GIRARD-PERREGAUX: 2a parte

Di Marino Mariani

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Ricapitoliamo: siamo a La Chaux-de-Fonds ove Constant Girard, nel 1852 fonda, col fratello Numa, la casa orologiera “Girard & Cie”. Due anni dopo, e cioè nel 1854, Constant sposa Marie Perregaux e, secondo un’usanza francese di quei tempi, aggiunge al proprio il cognome della moglie, e lo trasferisce nella ragione sociale della maison, che diventa “Girard-Perregaux”. Semplice, no? Tanto semplice che, per creare le necessarie complicazioni, la tradizione vuole che la data di nascita della spettabile Girard-Perregaux venga anticipata d’una sessantina d’anni, e porta all’anno 1791 quando, a Ginevra, nasce la casa orologiera di Jean-François Bautte (1772-1837). Nel 1906, il figlio di Constant Girard, che si chiama Constant Girard-Gallet, acquista da Juan Hecht, ed incorpora nella Girard-Perregaux, la ditta J. Rossel & Fils “Antica Casa Bautte”, ditta che corrisponde a quella fondata nel 1791 da J.F. Bautte, ed avviene così la fusione dei due destini.

.              Il” tourbillon sous trois ponts d’or” originale “Esmeralda” conservato nel Museo di Singapore

Come il Santo Graal
La puntata scorsa si concludeva con la visione di Constant Girard che, preso da ardente febbre creativa, realizza un’opera eccezionale, il Tourbillon sous trois Ponts d’or, presentato nel 1867 all’Esposizione Universale di Parigi, ove venne premiato con una prima medaglia d’oro. Dal 1798, l’anno in cui fu inventato e fabbricato da Breguet, nessuno s’era attentato nella fabbricazione di un orologio a tourbilon, dispositivo che consiste nell’inclusione del meccanismo di regolazione (bilanciere, spirale e scappamento) in una gabbia che compie un giro al minuto. In questa maniera ogni componente del dispositivo di regolazione viene assoggettato ai diversi valori che la forza peso assume in funzione delle loro posizioni reciproche. Sembra una nuova formulazione della teoria della relatività generale, in realtà è una banalità: se ho due libri e li poso su un tavolo, l’uno sull’altro, quello che sta sotto subisce il peso di quello che sta sopra. Se adesso inverto l’ordine dei due libri, quello che stava sotto e subiva il peso dell’altro, adesso tira un sospiro di sollievo e si riposa, mentre all’altro tocca il turno di fatica. Estendendo il concetto ai componenti di regolazione della marcia d’un orologio, con l’intervento del tourbillon non capiterà più che, con l’orologio posato per lungo tempo in una determinata giacitura, tutto il peso gravi su una parte di loro, mentre gli altri elementi risultano sgravati: ora, a turno, tutti gli elementi saranno sottoposti ad un identico gravame, cioè ad una sollecitazione media uguale per tutti. In tal modo la marcia dell’orologio sarà in larga misura omogeneizzata, e si otterrà la massima precisione possibile per un movimento puramente meccanico. Accanto a questo virtuosismo tecnico veramente trascendente, Constant Girard, in preda ad una estasi estetica che lo porta a travalicare limiti formali ritenuti invalicabili, concepisce per la sua creazione un’architettura di grandiosa bellezza, che diverrà il marchio stesso della casa: l’integrazione del tourbillon nei tre ponti di sostegno dei pezzi essenziali del movimento, e cioè il ponte del bariletto, il ponte del ruotismo ed il ponte del bilanciere e della spirale, che vengono ridisegnati a forma di doppia freccia, vengono forgiati in oro e disposti in parallelo, come abbiamo visto nel finale della puntata precedente. La complessità dell’opera è tale che, in tutta la sua lunga carriera, Constant Girard ha costruito non più di una ventina di Tourbillon sous trois Pont d’or, l’ultimo dei quali nel 1911, alla stregua di pittori eccelsi come Vermeer o La Tour, che di quadri non ne hanno fatti più di una quarantina, tra tutti e due. Leonardo ne ha prodotti anche meno. Numerosi saranno poi i tourbillons fabbricati, di architettura più classica che, se aggiunti ai “trois ponts d’or”, costituiscono la stragrande maggioranza dei tourbillons fabbricati nel mondo a quell’epoca. Per alcuni collezionisti, la ricerca di orologi che contengano gli eccezionali pezzi storici che recano il nome di Tourbillon sous trois Ponts d’or si carica delle stesse passioni che caratterizzano la ricerca del Santo Graal…. Tre di loro fanno parte della collezione del museo Girard-Perregaux a La Chaux-de-Fonds. Dal 1884 il movimento è protetto da brevetto. Il suo creatore vinse una seconda medaglia d’oro nel 1889, e più tardi ottenne un premio fuori competizione, oltre ad un seggio permanente come membro della giuria dal 1901 in poi. Ottant’anni dopo Girard-Perregaux propone di nuovo il modello, creando venti orologi da tasca del tutto eccezionali, che segneranno il ritorno della casa all’Alta Orologeria meccanica.

