BREITLING: 3a parte

Di Marino Mariani

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.  Breitling Montbrillant 01 Chronograph: gran lusso in acciaio (o oro)

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Nel 1969, dopo quattro anni di lavoro collegiale, Breitling introdusse un “cronografo au-tomatico”, e cioè un crono-grafo meccanico con ricarica auto-matica. Il risultato di questo sviluppo fu un orologio che divenne celebre sotto il nome di “Chronomat”. Il movimento ebbe la generica denominazione di calibro 11, e fu posto in commercio da Breitling proprio come “Calibro 11”. La strabocchevole cifra di 500.000 franchi svizzeri fu investita in questo progetto dalle ditte Breitling, Heuer-Leonidas, Hamilton-Büren, nonché da Dubois e Dépraz di Le Lieu. La produzione avveniva simultaneamente presso due ditte. Il movimento di base veniva prodotto dalla Büren, mentre la produzione della sezione cronografica avveniva presso Dubois e Dépraz, cosicché le spettabili Breitling, Heuer ed Hamilton nulla avevano a che fare con la fabbricazione del movimento grezzo. Questi movimenti venivano integralmente forniti a queste tre ditte, ed erano solo bisognosi di rifinitura ed inserimento nelle casse. Willy Breitling e gli altri dirigenti in carica si incontravano ad intervalli regolari a Neuenburg durante la fase di sviluppo, allo scopo di prendere le opportune decisioni ed appianare ogni tipo di problema sorto nel corso dello sviluppo del progetto. Le decisioni relative al progetto del movimento di base erano affidate al direttore tecnico della Büren allora in carica, H. Kocher. Lo sviluppo di questo movimento di precisione costituì una vera e propria sensazione nell’ambito dell’industria orologiera svizzera. Fu inoltre dimostrato che lo sviluppo e la produzione d’un articolo in cooperazione può effettuarsi con successo e senza la perdita d’indipendenza da parte di ognuna delle ditte partecipanti. Da quel momento in poi Breitling fu in grado di offrire, nel suo programma, una nuova serie di cronografi denominata “Chronomat-ChronoMatic”, di cui, in totale, furono prodotti 300.000 esemplari.

–     .La FAI ha riconosciuto la Breitling Cup come campionato mondiale di acrobazia aerea

L’era elettronica
Negli anni che seguirono, dapprima non si segnalavano novità da parte di Breitling: la ditta seguitava a produrre i suoi orologi mentre si avvicinava l’era dell’elettronica. Cominciavano ad apparire sul mercato un numero sempre maggiore di orologi che non facevano tic-tac, e non si poteva far finta di ignorare che questi erano i primi segni di un grande rinnovamento nel mercato orologiero. Era necessario affrontare cambiamenti per adattarsi alle nuove prospettive ed alle nuove richieste del mercato. E così, sebbene alcune reticenze ed incertezze iniziali, Breitling iniziò la produzione di orologi al quarzo. Nel 1975 l’offerta Breitling comprendeva, oltre agli orologi meccanici, una versione al quarzo del Chronomat, in casse grandi e piccole, con le stesse complicazioni. Altri modelli seguirono. Un anno dopo fu lanciata sul mercato una versione al quarzo del Navitimer, inizialmente con la popolare indicazione a LED, poi con cristalli liquidi. Per usi sportivi Breitling introdusse lo Split e il MiniSplit, capaci di misurare il millesimo di secondo. Come in passato, Breitling era il segnatempo ufficiale nelle maggiori gare ciclistiche, come il Tour de France, il Giro d’Italia, la Vuelta in Spagna. Tuttavia non era facile adattarsi alle nuove tecnologie, e certe difficoltà si facevano sempre più evidenti.

