CARTIER: 2a parte

Di Marino Mariani

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Abbiamo chiuso la puntata precedente con la descrizione di tre matrimoni: due principeschi tra ricche ereditiere ed adeguati nobiluomini, ma il terzo addirittura regale, tra Louis Cartier, il 23enne, rampollo del re della gioielleria, e la signorina Andrée-Caroline Worth, figlia del re della moda. I due rami d’affari attirano a Parigi i ricconi di tutti il mondo, vogliosi di spendere per un guardaroba elegante ed esclusivo cifre degne di un capolavoro di Leonardo, e per la gioielleria d’accompagnamento cifre degne d’un capolavoro di Michelangelo. La Maison Cartier assume un’importanza che trascende abbondantemente i limiti di un lussuoso artigianato, per occupare ruoli essenziali nell’alta società internazionale, nella politica e nella finanza. Quando Cartier si deciderà di entrare nel mondo dell’orologeria in qualità di artefice, invece che di opulento decoratore di anonime opere altrui, ecco la clientela che aspetta ansiosa le sue creazioni. E sarà proprio il giovane Louis colui che porterà la Maison nel campo dell’orologeria. Scrive il Nadelhoffer: “Tra il 1870 ed il 1892 gli inventari di Cartier elencano non meno di 408 fra orologi e châtelaines. Gli articoli trattati aumentarono ulteriormente quando la Maison si trasferì in rue de la Paix. Tre furono gli obiettivi che Louis Cartier si pose: 1. Aggiungere gli orologi da tavolo agli orologi da taschino; 2. Realizzare in proprio la produzione; 3. Esplorare le possibilità offerte dal mercato nel settore degli orologi da polso, del cui futuro era convinto”.

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L’anno dell’esordio
I primi capolavori, inconfondibilmente rivelatori dello stile Cartier per la creatività delle forme, per l’armonia sublime dei colori, per la tecnica degli smalti paragonabile solo a quella di Fabergé, si trovano negli orologi da tavolo (pendules e pendulettes). Cartier lanciò una sfida a Fabergé fin dal 1904, prima facendo produrre dal prestigioso laboratorio Yahr di Mosca cornici, portasigarette e pendole, poi realizzando, nei propri laboratori e presso fornitori parigini, smalti altrettanto preziosi. Tipica la smaltatura opalescente adottata per i quadranti di piccole dimensioni. Nadelhoffer ci informa che i primi fornitori dei movimenti per questi orologi furono Brédillard in rue Jean-Jacques Rousseau, e Dagonneau in rue des Petit-Champs. Le fabbriche di entrambe le ditte risiedevano a Ginevra. “Dal 1904 Cartier prese a servirsi del laboratorio di Prévost, sul Boulevard Sébastopol, a cui affidò ben presto quasi la totalità delle sue commissioni. Anche Yahr, il famoso smaltatore moscovita, realizzava comunque i suoi capolavori sulla base di disegni dettagliati forniti da Cartier”. Per quanto riguarda gli orologi da tasca, modello che ancora vendeva il maggior numero di pezzi, Cartier si riforniva presso i migliori orologiai del tempo, come Vacheron & Constantin a Ginevra e Verger a Parigi. Faccio notare di sfuggita che, come ho più volte dichiarato, Ginevra fu la città natale dell’orologeria parigina, mentre l’orologeria svizzera propriamente detta nacque, un secolo dopo di quella ginevrina, a Neuchâtel. Il grande obiettivo di realizzare in proprio gli orologi Cartier, punto due della strategia elaborata da Louis Cartier, inizierà a compiersi nel 1905, in virtù dell’incontro tra Louis ed Edmond Jaeger. Anche in questo caso il momento era estremamente favorevole, in quanto i grandi gioiellieri parigini avevano elevato l’orologeria al livello di una vera e propria arte, non più minore, non più marginale, in cui sviluppare tutta la propria creatività. Si trattava di una non piccola rivoluzione. Mai prima di allora nei laboratori simili a santuari dove si lavoravano solo perle, diamanti e pietre preziose, si sarebbe udito il ticchettio dell’orologio, finora malvisto perché richiedeva manutenzione ed assistenza tecnica, e soprattutto perché a quei tempi non sembrava che potesse consentire grandiose realizzazioni paragonabili ai gioielli di gran prezzo. Ebbene, mai prima di allora l’orologio aveva goduto dell’attenzione che meritava. Racconta Henri Clouzot: “Ma nel 1905 la Ma0ison Cartier entrò in scena assicurandosi la produzione esclusiva di uno dei più grandi realizzatori di orologi della scena parigina, Edmond Jaeger, che creava i modelli più ricchi e fantasiosi con una tecnica vicina ai canoni estetici del modernismo. La moda se ne impadronì, improvvisa ed irresistibile. Gli altri gioiellieri si inserirono nella corrente già a suo tempo tracciata da Verger padre, e l’ingegnosità parigina creò l’orologio da donna come oggi lo vediamo al braccio delle signore più eleganti. La collaborazione fra quel grande artista che fu Louis Cartier, e quel grande tecnico che fu Edmond Jaeger, era destinata a dare i risultati più fecondi”.