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Denis Schnegg
Questo commovente ritorno al passato, condotto con entusiasmo da un esperto orologiaio della casa, Denis Schnegg, merita di essere rievocato: nel 1998, dopo trentatre anni di onorato servizio, nel corso di una intervista rivela di aver provato una fra le più grandi emozioni della sua vita ascoltando il tic-tac del primo orologio da tasca Tourbillon sous trois Ponts d’or della serie riproposta fra il 1981 e il 1982 : “Un momento di intensa magia del quale conservo un luminoso ricordo”. La riedizione confermerà l’estrema complessità del pezzo, assommando per ciascuna fase della lavorazione un numero impressionante di difficoltà, nella fattispecie la terminazione delle angolature della cassa, il montaggio e la regolazione dello scappamento, nonché il montaggio e la messa a punto dell’organo di regolazione. Dieci anni dopo, per festeggiare con un grande exploit tecnico il bicentenario della casa, Girard-Perregaux chiederà a Schnegg di rilanciare la fabbricazione del Tourbillon sous trois Ponts d’or, miniaturizzandolo per inserirlo in orologi da polso. Una volta ancora l’orologiaio deve affrontare infinite difficoltà: non solo quella di dover miniaturizzare un movimento fuori del comune portandolo a dimensioni “normali”, ma anche quella di invertire la posizione del Tourbillon e dei Ponts d’Or che, rispetto al movimento, passano dalla parte posteriore a quella anteriore. Da allora, nella manifattura della casa, ogni anno nascono alcuni rari orologi dotati di questo splendido movimento per rispondere a speciali ordini dei clienti. Il Tourbillon sous trois Ponts d’Or, creato intorno al 1860, è il più antico movimento d’orologeria fabbricato in tutto il mondo. Ed ora più che mai è il prestigioso emblema della Maison Girard-Perregaux.

L’orologio da polso e la conquista dell’America
Oltre che per questa meraviglia della tecnica e dell’estetica, Constant Girard diventa famoso per l’ottima qualità dei suoi cronometri, uno dei quali (un cronometro da tasca a tourbillon) batte per diciassette anni il record di precisione presso l’Osservatorio di Neuchâtel. Tra il 1851 e il 1889, Girard-Perregaux conquista ben tredici medaglie d’oro e diplomi alle Esposizioni Internazionali d’Europa e d’America. Ma se la sua prima passione resta la precisione, la Maison sa anche sedurre gli amanti della complicazione, fabbricando orologi a ripetizione con automi, oppure  orologi double-face con Indicazione della  fase luna-