–        .Legame Breitling-Bentley da quando W.O. Bentley correva…

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Morte apparente

Nell’agosto del 1979 l’inte-ra ditta Breitling veniva chiusa all’improvviso. Tale  notizia poteva essere letta nel numero del 27 agosto 1979 della rivista “L’Information Horlogère Suisse”: la fine, dopo quasi un secolo di vita. Gli ottanta dipendenti a La Chaux-de- Fonds ed i sette impiegati di Ginevra avevano già ricevuto le loro lettere di licenziamento prima della fine del 1978. L’invasione di orologi a basso prezzo dall’Estremo Oriente, la guerra della concorrenza, l’esagerata quotazione del franco svizzero, l’evidente spostamento dei favori del pubblico verso gli orologi elettronici, ed infine la malattia di Willy Breitling: queste le ragioni fondamentali che causarono il crollo. La chiusura volontaria evitò la messa all’asta della proprietà rimanente. E benché l’intera proprietà della ditta dovette essere, in seguito, venduta, la fiera determinazione di Willy Breitling riuscì ad evitare la definitiva scomparsa del marchio. Costui aveva probabilmente previsto questo collasso, ed aveva fatto piani sul modo migliore per mantenere in vita il nome della sua ditta, ormai famosa in tutto il mondo, pilotandolo attraverso la crisi, sentendo come imperativo categorico che la ditta dai cent’anni di manifattura orologiera alle spalle non poteva venire obliterata sic et simpliciter. Fu semplice- mente la fede nel nome di famiglia, oppure la fede nella rinascita dell’orologio meccanico? Non lo sappiamo, ma WillyBreitling cercò imme-diatamente soluzioni concrete. Dopo vari tentativi con altre a-ziende, fu accettata un’offerta di Ernst Schneider, della società Sicura. Nell’aprile del 1979 fu sottoscritto un contratto, ben in anticipo sul termine stabilito per la chiusura. Ernst Schneider subentrò nel possesso dei nomi Breitling e Navitimer. I figli di Willy Breitling, Gregory ed Alain, erano troppo giovani per partecipare alle manovre per la sopravvivenza del nome di famiglia, e col tempo intrapresero carriere in campi totalmente differenti. Willy Breitling morì nel maggio di quel fatidico anno 1979, e così si chiuse il primo capitolo di storia della Breitling. La nuova ditta, viva e vegeta ai giorni nostri, fu registrata ufficialmente il 30 novembre 1982 col nome di Breitling Montres S.A. e con sede a Grenchen. Ernst Schneider e Willy Breitling avevano negoziato la migliore scelta possibile atta a garantire la continuità del nome Breitling.

.                                   .Breitling Chronomat 01 limited edition

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Il ritorno alla vita
Al pari di Leon Breitling, Ernst Schneider si gettò con tutte le sue forze nella ditta. La sua for-mazione precedente si era svolta nei campi dell’elettronica e della microelettronica, ed egli si rese ben presto conto che la tendenza generale era rivolta proprio verso questi settori di sua competenza, e focalizzò quindi la sua attenzione sugli orologi elettronici e sulle tecnologie del quarzo. Senza peraltro perdere di vista il maggior pro- blema dell’orologeria elettronica: quello della sorgente energetica. Il suo obiettivo a lungo termine fu la creazione di un orologio senza una batteria da cui dipendere. Contemporaneamente, altrettanta attenzione dedicava all’orologio meccanico che, da quel momento, rimase sempre più legato al nome Breitling. Tali erano le considerazioni sul futuro che, per questa fabbrica recentemente riorganizzata, appariva non priva di incertezze. Ora era venuto il momento di imboccare la giusta via per la realizzazione di questi progetti. Qual’era la priorità assoluta per colui che afferrò il timone di un’impresa rinnovata e tesa a rifarsi una vita? Innanzitutto la riconquista della fiducia da parte dei clienti tradizionali, che ora erano in attesa di ciò che sarebbe accaduto. Era di vitale importanza convincerli che la filosofia originale della ditta non aveva subito cambiamenti da parte della nuova dirigenza. I tradizionali settori di mercato della Breitling erano quelli del turismo aeronautico, delle corse al galoppo, attività subacquea e vela, ed andavano riaffermati di fronte al pubblico. In particolar modo lo sport del volo, che era sempre stato in cima all’impegno della ditta. Come principale fornitore di numerose linee aeree ed industrie collegate, Breitling poteva far buon uso della sua passata reputazione. Tuttavia, per una effettiva presenza sul mercato, doveva essere varato un nuovo assortimento di prodotti dalle alte prestazioni. Per ottenere il materiale necessario furono negoziate intese con i fabbricanti dei movimenti semilavorati. Fu ingaggiato personale specializzato, ci si procurò macchinari ed equipaggiamenti moderni e si dovette ricucire una efficace rete di distribuzione. Vecchi distributori nei vari paesi (come la ditta Trautmann in Germania) assicurarono il passaggio senza scosse verso la nuova situazione. Tutto ciò venne realizzato rapidamente e Breitling si trovò di nuovo a percorrere la strada del successo.

