GIRARD-PERREGAUX: 4a parte

Di Marino Mariani

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In una radiosa mat-tinata di primavera dell’anno 1980, mia moglie  ed io ci al-lontanammo dalla rustica dimoradi Olgiata (in una villa la nostra abitazione, nella villa prospiciente la sede della nostra rivista Audiovisione) e ci recammo in città (Roma), cercando di parcheggiare nelle vicinanze di Porta Pinciana. L’escursione aveva lo scopo di acquistare una Ferrari. Avevamo contato tutti i nostri soldi, compreso gli spiccioli, avevamo vuotato e rivoltato tutte le tasche, non risparmiando i cappotti smessi e chiusi negli armadi, aperto e rovesciato vecchie borsette e borsellini, ci eravamo persino assicurati che il salvadanaio di nostra figlia fosse pieno, per ogni evenienza. Tutto bene, i soldi per l’acquisto non ci mancavano, ed avevamo ricevuto anche l’incoraggiamento del commercialista, il quale non solo ci aveva rassicurato sullo stato di salute delle nostre finanze, ma addirittura vedeva nell’acquisto un ottimo investimento, perché una Ferrari, nel tempo, aumenta sempre di valore. Bene, mentre il concessionario ci parla della velocità massima, dell’accelerazione e del raggio di sterzata e di altre caratteristiche tecniche che sapevo già a memoria, provo ad aprire il portabagagli e con mia moglie constatiamo che non c’è. Esaminiamo lo spazio interno: la vettura è descritta come una “2+2”, ma dobbiamo constatare che la somma, invece di dare come risultato “4”, rimane ancorata al valore iniziale, cioè “2”. Stesso discorso per il serbatoio della benzina: c’è n’è sì e no fino a Bologna, per arrivare a Milano bisogna fermarsi per far rifornimento. Domando: “Ma se vogliamo fare un viaggio, che ne so, a Madrid, dove lo mettiamo il bagaglio?” Lì per lì costui (il concessionario), non capisce la domanda, poi si illumina: finalmente ha capito chi siamo, e bonariamente ci spiega. “Ma chi possiede una Ferrari non si preoccupa di queste cose!” Vero, verissimo, basta pensare alla trasvolata atlantica di Italo Balbo, la cosiddetta “crocirera del decennale” del 1933, dal lago di Orbetello fino a Chicago (e New York), per celebrare l’anniversario della presa di potere di Benito Mussolini. Si trattava del volo in stretta formazione di 24 idrovolanti bimotori Savoia Marchetti “Santa Maria”. Credete che alla partenza abbiano caricato tutte le cianfrusaglie dei 100 aviatori e tutto il carburante necessario? Nossignori! Decine e decine di baleniere incrociavano le acque al largo dell’Islanda, della  Groenlandia, di Terranova  del Canada e nella  Baia di Hudson, noleggiate per trasmet-

.              GP Full Calender”Orologio dell’anno” Tokyo 1966

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tere istante per istante le con-dizioni metereologiche e pronte ad intervenire in caso di necessità (non c e ne fu bisogno). Ed inoltre erano state stabilite, lungo il percorso, basi intermedie per rifornimento, manutenzione, ristoro e sosta, se c’era qualche uragano cui dare, prudentemente, la precedenza. Come si vede, la soluzione era banale: studiare su apposita mappa la rotta del viaggio, disporre pattuglie di pronto intervento munite di radiotelefono lungo il percorso, e stabilire basi intermedie ove parcheggiare permanentemente scorte di camicie, calzini, fazzoletti, cravatte, vestiario per ogni circostanza, nonché generi di conforto assortiti. Se si voleva evitare questo dispendio logistico, c’era sempre la possibilità di andare a Civitavecchia per la zuppa di pesce, partendo la mattina e tornando la sera. Però rimaneva un punto su cui non volevo darla vinta al concessionario: “Ma perché la chiamate GranTurismo?” La risposta fu raggelante: “Lei non tiene conto delle prestazioni e del grado di manifattura, e poi le rifiniture: ha guardato bene i sedili?”. In nome dell’Italia mia moglie ed io (entrambi svizzeri) eravamo ferraristi, e da quel momento “non” cessammo di esserlo, anche se rinunciammo di entrare nella categoria “proprietari”, ed il mondo seguitò a girare finché……..