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L’orologio da polso
Il decennio che va dal 1910 al 1920 sarà uno dei più sconvolgenti del secolo. La Grande Guerra del 1918 cancellerà tante cose, tra cui l’era storica della Belle Époque. Ma poco cambia nelle vicende della Maison Cartier, che cavalca sempre la cresta dell’onda, comunque tiri il vento. Certo, all’alba del nuovo decennio, per quanto riguarda il terzo punto del programma strategico di Louis Cartier, riguardante la fortuna dell’orologio da polso, la scommessa del giovane imprenditore, con la sua aria da dandy ma dalle idee rivoluzionarie, sembrava più azzardata. La storia dell’orologio da polso, vaga e controversa, era ancora tutta da scrivere. Proviamo a riassumerla brevemente. Secondo Martin Huber e Alan Banbery, il modello più antico di orologio da polso è quello menzionato a proposito del conte di Leicester, maestro di cavalleria e favorito dalla regina Elisabetta I: si racconta che nel 1571 offrì alla regina un piccolo orologio che si fissava al polso con un braccialetto. Nel XVII secolo si trova un accenno all’orologio che il filosofo e matematico Blaise Pascal portava al polso: fatto allora del tutto insolito, soprattutto in un epoca in cui gli uomini non usavano portare ornamenti al braccio. Per contro, pare invece che l’orologio tenuto su un nastro annodato al polso fosse assai comune fra il XVII e il XIX nell’ambiente delle madri e delle nutrici, al pratico scopo di tenerlo fuori della portata dei pargoletti allattati. Normalmente, a quel tempo, gli orologi da donna si portavano al collo. Nel 1790 il libro dei conti della ditta ginevrina Jaquet-Droz & Leschot registrò la vendita di un orologio decorativo da portare al polso. Si potrebbe menzionare anche il regalo di nozze offerto nel 1805 dall’imperatrice Giuseppina alla nuora Amalia Augusta figlia del re Massimiliano di Baviera. Se numerosi sono gli esempi di orologi decorativi e di orologi gioiello che si portavano al polso femminile, i primi orologi pensati e disegnati per il polso maschile, con finalità tecniche precise e tirati in una pluralità di esemplari identici, furono quelli realizzati nel 1880 da Girard-Perregaux per gli ufficiali della marina tedesca. La guerra dei Boeri (1899-1902), ma ancor più la Prima Guerra Mondiale, forniranno una spinta determinante nel convincere varie ditte svizzere ad avviare la produzione in massa dell’orologio da polso. Uno strumento che come accessorio bellico dei soldati si presentava enormemente più pratico dell’orologio da tasca.