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re. Inoltre è uno dei primi orologiai ad utilizzare l’oro per forgiare alcuni pez-zi dei movimenti, come ponti, ruote e molle. Talvolta rie-sce a miniaturizzare all’estremo alcuni movimenti per permettere all’orologio di inserirsi in piccoli gioielli-ciondolo a forma, per esempio, di libro in miniatura, o di croce. Infine, grazie al suo profondo senso dell’innovazione, Girard-Perregaux è sempre in grado di rispondere a nuove esigenze., ed è il primo orologiaio al mondo a fabbricare in serie orologi da polso. A parte alcuni rarissimi gioielli femminili prodotti in casi isolati e che costituiscono piuttosto adattamenti di orologi da tasca, si può far risalire al 1880 la nascita del moderno orologio da polso. Ed è appunto alla Girard-Perregaux che vede la luce, in seguito ad una commissione fatta dall’imperatore Guglielmo I di Germania durante la Fiera Internazionale di Berlino un anno prima. L’imperatore voleva dotare gli ufficiali della sua Marina di un orologio da consultare in un batter d’occhio e da portare al polso grazie ad un cinturino di cuoio. Per proteggere il vetro dagli urti, l’orologio era provvisto di una griglia metallica. Il prototipo realizzato da Girard.Perregaux soddisfce pienamente l’imperatore ed il modello venne prodotto in duemila ersemplari. Girard-Perregaux tentò di lanciarlo su altri mercati, in particolare quello statunitense, ma l’operazione era decisamente troppo in anticipo sui tempi. Nella mentalità del pubblico l‘orologio era ancora un oggetto prezioso e fragile, che andava messo al riparo da urti, polvere e umidità. Bisognerà aspettare ancora quarant’anni prima che l’orologio da polso detronizzi definitivamente quello da tasca. Nel periodo in cui Girard.Perregaux riceve la commissione imperiale, già da una ventina d’anni la Casa gode di una grande notorietà internazionale, dovuta ovviamente alla qualità dei suoi prodotti, ma anche all’eccellente senso del commercio di Constant Girard che, da bravo orologiaio svizzero, non esita a lanciarsi e a investire con una determinazione fuori del comune, in mercati dove è difficile inserirsi. Oggi lo si ricorda, tra l’altro, come colui che permise agli orologiai svizzeri di mettere piede sul continente americano, per poi imporre nuovi criteri di qualità ad un pubblico fino all’ora fedele solo agli orologi inglesi, Ed è grazie ad un’astuzia quasi diabolica che Constant mise in atto la sua offensiva. La tattica adottata passava via Londra: gli orologi Girard-Perregaux vi transitavano al solo scopo di farli credere inglesi agli americani. Così la ditta aprì un’agenzia commerciale nella capitale britannica, che serviva solo a ricevere da La Chaux-de-Fonds orologi di marca “Othenin-Girard, Londra” e a rispedirli oltreatlantico con questa denominazione! Il sotterfugio riscosse un successo tale da essere adottato da altri orologiai svizzeri, e ben presto venne scoperto. Ma quando ciò accadde gli americani erano ormai disposti a riconoscere la quallità svizzera, cosicché il transito per Londra si rese inutile. L’America diverrà, in breve tempo, il mercato più importante per Girard-Perregaux. Nel 1865, uno dei cognati di Constant, Hemri Perregaux, si stabilisce a Buenos Aires per rappresentare la casa nelle due Americhe e nelle Antille. Gli succederanno due dei figli di Constant, Henri e Numa. Alla stessa epoca, un altro cognato di Constant, François Perregaux, si stabilisce a Yokohama per gestire gli affari  in Asia.

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Dai Girard ai Graef
Constant Girard muore il 18 giugno del 1903. Il filglio maggiore, Constant Girard-Gallet, prende le redini dell’impresa e cerca di proseguire degnamente l’opera del padre, del quale era diventato socio nel 1882. Ha quarantasette anni e nutre anch’egli una passione senza limiti, ma per…l’ornitologia. Per sviluppare l’azienda, nel 1906 acquista, come abbiamo visto, l’antica casa Jean François Bautte, Purtroppo, nonostante la sua buonavolontà, negli anni successivi la casa si limita a riposare sugli allori, incassa con difficoltà il colpo della Prima Guerra Mondiale e non sa come reagire alla dura concorrenza che l’automobile fa subire all’orologio d’alta qualità, Quando nel 1928 Constant Girard-Gallet si ritira dagli affari, della Girard-Perregaux non resta più che il prestigioso marchio. Ed è questo, più qualche magro archivio, che viene acquistato da un orologiaio di La Chaux-de-Fonds di origine tedesca, Otto Graef, insieme ai tre figli Willy, Paul e Jean, con i quali, dieci anni prima, ha fondato la “Manufacture Internationale de Montres Or”, più nota con il nome di MIMO. Subito dopo l’acquisto, i Graef rilanciano la Girard-Perregaux negli Stati Uniti, dove la notorietà della marca è ancora intatta, proponendovi modelli che altrove, in genere, sono presentati invece sotto il marchio MIMO. A questo periodo risalgono alcuni orologi assai innovativi, come il Mimorex double-face da donna, con quadrante analogico da un lato per la sera, e numerico a finestrella dall’altro, per lo sport, oppure il Mimo Loga, che ha anche la funzione di mini-calcolatrice. La casa inizia, inoltre, a produrre un cronografo da polso che celebra ogni anno olimpico, battezzato per l’appunto Olimpico. La Girard-Perregaux ha ormai ritrovato il dinamismo e la prosperità di un tempo: nel 1948, per adeguarsi allo sviluppo della ditta, i Graef fanno costruire una nuova sede a La Chaux-de-Fonds, al numero 1 della piazza Girardet, che raggruppa la manifattura e gli uffici. L’edificio, che in futuro verrà rinnovato più volte, costitisce a tutt’oggi il cuore dell’azienda. La terza generazione dei Graef entra in scena all’inizio degli anni ’50 con Charles-Edouard Virchaud, genero di Willy, e Jean-Edouard Friedrich, genero di Paul. Il primo possiede un’eccellente formazione di orologiaio e il secondo, ufficiale dell’esercito svizzero e membro attivo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, un solido senso dell’organizzazione e delle relazioni umane. I due intendono ridare lustro al marchio Girard-Perregaux (al punto che ben presto la MIMO scompare) e rinforzare notevolmente la sua presenza in USA e a Hong Kong. Il periodo in cui dirigono l’azienda, poco meno di trent’anni, sarà caratterizzato da alcune eccezionali innovazioni tecnologiche e da ciò che permane forse come il dono più prezioso lasciato in eredità alla marca: una ferma volontà d’indipendenza.