…….ed infine la vittoria!
L’episodio da me raccontato si situa nella fase iniziale del ventunennio nero della Ferrari: pensate, per un periodo lungo quanto l’intera durata del regime fascista in Italia, la Ferrari si vide continuamente sfuggire il titolo mondiale: una volta per una “valvolina di plastica da duemila lire”, come puntualizzava il cronista Enzo Zermiani, ed il pubblico pensava “Ma perché non ce ne hanno messa una in titanio da centomila lire?”. Un’altra volta Zermiani avvertiva “Avete visto di spalle quel ragazzo in tuta rossa? È il figlio di Montezemolo”. E la gente non poteva fare a meno di pensare: “Ma perché non assumono meccanici veri?”. Inoltre la gente era dispiaciuta che la Ferrari non fosse più di Ferrari, e che fosse passata alla Fiat. Per tutte queste ragioni, ed altre ancora, sembrava che il marchio Ferrari fosse destinato ad un inesorabile declino, e quando, nel 1993 Gianni Bulgari, Luigi Macaluso e Luca di Montezemolo si incontrarono e concepirono l’operazione “Girard-Perregaux pour Ferrari”, a me, a quel tempo, quell’operazione parve velleitaria, perché le vittorie di Michael Schumacher su Ferrari erano ancora di là da venire (aveva già cominciato con due vittorie, ma nella scuderia Benetton, ex Toleman ed in seguito Renault). Ed invece quell’operazione si rivelò benaugurante e portò fortuna tanto alla Ferrari (che ricominciò a vincere) quanto a Girard-Perregaux, che rafforzò la sua posizione di fabbricante d’alto lignaggio.