.                   .Breitling-Bentley “Flying B Wings”, calibro 28b a 32 rubini, in oro rosa

Si torna a volareI
Innanzitutto fu aperto un dialogo con i piloti, una categoria di professionisti con i quali la Breitling molto aveva in comune. Ernst Schneider, pilota egli stesso, come pure suo figlio, ben comprese le richieste di affidabilità e sicurezza, i veri presupposti per la sopravvivenza in aviazione. Ovviamente queste richieste trovavano la massima rispondenza in una ditta specializzata in strumentazione di precisione come la Breitling. Nel 1980 lanciò sul mercato i cronografi Jupiter, Pluton e Mars, in particolar modo dedicati proprio ai piloti. Utilizzando la tecnologia al quarzo, questi orologi offrivano la doppia zona temporale, indicazioni analogiche e digitali, quadranti a 12 o 24 ore, cronometria capace del centesimo di secondo, data, allarme e lunetta girevole con calcolatore in grado di risolvere vari problemi aeronautici. All’inizio degli anni ‘80 il mercato richiedeva orologi elettronici e Breitling si concentrava nel compito di soddisfare questa richiesta. Ma negli anni successivi non poteva essere trascurata una nuova valutazione dell’orologio meccanico. Breitling fu pronto a raccogliere questa nuova tendenza, ed il Chronomat, inizialmente offerto nel 1942, fu posto nuovamente sul mercato come cronografo meccanico, leggermente variato nel disegno e privo del ponderoso manuale d’istruzioni precedentemente ritenuto indispensabile. Questo revival cadeva in coincidenza col centenario della ditta, celebrato nel 1984. Poco dopo, nel 1986, seguì una nuova versione del leggendario Navitimer degli anni Cinquanta come cronografo meccanico a caricamento manuale e, dal 1988, a caricamento automatico. Dal momento della rifondazione, l’assortimento era notevolmente cresciuto, ed al posto dei singoli fogli illustrativi, fu stampato un catalogo che in quindici pagine presentava cinquanta differenti modelli. E si tornò a navigare: sotto l’influenza di Eric Tabarly, due volte vincitore delle traversate atlantiche in solitaria, nacque una serie di orologi che portavano il suo nome, atti a soddisfare ogni necessità dei naviganti. Ernst Schneider raccolse e rafforzò gli antichi principi su cui si fondava l’azienda, sposandole con le più aggiornate strategie di mercato su scala internazionale. Il successo consacrò la giustezza della strategia, e gli orologi Breitling, con il loro inconfondibile disegno, vennero richiesti e collezionati in tutto il mondo come “strumenti per professionisti”.

I nuovi modelli
Nel 1988 Breitling lanciò il World, un orologio al quarzo con quattro movimenti che lavoravano indipendentemente l’uno dall’altro. Su tre quadranti l’orologio indicava 24 ore, sul quarto 12 ore e, naturalmente, la data. Questo orologio era dedicato agli irrefrenabili viaggiatori che non volevano continu-

..                                                 La fabbrica Breitling a La-Chaux-de-Fonds

amente riregolare i loro orologi. Subito dopo apparve l’Emergency, un orologio equipaggiato con un trasmettitore d’emergenza, capace di emettere un segnale atto a sollecitare le operazioni di salvataggio, sia nelle zone polari, sia nei deserti o in alto mare. Seguì una ulteriore serie di novità, tra cui un’edizione limitata (279 pezzi) del Montbrillant, un orologio col vecchio movimento Venus 175 degli anni Quaranta. Nel 1990 lo sviluppo raggiunse l’apice col modello Astromat, orologio meccanico a ricarica automatica, contatori da 30 minuti e 12 ore, mese, giorno della settimana, data, anni bisestili e fasi lunari. Breitling, giunto alla sua quinta generazione, è più che mai devoto all’aviazione. Ottant’anni dopo i primi giri della morte di Nesterov, Pegoud e Beachy, nel 1993 è stata inaugurata la “Breitling World Cup of Aerobatics” (Coppa Mondiale di Acrobazia Aerea) assieme alla prima competizione ufficiale della Fédération Aeronautique Internationale, ove i piloti eseguono un programma a stile libero di quattro minuti, valutato da una giuria internazionale. La FAI ha riconosciuto ufficialmente la Breitling World Cup conferendogli lo stato di campionato mondiale. Inutile dire che in questo agone è richiesta la massima precisione di volo, e tale precisione non poteva non essere consacrata che dalla cronometria Breitling. (Fine)