Alberto Santos-Dumont
Certo è che la produzione in massa non interessava Cartier, e che la guerra presentava ottime opportunità per tutt’altro tipo di aziende. Ma è altrettanto certo che il primo, il più elegante, il più famoso orologio da polso maschile fu un Cartier. Naturalmente era stato inizialmente concepito come un unicum inneggiante a felici imprese sportive e mondane, che nulla avevano a che fare con la guerra. L’orologio si chiamava Santos, ed era stato creato da Louis Cartier in piena Belle Époque, a suggello dell’amicizia con l’aviatore e magnate brasiliano Alberto Santos-Dumont. Gilberte Gautier racconta che l’amicizia tra i due uomini nacque nel corso di una serata organizzata dal barone Deutsch de la Meurthe. In seguito Santos-Dumont, personaggio di spicco nell’alta società parigina per le sue ricchezze, il suo stile di vita e le sue imprese di pioniere dell’aviazione, ordinò a Louis Cartier per la sua amica un orologio extrapiatto ornato di rubini, che Louis andò personalmente a consegnare nello straordinario appartamento del brasiliano sugli Champs-Elysées. Durante questa visita Louis ebbe l’onore di prendere visione del progetto segreto del dirigibile alla guida del quale, l’anno seguente, il Brasiliano avrebbe vinto la gara ed il premio di 100mila franchi messi in palio dal barone Deutsch de la Meurthe. La vittoria fu celebrata presso il ristorante Chez

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Maxim’s, e quando all’alba Alberto estrasse il suo orologio da taschino per vedere l’ora, confidò a Louis che quel modello non gli consentiva di controllare agevolmente i tempi e le prestazioni quando si trovava al comando della sua aeronave. Il 12 novembre 1907, scendendo dal suo aereo dopo un volo di 220 metri, il brasiliano, consultando il suo orologio da polso appositamente creato da Louis, seppe di essere il detentore del primo record del mondo, per aver percorso la distanza in 22 secondi. Poiché il prototipo dell’orologio Santos, realizzato come esemplare unico, non figura sui registri della Maison, la sua esatta data di nascita non è precisabile. Una pubblicità apparsa in tempi relativamente recenti sui maggiori settimanali americani, dice, a commento di una splendida immagine di un Santos di moderna fabbricazione: “Se volete portare l’orologio che è stato indossato dalla gente al vertice fin dal 1904, portate un Cartier”. Ciò pare avallare come data di nascita quella, comunemente accettata, del 1904. Nella ricostruzione della Gautier il Santos risulterebbe utilizzato nel 1907. Entro questi due estremi si colloca forse la nascita del prototipo. Si è ritenuto per anni che quel primo Santos fosse esposto nel Museo dell’Aviazione di San Paolo del Brasile. Ricerche più accurate svolte da Cartier hanno appurato che l’orologio esposto era un Santos in replica moderna che, per di più, qualche anno fa è stato rubato al museo. Ebbene, lasciateci fare qualche precisazione: nel nostro libro di riferimento dovuto alla penna della triade Barracca, Negretti, Nencini, manca la data della disputa della coppa Deutsch, al termine della quale Santos-Dumont espresse il suo disagio per l’uso in volo del suo orologio da taschino, da cui l’implicita richiesta per un modello da polso. Dall’Enciclopedia Treccani e dall’Encyclopedia Britannica (edizione 1973-74), risulta che tale gara per dirigibili fu disputata nel 1901, e questo è l’anno in cui Louis Cartier seppe che Santos-Dumont voleva un orologio da polso. L’Enciclopedia Treccani precisa che il premio in palio era di 10mila franchi, non 100 mila. L’Encyclopedia Britannica precisa inoltre che il volo record del 1907 su aeroplano, segnò un primato europeo, non mondiale. Fino a tale data, precisa il sottoscritto, Santos-Dumont fu un pioniere dell’Aeronautica, scienza del volo in generale, e solo dopo la fabbricazione del suo Grasshopper (cavalletta) del 1907 divenne pioniere dell’Aviazione, scienza del “volo simile a quello gli uccelli”, e cioè mediante mezzi più pesanti dell’aria. Il primo volo di un mezzo più pesante dell’aria, e cioè l’inizio dell’Aviazione, avvenne nell’antivigilia di Natale dell’anno 1903 per opera dell’americano Wilbur Wright, il secondo dei due fratelli. Il primo aveva fallito il suo tentativo pochi giorni prima. Dunque l’orologio da polso di Santos-Dumont fu idealmente ordinato nel 1901, ed utilizzato in volo nel 1907. Che esso fosse stato fabbricato e consegnato nel 1904 è più che probabile. Tuttavia, le enciclopedie non contengono solo le notizie che ci interessano, ma anche qualche cosa di più, che spesso ci rattrista. Nel 1928 il Brasiliano torna in patria, e nel 1932 si suicida, incapace di uscire dalla depressione. Lui, il più ammirato ed invidiato di tutti gli uomini!