.                         Girard-Perregaux: Ferrari Chronograph Rattrapante

I cronografi “Pour Ferrari”
E per proseguire e concludere il tema lasciato in sospeso nella puntata precedente, quello delle collezioni più recenti di Girard-Perregaux, parliamo proprio di quelle creazioni eccezionali, oggi ricercate dagli appassionati di tutto il mondo, che la Maison crea dal 1993 in omaggio alla Ferrari: le due Case sono accomunate da alcuni tratti assai evidenti: l’unione di un’estetica degna di un’opera d’arte con prestazioni tecniche eccezionali, l’esperienza artigianale tradizionale arricchita dalla tecnologia più avanzata e, per finire, la palese ricerca di una forma di assoluta purezza. Inoltre, fra l’automobile e l’orologio, esiste anche un’emozione comune, quella data dal piacere della vista e dell’utilizzazione di uno strumento splendido e, al tempo stesso, funzionale. Da lì la creazione di una gamma di cronografi eccezionali, sotto l’appellazione di “Girard-Perregaux pour Ferrari”, che in varie occasioni utilizzano materiali di punta dell’industria automobilistica, come il titanio, la fibra di carbonio, il Kevlar. È proprio in questa collezione che Girard-Perregaux propone un modello dotato di una complicazione ancor più eccezionale per via della miniaturizzazione richiesta da un orologio da polso: un cronografo rattrapante che permette misurazioni con la precisione di 1/8 di secondo. Questo modello Pour Ferrari S.F. , limitato a 750 esemplari numerati ed incisi sullo sfondo del leggendario cavallino rampante, è stato lanciato nel 1999 in occasione del settantesimo anniversario della Scuderia Ferrari. Era opportuno onorare la memoria di Enzo Ferrari, il suo fondatore, con un orologio fuori del comune: il più preciso e sofisticato dei cronometri a movimento meccanico. L’anno prima la Maison dedicava alle signore una linea di orologi automatici “Pour Ferrari” Lady, anch’essi contraddistinti dall’immagine del celeberrimo cavallino rampante (domanda: anche la Porsche ha sullo stemma un cavallino rampante, paga i diritti alla Ferrari? In caso negativo, tutti possono utilizzare quest’immagine, che contraddistingueva l’aereo del pilota da caccia della 1a Guerra Mondiale, Medaglia d’Oro Francesco Baracca?). La collezione dedicata alla scuderia italiana si arricchisce nel 2003 di un orologio cronografo ww.tc, fabbricato in serie limitata, che indica le diverse ore del mondo. Proprio come l’automobile progettata da Ferrari per il Campionato del Mondo di Formula 1 di quell’anno, quell’orologio venne battezzato F2003 GA, in cui, come si vede, al numero sono state aggiunte le iniziali di Gianni Agnelli, per rendere omaggio al presidente della Fiat, scomparso nel gennaio del 2003, da trent’anni indefettibile sostegno della Ferrari. Un altro orologio Pour Ferrari testimonia, forse ancor meglio, lo spirito col quale Luigi Macaluso, oggi assistito dal figlio Stefano, esercita il suo mestiere di presidente di Girard-Perregaux: alla fine degli anni 90 egli si mette a riflettere sull’eventualità di un orologio quadrato, butta giù qualche schizzo, poi esegue un disegno definitivo che consegna al settore Ricerca e Sviluppo della manifattura. Il modello, che sarà un cronografo dalla ruota a colonne monopulsante (cioè con un solo pulsante per avviare ed arrestare il cronografo), fa la sua comparsa sotto forma di un primo prototipo. A casa sua, a Torino, Luigi Macaluso lo mostra al figlio Stefano, il quale va a cercare in biblioteca un libro sulla casa Ferrari e lo apre alla pagina della leggendaria “375 Mille Miglia”: una Ferrari che il regista Roberto Rossellini (Un Pilota Ritorna,  La Nave Bianca, Roma Città Aperta…) ordina  al geniale  progettista

.                         Girard-Perregaux “Ferrari 375 Mille Miglia” (Ingrid Bergman)

Pinin Farina. Quello che Rossellini vuole è un’automobile atta a glorificare la bellezza e l’eleganza ( e, perché no?, la bravura) della sua nuova moglie, l’attrice Ingrid Bergman. A questo punto lasciatemi inserire un ricordo personale: Ingrid Bergman si chiamava come un personaggio del film che diede un’enorme fama a suo marito “Roma Città Aperta”, film che ai suoi tempi vidi 11 (undici) volte nelle sale cinematografiche, e poi alla Televisione. Ebbene, tale personaggio era il Comandante Bergman, persecutore di partigiani e di ebrei, interpretato superbamente da Harry Feist, il quale non era un attore di professione, bensì un ballerino di rivista. Subito dopo “Roma Città Aperta” uscì il film di svago “I pompieri di Viggiù”, in cui si esibivano varie compagnie di rivista, ed in cui, vero shock per gli ammiratori di Rossellini, ad un certo momento si vide il Comandante Bergman, cioè Harry Feist, carico di strass e lustrini, sgambettare tra le ballerine della compagnia di Wanda Osiris. Nasce così, nel 1954 una delle più belle macchine mai costruite, fabbricata da Ferrari in un solo esmplare, vettura di suprema eleganza, femminile e sportiva, con gli alettoni posteriori affilati come lame, dotata dei primi fari retrattili della storia dell’automobile, e di un colore destinato a diventare caratteristico di casa Ferrari, il fatale “grigio Ingrid”. Quest’automobile racchiude, sotto il cofano, un vero motore da competizione. Luigi Macaluso è subito d’accordo con suo figlio: il prototipo dell’orologio che ha fra le mani, con le sue curve soavi, presenta una sicura analogia con la Ferrari di Ingrid Bergman. Qualche giorno dopo lo presenta al suo amico Montezemolo e, per fortuna, la 375 Mille Miglia è proprio il modello Ferrari che costui preferisce! E così Luigi Macaluso riceve il suo assenso per iscrivere l’orologio nella leggendaria scia di quell’automobile. Nel 2002 Girard-Perregaux presenta l’orologio cronografo 375 Mille Miglia, la cassa scolpita nell’oro (rosa o grigio), ed i cui contatori quadrati (i piccoli secondi sul 9 e i 30 minuti sul 3) rievocano, pensa un po’, i fari retrattili di quella Ferrari. L’orologio viene prodotto in un serie limitata di 375 esemplari, che saranno venduti tutti in una sola serata, quando viene presentato a New York nel successivo mese di novembre.

