GIRARD-PERREGAUX: 1a parte

Di Marino Mariani

.                                  .           .”The Education of the Virgin”, di Georges de La-Tour

Ho rischiato di chiudere la mia carriera di biografo dell’orologeria senza aver mai fatto il minimo accenno ad un marchio che tutto merita tranne che essere tenuto in disparte come se non esistesse. Questo marchio è Girard-Perregaux, una Maison nei confronti della quale ho sempre nutrito un rispetto addirittura esagerato e, non avendone mai studiato veramente la storia, l’avevo collocata in una posizione molto onorifica, sì, ma del tutto errata. Pensavo che fosse una maison ginevrina, tutta protesa verso i lussi e le vicende parigine, alquanto distaccata da quella che io chiamo la “vera” orologeria svizzera, quella che ha una sua capitale, La Chaux-de-Fonds, ed un entroterra nel Jura neocastellano. Ebbene, è vero il contrario. Ma perché cominciare dalla fine, quando c’è tanta storia e preistoria da raccontare? La causa occasionale che mi ha strappato dal torpore è stata l’uscita del libro ”Girard-Perregaux” dell’editore Flammarion di Parigi, ma stampato in Italia. L’autore è François Chaille, la traduzione in italiano è di Maria Grazzini e Giampiero Negretti ed appare non solo (ovviamente) perfetta dal punto di vista tecnico, ma anche stilisticamente apprezzabile, per cui il libro che ne risulta è aristocratico e sapiente. La narrazione vera e propria è preceduta da una breve ma nobile prefazione di don Luigi Macaluso. A tempo debito vi diremo chi è questo gentiluomo. Chi lo sa, non lo dica, per il momento, a nessuno.

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Preistoria della Maison
Quello che c’è di incredibile nella storia di questa Maison è il numero dei cambi di proprietario, una ridda di degnissimi personaggi, che, mira-colosamente, hanno mantenuto una grande omoge-neità nella configurazione dell’azienda, la quale, nel corso del tempo, ha anche più volte cambiato di denominazione. Ciononostante, noi possiamo legittimamente parlare della storia di Girard-Perregaux come di quella ditta, nata nel 1791, che per più di due secoli ha mantenuto una continuità e coerenza di sviluppo tale che, assunta nel 1854 la denominazione di “Girard-Perregaux”, tale denominazione risulta vigente non solo per il periodo storico successivo, ma anche per quello precedente. Sullo slancio, includiamo nella storia di questa Casa, anche un breve accenno alla sua preistoria: alla fine del XVIII secolo (cioè del ‘700) l’Inghilterra domina il mercato orologiero mondiale con una produzione annuale di 200.000 esemplari, considerati precisi, sicuri e perfettamente fabbricati da centinaia di artigiani, ma anche….noiosi, su misura ed in perfetta armonia col regime puritano che a quei tempi imperava in quelle terre. Questi orologi non piacciono alla capricciosa aristocrazia francese, che preferisce acquistare, sulla piazza di Parigi, i modelli più di lusso, più appariscenti, vogliamo dire più sfiziosi?, fabbricati da Berthoud, Lépine e Breguet. In realtà, pochi sanno (come sanno invece i lettori di questa serie di articoli) che gli orologi parigini sono prodotti a Ginevra, ad opera degli artigiani protestanti francesi, messi al bando in patria, emigrati nella città del vescovo moralizzatore Calvino, ove trovano un ambiente estremamente favorevole alla fabbricazione di congegni meccanici (automi e carillon), ed in particolare orologi, in sostituzione dei tradizionali oggetti di culto (santini, statuine, crocefissi, calici e specchi), vietati dal vescovo come oggetti di idolatria. Al contrario dei puritani inglesi, i calvinisti ginevrini favoriscono con ogni mezzo la conquista dei mercati orologieri, e non storcono il naso (anzi!) se gli strumenti di conquista sono orologi civettuoli, eleganti, appariscenti assai e costosi anche di più. Intelligentemente Ginevra assurge a terzo polo specializzandosi in una produzione che, col linguaggio moderno, possiamochiamare di fascia alta, lasciando a Londra i suoi orologi sobri ed alieni da peccaminose tentazione, ed al Jura neocastellano la produzione di orologi molto tecnici e di buon prezzo. Mettiamo in evidenza il fatto che a quei tempi nessuna di quelle due città svizzere era svizzera, cioè appartenente alla Confoederatio Helevetica: Ginevra era una città libera, mentre quello che poi divenne il cantone di Neuchâtel era un possedimento dell’imperatore di Prussia. Ebbene, siamo alla fine del ‘700, ed è tempo che nasca il precursore di Girard-Perregaux: l’anno è precisamente il 1772, l’individuo è Jean-François Bautte, la località è Ginevra, che dà lavoro a 10.000 orologiai (di lusso). A lui si fanno risalire le origini della nostra Maison. Origini invero molto prestigiose, dal momento che Bautte è uno dei più celebrati maestri orologiai dei suoi tempi, una persona che in sé riassumeva