Edmond Jaeger…
Il primo Santos venduto al pubblico nel negozio di rue de la Paix, è debitamente registrato nei libri del 1911: porta il numero 3878 ed ha un movimento da 10 linee firmato Jaeger. Nella stessa pagina figura un orologio con gli attacchi lievemente modificati rispetto al Santos, che porta il numero di riferimento 4108.

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La dizione “Montre de forme carré dite Santos-Dumont” appare invece ad indicare un orologio in platino da 10 linee, sempre con movimento firmato Jaeger, che risulta venduto al conte Kinsky il 30 gennaio 1913. La firma Jaeger figura così fin dagli inizi sul Santos, uno degli orologi più famosi di tutti i tempi: basti pensare che ancor oggi, nella sua forma attuale, è il più imitato e contraffatto degli orologi Cartier. Dopo un prezioso tirocinio nel laboratorio di Bréguet, Edmond Jaeger aveva fondato un suo laboratorio con cinque operai. Nel 1907, all’età di 57 anni, si trasferisce in rue Réaumur, e firma un contratto di 15 anni con Cartier, “concedendo alla ditta l’esclusiva sulla sua produzione, in particolare sui cronometri, sugli orologi ad àncora con calibro piatto e su ogni nuova invenzione. Da parte sua Cartier gli garantisce ordinazioni regolari per un incasso annuo di almeno 250mila franchi. Nel 1907 Jaeger si concentra sulla fabbricazione di orologi piatti di piccole dimensioni, degli orologi inseriti nelle monete di Verger e, attorno al 1910, nella produzione di orologi da taschino in cristallo di rocca che ebbero grande successo e trovarono acquirenti persino a Nuova York”. Così riferisce Nadelhoffer. La collaborazione tra l’esteta Louis Cartier ed il vorace meccanico Edmond Jaeger risultò esplosiva: l’orologio, per tradizione rotondo, si impadronisce di un’assoluta libertà di forma e diventa quadrato, esagonale, a losanga, a mandorla, oppure curvo a seguire l’andamento del polso. La rivoluzione dell’orologio da polso è, insieme, un fatto tecnico ed estetico. Perle, smalti e pietre preziose incorniciano quadranti elegantissimi, la cassa diventa sempre più sottile, ed il movimento ne segue le linee. Il cinturino è protagonista di una rifinitura estetica (in seta nera per le signore, a far risaltare le pietre preziose) e di innovazione tecnica: nel 1910 Cartier e Jaeger creano la fibbia pieghevole detta “boucle déployante”, più pratica ed elegante dei cinturini allora in uso.