Le collezioni “tonneau”, Richeville, Classique Elegance etc…
Creata nel 1993, la classica collezione “tonneau” di Girard-Perregaux è stata la prima ad essere ideata da Luigi Macaluso in persona. La riesumazione di una forma (a barile) popolare negli anni 20, reinterpretata in chiave attuale, fu subito accolta con immenso successo in tutto il mondo, anche per la ricchezza e varietà di modelli che componevano la collezione. La collezione Classique Élégance, invece, a cassa rotonda. Tutti i modelli della collezione sono accomunati dalla sobrietà delle linee e del quadrante, che consente loro di essere portati in qualsiasi circostanza ed a qualsiasi età. Diversi modelli sono estremamente eleganti e raffinati, come alcuni orologi extra-piatti a carica automatica e con fondello trasparente, ma troviamo anche qualche segnatempo a grande complicazione come il 1970 Chronorape Rattrapante, o il Traveller II automatico, con funzione di sveglia, secondo fuso orario e calendario a finestrella. In una collezione come questa, dove la forma delle casse permette qualsiasi ardimento tecnico, i tecnici di Girard-Perregaux si sono sbizzarriti mettendo a punto le più belle complicazioni. Alcuni pezzi eccezionali come il cronografo automatico fly back, una complicazione, studiata per gli aviatori, che consente di azzerare la lancetta del cronografo, ed iniziare così un nuovo conteggio con “una” semplice pressione del pulsante, mentre in un cronografo convenzionale ci vogliono tre scatti: l’arresto della lancetta, l’azzeramento ed un nuovo scatto di partenza. Il dispositivo fly back è utilizzato dai piloti in attesa di decollo, per il calcolo dei tempi di volo e tra un cambio di rotta e un altro. Un altro orologio fuori del comune dotato di cassa rotonda, specialmente studiato per i grandi viaggiatori e per tutti coloro che cambiano spesso fuso orario, è il ww.tc Cronografo, con le ore del mondo, carica automatica e lunetta girevole per sapere contemporaneamente l’ora in ventiquattro diverse città dei cinque continenti. Girard Perregaux è il solo al mondo a proporre un tale cronografo, ed ha incontrato uno straordinario successo. Di tutti gli orologi della Maison è quello che simboleggia nel modo più evidente la nostra epoca: al tempo della comunicazione istantanea, le distanze che separano Chicago da Sidney, o Dubai da Tokyo, sono solamente virtuali. Come oggi riescono a fare l’elettronica e l’informatica, ma grazie ad un vero e proprio capolavoro  di  pura meccanica  orologiera, il ww.tc riunisce in un sol punto tutte le ore del mondo. Esso è