.                                   .Orologio di “Gran Lusso” creato da Jean-François Bautte

le migliori qualità della città di Ginevra: fabbricava orologi di lusso, orologi gioiello, orologi musicali, nonché orologi animati ed automi, che vengono esportati in Italia, Germania, e persino in Egitto, in Turchia, in India e in Cina. E naturalmente a Parigi, ove è noto come uno dei più brillanti ed apprezzati giovani maestri, come Breguet, che appone la propria firma ad alcune opere di Bautte. Rimasto orfano in tenera età, Bautte inizia il suo apprendistato a dodici anni cercando di imparare le varie arti da tutti i maestri. Si renderà capace, quindi, non solo di produrre i propri movimenti, ma anche di decorare con finezza le casse, di lavorare pietre e metalli, di creare gioielli ed animare automi. Nel 1791 il titolare dell’azienda, Jacques Dauphin Moulinier permette a questo giovane genio diciannovenne di firmare i suoi primi orologi: è l’atto di nascita di una lunga stirpe di strumenti che oggi portano il nome di Girard-Perregaux. Due anni dopo il giovane ed il titolare si associano per creare la ditta “Moulinier Bautte & Cie, fabbricanti di casse per orologi” e nel 1804 l’azienda diventa una manifattura orologiera nel vero senso della parola. Per la prima volta Ginevra vede uno stabilimento che produce, sotto uno stesso tetto, tutte le componenti necessarie per la fabbricazione di un orologio. Ben presto, con i suoi trecento dipendenti, la ditta diventa la prima azienda orologiera di Ginevra, specializzata in modelli fantasiosi e di lusso, ornati di gemme e di perle: “montres de forme”, orologi di forma, che celano la loro funzione dietro uno strumento musicale in miniatura, una farfalla, un fiore, un occhialino…..Strabiliante una creazione a forma di pistoletta spruzza profumo, in oro, smalto e perle, del 1806. Però la vera specialità di Bautte è la miniaturizzazione, che gli permetterà di fabbricare orologi ultrapiatti. Insieme al francese Jean Antoine Lépine, che si ispira alle invenzioni di suo cognato Beaumarchais, è uno dei primissimi orologiai a dedicarsi a tali meccanismi sin dalla fine del ‘700, per soddisfare la domanda degli eleganti parigini che non vogliono sformarsi le tasche. Jean François ci ha tramandato non solo il ricordo di un geniale artigiano ed abile uomo d’affari. Un suo ritratto ci mostra un uomo elegante, aperto e sorridente che legge il giornale seduto in poltrona, suggerendo ulteriori qualità su cui si fonderà la sua fama d’artista, in possesso di un fascino personale che gli consentirà di entrare in intima amicizia con taluni dei suoi clienti più famosi, a cominciare dalla regina Vittoria. Quando muore nel 1837, lascia un’azienda florida e rinomata al figlio Jacques. Questi gli succede associandosi al cognato Jean

.                                        .Pistoletta “spruzza profumo” di Jean-François Bautte

Samuel Rossel, creando una ditta denominata: Jean François Bautte & Cie. Jacques, a sua volta, lascerà la ditta nel 1855, cedendo le redini a Rossel e al figlio di quest’ultimo (che si chiama anch’egli Jacques), il quale resterà unico titolare, dal 1883 fino alla morte, che avverrà nel 1897, di un’impresa che denomina J. Rossel & Fils “antica Casa Bautte”. L’opera di Rossel è caratterizzata da una ancor maggiore ricerca della precisione nella cronometria, ed è in virtù di ciò che comincia a guadagnarsi medaglie e riconoscimenti, tra cui una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1855, senza che i Rossel abbandonino la tradizione ornamentale e fantasiosa dei Bautte. Alla morte di Jacques Rossel, l’impresa viene acquistata dall’orologiaio Felipe Hecht, cui succederà il figlio Juan, ma si tratta solo di una breve parentesi nella storia della casa. Nel 1906, infatti, Juan Hecht cede a Constant Girard-Grillet, suo amico e parente, ed inoltre orologiaio di La Chaux-de-Fonds, l’azienda fondata da Jean François Bautte.