…e Jacques-David LeCoultre
Siamo nell’anno 1917; Jaeger rinnova sotto nuova forma il suo contratto con Cartier, che ora prevede la fondazione di una società per azioni e l’apertura di una sede autonoma Jaeger in rue du Louvre. A sua volta Cartier acquista la rappresentanza della produzione Jaeger. In quello stesso anno la società LeCoultre et Cie (gestita da Jacques-David LeCoultre, questa marca di antica nobiltà svizzera forniva sin dal 1903 calibri ultra-piatti sia a Jaeger, sia a Patek Philippe) si era fusa con la Edmond Jaeger: la nuova società, spaziando dalla produzione di meccanismi per orologi haut-de-gamme alla produzione di quadranti ed orologi di bordo per auto ed aerei, potrà superare indenne gli anni di crisi. Nel 1919 l’esportazione dei modelli creati a Parigi viene affidata alla European Watch and Clock Company, una consociata di Cartier con uffici a Parigi e Nuova York. Molti collezionisti di orologi Cartier avranno notato come i meccanismi di alcuni loro esemplari sono firmati Jaeger, mentre altri sono firmati EWC accanto al numero di matricola. Spiegazione: gli orologi firmati EWC erano in genere gli orologi destinati all’esportazione. Alcuni modelli in oro giallo venivano tuttavia autonomamente prodotti sia a Londra, sia a Nuova York, e quindi la loro numerazione non figura nei registri di rue de la Paix.

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Il Tank
Tra i vari significati di questa parola, quello che meglio si adatta all’orologio in questione è “carro armato”, e si tratta di uno dei più famosi esempi di quello che gli americani battezzarono come “cult objects”, ancor oggi in piena produzione, sempre imitato e contraffatto, e sempre status-symbol. Louis Cartier aveva cominciato a tracciare i primi vaghi disegni di questo modello alla fine del 1916, lo stesso anno in cui l’esercito inglese aveva impiegato in combattimento i primi carri armati. Le celebri sbarrette laterali rappresentano l’estrema stilizzazione di un disegno già di per sé assai funzionale. Il “Tank L.C.” è anche il primo orologio firmato con le iniziali del suo creatore: Louis ne affida la realizzazione pratica a Joseph Vergély (famoso per i suoi orologi a moneta, è un altro dei grandi orologiai della équipe Cartier) e a Edmond Jaeger. I primi esemplari vengono offerti in omaggio, nel 1918, al generale Pershing, al colonnello Hayward e ad altri ufficiali del corpo di spedizione americano. Il Tank viene immesso sul mercato nel 1919, a guerra appena terminata, e riscuote un immediato successo: la sua classicità lo rende inconfondibile, ma anche suscettibile di infinite variazioni. Alla prima versione rettangolare se ne affiancano altre più squadrate e massicce, oppure più curve ed allungate, ed anche nella forma detta Tank Chinois che appare nel 1922. Oltre alla cassa, varia anche tutto ciò che l’adorna ed impreziosisce: lo spessore delle barrette laterali, l’oro che in taluni casi è decorato con smalto nero o blu in armonia con la luce dello zaffiro posto sulla corona di carica. E poi bracciali in diversi tipi di maglia, d’oro o di platino. Ma dove la fantasia del gioielliere prende il sopravvento sullo stile dell’orologio è nei modelli per donna: ciascuno di essi è un capolavoro unico, una sinfonia di perle e diamanti. Per la gioia dei collezionisti, diversi libri, ampiamente documentati e splendidamente illustrati, vengono interamente dedicati a questo modello. Un esempio per tutti: “Cartier, L’Orologio Tank” di Franco Cologni, edizione Flammarion (in italiano).

L’Art Déco
La colossale Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes, che si inaugura a Parigi il 18 maggio 1925, rappresenta ufficialmente la nascita di quel grande e complesso movimento che fu l’Art Déco. In realtà si trattò di una nascita ritardata artificialmente a causa dello scoppio della guerra. L’esposizione, la cui prima idea risaliva al 1912, era stata originariamente programmata per il 1916, e poi aveva avuto una specie di piccola prova generale a Nuova York nel 1924 con l’Exposition d’Art Français. Ad essa avevano partecipato, accanto a Cartier, altri gioiellieri francesi come Boucheron, Van Cleef and Arpels, Mauboussin e Roger Sandoz. A Parigi le nazioni partecipanti erano 20 (assenti Germania ed USA). Le fonti ispiratrici dei protagonisti erano le più disparate, dal cubismo all’arte Maya, dalla riscoperta dell’antico Egitto al futurismo anticipatore fin dal suo Manifesto del 1909, inneggiante alla velocità e alla civiltà delle macchine. Cartier, vicepresidente della manifestazione, scelse di esporre la sua collezione Art Déco nel Pavillon de l’Elegance, insieme ad alcuni dei più famosi couturiers francesi, con ciò sottolineando il suo legame inscindibile fra il mondo dell’arte, società, mondo della moda ed alta gioielleria.

