il vecchio preconcetto, secondo il quale il miglior orologio per signora è quello che meglio le adorna il polso, senza troppo impegno nella rigorosa misura del tempo. Una vera e propria sfida, ma anche un grosso risultato tecnico, dal momento che il volume abituale dei movimenti dei cronografi è incompatibile con la leggerezza ed il poco ingombro degli orologi femminili. Girard-Perregaux, in realtà, ha usufruito delle ricerche precedentemente condotte per i cronografi della collezione Vintage 1945, in cui la forma rettangolare della cassa aveva già imposto tale sforzo di miniaturizzazione. E così, nel 1999, si giunge alla nascita di un movimento per cronografi del diametro di soli 23,30 mm, unico in tutto il campo dell’industria orologiera. Questo primato è stato reso possibile ritoccando il meccanismo tradizionale con l’incorporazione di una ruota a colonne, ma è indubbio che il successo del Petit Chronographe à Roue à Colonnes Lady fu dovuto in larga misura alla sua bellezza estetica, contraddistinta dall’aggraziata audacia delle lunghe anse ricurve. I primi anni del nuovo millennio, per Girard-Perregaux, sono dunque quelli del riconoscimento internazionale, della ritrovata notorietà, del ritorno all’Alta Orologeria ed al movimento meccanico di manifattura. (Segue)