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La ricerca tecnologica
Le prime innovazioni tecnologiche si concretizzano, nel 1965, in un cronografo diventato poi leggendario, il Gyromatic HF. Questo modello automatico, dotato di un movimento meccanico eccezionale – il non plus ultra in fatto di precisione – riunisce in sé due invenzioni straordinarie. La prima risale al 1957 ed è un movimento a ricarica automatica, denominato Gyromatic, che porta una soluzione definitiva all’inconveniente principale dei movimenti automatici, un problema sul quale gli orologiai lavorano dagli anni ’30: la particolare architettura di tali movimenti, infatti, impedisce di conciliare robustezza, precisione e dimensioni ridotte. Girard-Perregaux risolve radicalmente il problema sostituendo le tradizionali ruote a cricchetti (che convertono il movimento alternato della massa oscillante in un movimento circolare unidirezionale, ricaricanndo l’orologio) con ingranaggi unidirezionali a rullo. Il sistema è rivoluzionario, anche perché è semplice, efficace, affidabile, e consente finalmente di fabbricare orologi automatici di piccole dimensioni. Ben presto lo si ritroverà in migliaia di orologi Girard-Perregaux. Ma mentre questi ottengono grandi successi, gli ingegneri dell’azienda già si chiedono come migliorare ancora la precisone dei movimenti meccanici. Le loro ricerche sfociano nella seconda invenzione principale della marca in questo periodo, una nuova rivoluzione per il mondo dell’orologio: un movimento ad alta frequenza (HF). Da tempo si sa che più la frequenza di oscillazione del bilanciere è elevata, più l’orologio è regolare e preciso. Negli anni ’60, per ragioni di energia e lubrificazione, i migliori movimenti non superano le frequenze che vanno da 18.000 a 21.000 alternanze l’ora. Nel 1965. dopo anni ed anni di ricerche, Girard-Perregaux presenta un movimento meccanico che oscilla ad una frequenza di 36.000 alternanze l’ora. L’anno successivo questo straordinario movimento riceve il Prix du Centenaire dell’Osservatorio di Neuchâtel. Utilizzato per un gran numero di modelli, conferirà per la prima volta nella storia la massima precisione agli orologi fabbricati in serie. Durante gli anni ’60 nel mondo dell’orologeria si va preparando intanto un’altra grande rivoluzione, stavolta elettronica. Non appena iniziano ad essere impiegati i primi circuiti integrati, gli orologiai giapponesi, americani e svizzeri si lanciano nella corsa al quarzo. Gli svizzeri, in ritardo rispetto ai concorrenti, decidono di portare avanti insieme le loro ricerche e formano un organismo chiamato C.E.H. (Centre Electronique Horloger). In nome dell’indipendenza dell’azienda e ritenendo che le proprie ricerche non abbiano nulla da guadagnare dalla frammentazione di un lavoro di gruppo, Charles-Edouard Virchaux declina la proposta del C.E.H. e decide di lanciarsi da solo nella corsa. Il reparto Ricerca e Sviluppo assume allora un giovane ingegnere elettronico, appena laureato al Politecnico di Losanna, Georges Vuffray, e si mette alla ricerca di partner che gli forniscano circuiti elettronici e quarzo. Dopo i primi tentativi e molti mesi di sforzi, Girard-Perregaux presenta a Basilea, nel 1970, il risultato dei propri lavori: un orologio al quarzo, elegante, dal prezzo competitivo, il primo ad essere fabbricato in serie in Svizzera. Inoltre è munito di un quarzo che vibra ad una frequenza ripresa poi da tutti i fabbricanti del mondo, e che diventerà lo standard universale tutt’ora in uso: 32.768 Hz. Lo stesso anno il C.E.H. presenta, dal canto suo, un prototipo d’orologio al quarzo che verrà prodotto in appena 2.000 esemplari, capace di prestazioni meno elevate e quattro volte più caro. Il successo dell’orologio al quarzo Girard-Perregaux sarà invece mondiale. Ma si tratterà di un successo a doppio taglio: la casa si lancia nella produzione di orologi miniaturizzati e con quadranti a LED, ma poco dopo i due proprietari decidono che per loro è tempo di lasciare. (Segue)

.      Orologio-ciondolo Girard-Perregaux a forma di libro