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Jeanne Toussaint
ed il reparto “S”
Anche fuori dei labo-ratori Cartier, la fine de-gli anni ’30 rappresen-ta uno dei momenti più fervidi e creativi di tutta la storia dell’orologe-ria. Nel 1926 l’inglese Harwood deposita il brevetto dell’orologio automatico da polso, che non necessita della carica manuale sulla corona. Nel 1927 al polso dell’intrepida nuotatrice Mercedes Gleitze, che traversa la Manica, c’è un Rolex Oyster, il primo orologio impermeabile. Nascono il “Captive” di Verger e l’”Ermeto” di Movado, eleganti orologi a scomparsa, per uomo e per donna. Più o meno negli stessi anni (1931) gli sportivi eleganti salutano con gioia la nascita del “Reverso” di Jaeger-LeCoultre. Louis Cartier aveva intuito la necessità di allargare la produzione degli accessori di lusso, a somiglianza di quanto faceva il negozio di Nuova York. Il progetto, interrotto dalla Grande Guerra, viene ripreso con l’assenso di Alfred e dei fratelli all’inizio degli anni ’20. Nacque il reparto “S” (come Silver) in rue de la Paix, su ispirazione di Jacques e Louis Cartier: in seguito vi svolse un ruolo determinante Jeanne Toussaint. Col reparto “S” Louis Cartier aveva anticipato quella vera e propria rivoluzione che negli anni ’70 sarà la nascita dei Must de Cartier. Jeanne Toussaint, una ragazza delle Fiandre dotata di grande fascino, gusto e determinazione, nel 1918 ebbe l’incontro fatale con Louis Cartier. La prima relazione sentimentale tra i due durò circa quattro anni, ma anche dopo il matrimonio di Louis con la contessa ungherese Jacqueline Almassy (nel frattempo Louis aveva divorziato dalla Worth), il loro rapporto rimase sempre profondo, sia nella vita, sia nel lavoro. Esisteva tra loro una fiducia ed una sintonia creativa, che portò Jeanne Toussaint (la “Pantera”) a svolgere un ruolo di primo piano nella Maison a partire dagli anni ’30. Un altro personaggio che nel reparto “S” ebbe modo di riversare gran copia del suo talento fu Charles Jacqueau. Scrive il Nadelhoffer: “Basta dare un’occhiata anche superficiale ai suoi blocchi da disegno per capire come l’invenzione estetica e il disegno funzionale facessero parte, per lui, dello stesso processo creativo. Gli piaceva disegnare oggetti a doppio uso. Vi era un nesso diretto sull’utilità pratica ed il lusso da Mille ed una Notte, che distinse buona parte della gamma degli oggetti Art Déco creati da Cartier: portacipria, portasigarette, e servizi da scrittoio che minacciavano di porre in sottordine i pezzi di pura gioielleria. Ed ora allegria: su questo mondo elegante che aveva rappresentato la punta dell’iceberg dei cosiddetti Anni Folli, si abbatté il martedì nero del 29 ottobre 1929, quando a Wall Street le azioni di Borsa conobbero le perdite peggiori. Se per l’America fu l’inizio della Grande Depressione, l’onda lunga del crash di NY non tardò molto a colpire l’Europa. Gli Anni Folli erano finiti ed iniziava una nuova decade complessa ed inquietante.(Segue)