.                  Girard-Perregaux Chronograph Tourbillon Rattrapante Foudroyante (1966)

anche un oggetto di grande bellezza, presentato in diverse versioni, La sua cassa in oro giallo, rosa o grigio, incastona quadranti di identica struttura ma resi diversi da giochi di colore, dal modello di maggior eleganza formale a quello di maggior dinamismo sportivo. Una corona permette di attivare la lunetta girevole che dà l’ora in tutto il mondo attorno ad un anello in cui le cifre delle ore diurne scritte su un fondo di colore diverso da quello delle ore notturne, Per coronare questa raffinatezza, il fondello lascia intravedere il complesso movimento meccanico e la sua massa oscillante in oro giallo. Fin dai celebri lavori di Constant Girard-Perregaux alla ricerca di cronografi sempre più precisi, e dopo la sua invenzione dell’orologio da polso nel 1860, che vennero muniti allora di una griglia di protezione dagli urti, la Casa coltiva la tradizione del cronografo affidabile e preciso allo stesso tempo, e che può essere portato in condizioni estreme d’esercizio. I vari modelli di questo tipo sono oggi riuniti nella collezione Sport Classique. Nonostante il loro stile decisamente tecnico e sportivo, sono anche orologi di indubbia eleganza, talvolta accentuata da un cinturino in coccodrillo “pleine peau”, fornito su richiesta. Ma questa volta la prima cosa che è stata tenuta presente è la praticità, rappresentata per esempio dalle corone e dai fondelli con serraggio a vite per garantire una efficace impermeabilità, e la facilità di lettura, grazie alle lancette luminescenti e ai quadranti con elementi a contrasto. Nel 2002 ha fatto la sua apparizione un orologio subacqueo che rinnova completamente il vecchio modello Sea Hawk creato nel 1989: il Sea Hawk II, impermeabile fino a 300 m di profondità e dotato di cassa in acciaio o titanio, ha una lunetta girevole zigrinata e graduata, ed anche un indicatore di riserva di carica (più di cinquanta ore).

Conclusioni
Dopo questo lungo viaggio dentro ed intorno a Girard-Perregaux, un viaggio durato più di due secoli, in cui la Maison ha incontrato le più diverse condizioni ambientali passando dal Lago di Ginevra alle giogaie del Giura, e soprattutto passando da un proprietario all’altro, possiamo concludere che, in ogni fase, la manifattura ha osservata una filosofia fatta di misura ed armonia. Tra il piccolo orologiaio capace di allestire un orologio alla settimana, e l’industria integralmente automatizzata che produce mille orologi (usa e getta) al giorno, la nostra Maison è sempre rimasta un esempio di giusto equilibrio. E chiudiamo il racconto con le stesse parole del nostro libro di riferimento: osservando gli orologi attualmente prodotti da Girard-Perregaux e sapendo fino a che punto essi vanno incontro a gusti e bisogni diversi, senza mai perdere la loro identità di marca in virtù dell’anelito alla perfezione ed alla cura del particolare che guida i maestri orologiai, c’è da chiedersi come la Maison riuscirà a fare ancora meglio per ideare, domani, orologi ancora più belli…Eppure una quarantina di nuovi modelli è già in cantiere nella fantasia degli ingegneri e, talvolta, già sui banchi degli orologiai. Questi orologi di domani sono il vero tesoro della casa, un tesoro non ancora svelato. Senza dubbio essi sapranno associare l’esperienza di due secoli con l ‘applicazione delle teorie più avanzate. La Manifattura sa che il pubblico si aspetta da essa di essere nuovamente affascinato e lavora senza posa a questo scopo, in piena libertà, con i migliori utensili ed i migliori orologiai. Ma soprattutto con l’idea che non c’è niente di più nobile che offrire al tempo che passa un turbine, pardon, un tourbillon di bellezza. (Fine). LUTTO: il 27 ottobre 2010 veniva inaspettatamente a mancare, all’età di 62 anni, l’architetto dott. “Gino”  Macaluso. Nostra mesta compartecipazione.

Girard-Perregaux Foudroyante Scuderia Ferrari Chrono (2004)

Girard-Perregaux Foudroyante Scuderia Ferrari Chrono (2004)