Nuovo scenario: il Jura
Cari lettori, arrivati a questo punto vi prego di rileggere le ultime righe del paragrafo precedente. In esse troverete, per la prima volta, ed in forma semiclandestina, il nome di “Girard” e la notizia che costui fa l’orologiaio a La Chaux-de-Fonds. Ma per oltre un secolo ho avuto ragione io: la ditta che oggi è nota come Girard-Perregaux ha avuto nascita e residenza a Ginevra e, come avevo insinuato, per tutto questo tempo non ha fatto altro che tendere l’orecchio alle lusinghe parigine. Esaminiamo gli ulteriori sviluppi e vediamo se nella storia attuale di Girard-Perregaux si nota la sua doppia nazionalità, quella ginevrina e quella neocastellana (o, se volete, jurassica). Ma proprio l’incontro tra Ginevra ed il Jura, tra la tradizione artistica e l’esigenza di affidabilità e precisione, simboleggia l’identità della casa Girard-Perregaux fino ai nostri giorni. Un’identità radicata proprio qui, tra le montagne del Jura in cui è nata una straordinaria tradizione orologiera: quando a Ginevra arrivavano dalla Francia i profughi protestanti, qui si assemblavano rudimentali orologi da tavolo, ma già prima dell’inizio del 700 Daniel JeanRichard (vi ricordate di costui che, respinto dalle corporazioni ginevrine, è costretto a reinventare ex novo l’orologeria stessa ?, ed è lui il vero capostipite dell’orologeria elvetica propriamente detta) vende eccellenti orologi alla borghesia di Neuchâtel, e persino in Borgogna e a Basilea. In queste montagne a quota 1.000 m, tutto si spiega in base al rilievo e al clima: il carattere degli abitanti e l’attività economica. L’ambiente, la neve e l’isolamento forgiano un popolo coraggioso, vigoroso, industrioso, tenace. La terra è povera e accidentata, viene praticato, prevalentemente l’allevamento. L’inverno è lungo e freddo, il bestiame si rifugia nelle stalle mentre l’uomo si occupa della fattoria. Con l’aiuto della moglie e dei figli, passa pazientemente ore a costruire, a riparare, a fare piccoli lavori manuali. Per gli strumenti necessari alla vita domestica e al lavoro nei campi utilizza il legno, il metallo ed il cuoio. In primavera ritrova poi i sentieri lungo i pendii, i mercati e le fiere in cui vende il bestiame ingrassato. Quando i primi orologiai protestanti s’ insediano su queste montagne, trovano una popolazione ingegnosa, abile nel lavoro manuale, paziente e minuziosa, rotta alle sottigliezze commerciali. Molti abitanti della regione non tardano a convertirsi al lavoro d’orologeria a domicilio, abbastanza redditizio. Nascono così centinaia di laboratori familiari, ognuno specializzato in una particolare lavorazione: quadranti, casse, ruote e pignoni. Essi fabbricano direttamente gli strumenti necessari e lavorano a domicilio, a prezzi molto bassi, per le aziende orologiere (comptoir). Ovviamente, agli inizi, i loro prodotti sono piuttosto rudimentali, poco eleganti, imitazioni di modelli già fuori moda prodotti dagli orologiai londinese e parigini, ma la loro qualità è più che sufficiente per un mercato relativamente vasto, che si accontenta di orologi abbastanza solidi e non si preoccupa molto dell’estetica. Nel corso dei decenni, a mano a mano che i jurassiani prendono dimestichezza con ripetizioni e datari, nel meccanismo stesso degli orologi comincia a manifestarsi una certa raffinatezza. Certi orologiai raggiungono la notorietà, come Abraham Louis Perrelet, nato a Le Locle nel 1729, che inventerà l’orologio

–                                       Constant Girard

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automatico ed insegnerà il mestiere, sapete a chi?, ad Abraham Louis Breguet, originario di Neuchâtel, che a Parigi, sulle orme di Ferdinand Berthoud, conoscerà la gloria e la ricchezza (e le tribolazioni) che cono-sciamo. Se, come fenomeno storico ed industriale l’orologeria ginevrin-parigina precede d’un secolo quella jurassico-neocastellana (cioè svizzera vera e propria), è pur vero che il genoma, cioè la fonte generatrice, è jurassica (ognuno la racconta un po’ a modo suo). In ogni caso, quando l’orologeria si impianta ufficialmente nel Jura (ed il comptoir si trasforma in manifattura industriale), essa si sviluppa in modo fulmineo: alla fine del 700, nella regione di Neuchâtel e La Chaux-de-Fonds si censiscono 3500 orologiai, che producono la gamma completa dai modelli rudimentali a quelli di maggior complicazione. Più tardi, quando Constant Girard ( padre dell’altro Constant che acquisterà la casa Bautte) nascerà il 28 settembre 1825 a La Chaux-de-Fonds, la sua regione natale produce annualmente 200.000 orologi, e tra questi un gran numero d’orologi di precisione, la cui qualità viene misurata, a partire dal 1790, nei rigorosi concorsi a partire dal1790, cioè proprio nel periodo in cui l’orologeria inglese sta per crollare. I cronometri d’alta precisione diverranno una specialità del Jura, ed in particolare, di Constant Girard.

Constant Girard
Constant Girard nasce da una famiglia borghese, gli Othenin-Girard, prospera e specializzata da tre generazioni negli ornamenti delle pendole. I genitori notano subito il suo talento e, secondo certi biografi, lo inviano come apprendista presso un orologiaio di La Sagne. Nel 1845 Constant si associa all’orologiaio C. Robert, insieme al quale lavora fino al 1850. Negli anni della giovinezza, oltre all’eccezionale talento per l’orologeria, manifesta un temperamento impetuoso ed appassionato. Diventa membro del Partito Liberale e fa parte del gruppo di democratici di La Chaux-de-Fonds che sfidarono la monarchia prussiana, entrarono a Neuchâtel occupando il Castello e proclamando la Repubblica, con la conseguente adesione alla Confederazione Elvetica. Nel corso della sua vita Constant non verrà mai meno al suo forte impegno politico, rivestendo cariche pubbliche e partecipando all’amministrazione di vari enti economico-sociali, senza mai distogliersi dalla sua arte. Già durante gli “anni rivoluzionari” s’interessa di cronometria e mette a punto i suoi primi pezzi eccezionali. Nel 1852 crea, con il fratello Numa, la casa Girard & Cie, fabbricanti d’orologeria a La Chaux-de-Fonds. Due anni dopo Constant sposa Marie Perregaux, figlia e sorella di rinomati fabbricanti di cronometri, e, all’uso francese, unisce al suo il cognome della consorte, e la casa assume così l’appellazione di Girard-Perregaux. Ed eccoci giunti finalmente al momento della verità: la nostra Maison nasce nel Jura nel 1854, in modo del tutto indipendente ed avulso dalle vicende ginevrine della casa Bautte. 52 anni dopo (1906), sotto la guida del figlio di Constant, la casa Girard-Perregaux acquista la casa Bautte, e così le due genealogie si saldano tra loro. Per tradizione e per convenzione le due case vengono considerate come una sola, con la Bautte in qualità di progenitrice. Contenti loro….

.                                   .L’orologio “Tourbillon sous trois Ponts d’Or” di Constant Girard

Il “Tourbillon sous trois Ponts d’Or”
A questo punto della narrazione, si aprono avanti a Constant Girard cinquant’anni di fervida ricerca della precisione, della qualità, della perfezione. Il suo capolavoro è costituito da un movimento dall’architettura eccezionale che nel 1867 ottiene una prima medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi e che lascerà una traccia profonda nella storia dell’orologeria: il Tourbillon sous trois Ponts d’or. Il tourbillon è una geniale invenzione di Abraham Louis Breguet del 1798: quando un orologio cambia la sua posizione, i suoi componenti pesano in vario modo l’uno sull’altro, influendo sulla marcia ed alterando la precisione. Breguet inserì l’organo di regolazione (composto dal bilanciere, spirale e scappamento) in una specie di minuscola gabbia che gira su se stessa ogni minuto, ciò che consente di fare una media delle posizioni verticali dell’orologio, compensando in tal modo gli errori ed ottenendo una marcia estremamente precisa. Tale sistema, che Breguet stesso denominò “Tourbillon”, conferisce all’orologio meccanico una insuperabile regolarità, viene tutt’ora utilizzato nella gamma più alta, ma è di una complessità tale che pochissimi orologiai sono in grado di fabbricarlo, e dopo Breguet il primo tra loro fu proprio Constant Girard, il quale si distingue tra tutti per la passione divoratrice che nutre per questo oggetto straordinario. Non contento della sua architettura corrente, egli porterà l’orologio ad un altissimo grado di perfezione e bellezza. Il suo principio fondamentale fu quello di produrre tutto da sé, con le proprie mani. L’elemento più complesso del tourbillon è sicuramente la gabbia, la cui forma ed il cui stile costituiscono la firma della Marca. Girard decide così di intraprenderne la fabbricazione lui stesso, La dota, per giunta, dello scappamento più sofisticato che ci sia, lo scappamento a “détente”. Ma ciò non gli basta, e decide di integrare il suo tourbillon in una stupenda architettura: i tre ponti che sin dal tempo di Lépine tenevano assieme i pezzi indispensabili al movimento: il ponte del bariletto, il ponte del ruotismo ed il ponte bilanciere e spirale: ridisegnati a doppia freccia e forgiati in oro, disposti in parallelo, in modo da allineare bariletto, ruota e tourbillon sullo stesso asse centrale, con un rubino in mezzo. Un’architettura tanto complessa da richiedere all’artigiano da sei ad otto mesi di lavoro. (Segue)