AUDEMARS PIGUET

Di Marino Mariani

.                                  “Le piccole lavoratrici a maglia” di Albert Anker (1843-1910)

Quando, per la prima volta, nel 1980, mi misi alla ricerca di un buon orologio di fabbricazione svizzera, feci una sorta di ricerca storica sul Gotha dell’orologeria elvetica, chiedendo a rinomati orologiai di fama internazionale (nelle città di Lucerna, Zurigo e Winterthur) una lista assolutamente esclusiva dei cinque 

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veri ed unici latori dei quattro quarti di nobiltà orologiera svizzera. Tutte le liste si aprivano, in ordine alfabetico, col nome di Audemars Piguet (che però non potei acquistare, perché al di sopra delle mie possibilità finanziarie). A distanza di quasi un ventennio, in possesso di adeguata documentazione, ho il piacere di affermare che la nobiltà di questo marchio è radicata, sicuramente, nell’eccellenza tecnica esibita nel corso di oltre un secolo di attività, ma anche nel fatto singolarissimo, se non unico, che i due fondatoori, ed i loro eredi, sono rimasti ininterrottamennnte alla testa dell’impresa anche nei momenti neri, con la produzione scesa a zero, con gli operai ad orario ridotto, o addirittura rimandati a casa a tempo indeterminaato. In tali situazioni, con la fama conquistata dalla ditta, sarebbe stato facile trovare un ricco acquirente e trarsi dagli impicci. Comunque lo spirito di sacrificio dei due soci e dei loro eredi è stato ampiamente premiato, perché mai come oggi la fama della Maison è stata più in alto.

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Jules-Louis Audemars & Edward-Auguste Piguet
L’anno 1881, il giorno 17 settembre, i signori Jules Audemars e Edward Piguet, entrambi fabbricanti di orologi in Brassus, si presentarono al cospetto di John Capt, notaio del distretto della Valle di Joux, per la fondazione di una società della durata iniziale di dieci anni, regolata da uno statuto di 15 articoli, avente per scopo la fabbricazione ed il commercio di prodotti orologieri. Il capitale sociale fu costituito da un prestito di sei anni per un importo di diecimila franche da parte di Piguet, mentre Audemars mise a disposizione diciotto movimenti di grande complicaziione per orologi completamente terminati. Entrambi i soci provenivano da famiglie tradizionalmente impegnate nella fabbricazione di orologi. Ognuna delle due famiglie vantava origini ugonotte rintracciabili fino ai tempi delle persecuzioni religiose che imposero la fuga dalla Francia nella Valle di Joux, ove, importandola dai maestri ginevrini, essi gettarono i semi dell’industria orologiera svizzera. A sua volta, a Ginevra l’arte degli ingranaggi era sorta come conseguenza di un editto calvinista che vietava la produzione di crocifissi, calici edi altro materiale sacro ”al servizio del papato e dell’idolatria”. Calvino, Martin Lutero, ed in seguito Napoleone, incisero profondamente sulle origini e sul divenire dell’orologeria elvetica che, dopo la fondazione di Audemars Piguet e Cie, ebbe ancora a soffrire per lo scoppio della 1a Guerra Mondiale (1914-1918), per l’eccidio della famiglia dello zar (1917), per il crack della Borsa Americana (24 ottobre 1929), e per lo scoppio della 2a Guerra Mondiale (1939-1945). Ognuno di questi eventi privava la Maison, produttrice di oggetti altamente elitari, della più prestigiosa clientela. Né i soci mai vollero piegarsi ad una produzione di minor pregio, attendendo intrepidi giorni migliori. Una beffa del destino li privò di un sostanzioso guadagno integrativo costituito da un’importante commessa per la fabbricazione di spolette esplosive da parte dell’esercito francese (1940): l’ordine fu revocato quando la Francia cadde sotto i colpi dell’Armata tedesca e fu costretta a firmare l’armistizio.

Giallo a New York
I due soci fondatori trovarono subito un’intesa perfetta. Tradizionalmente Audemars trattava tutte le questioni d’ordine tecnico, mentre Piguet si occupava dell’espansione commerciale del marchio, costituendo una fortissima rete di agenti, concessionari, rappresentanti ed illustrissimi committenti a Londra, Parigi, Berlino, Buenos Aires e New York. Ho detto “tradizionalmente” perché questa ripartizione dei compiti si è tramandata, in seguito, anche agli eredi delle faniglie Audemars e Piguet, che hanno mantenuto per tutto il tempo questa stessa suddivisione del lavoro. Ma a proposito del suo agente a New York, Wittnauer, la spettabile Audemars Piguet (AP) fu costretta a ricorrere ai suoi servigi per risolvere una

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spinosissima questione di proprietà intellettuale: accanto a diversi altri brevetti, Jules Audemars aveva rivendicato, ed ottenuto, la protezione per la fabbricazione di cronografi sdoppianti. Un giorno dell’anno 1894 dovette constatare che un’altra impresa di Le Brassus aveva fatto la stessa cosa. Nel litigio che ne conseguì il tribunale esigeva che AP fornisse la prova ben fondata della sua rivendicazione dei diritti d’autore, presentando il primo esemplare di questa fabbricazione specifica, che da tempo era già stato venduto negli USA: Poiché il tempo stringeva, non restava altra soluzione che Jules Audemars partisse celermente per l’America alla ricerca dell’esemplare richiesto. E non fu facile! Benché conosciuto per nome da Wittnauer, l’acquirente s’era separato dal suo orologio a causa di una precaria situazione finanziaria, ed era sparito senza lasciar traccia di sé. Non fu che dopo ricerche estenuanti che i due riuscirono a scovare e recuperare il prezioso orologio presso un banco di prestiti su pegno, ma forte del suo cronografo sdoppiante, Jules Audemars riuscì a provare il plagio del suo concorrente e a vincere la causa.

Il “6142”: anatomia di un capolavoro
Col crescere della rinomanza, nel passaggio tra il XIX e il XX secolo, in misura sempre crescente Audemars Piguet (AP) appose il pproprio marchio sugli orologi prodotti. Ma rimanevano importantissimi clienti internazionalli che acquistavano la meccanica AP per equipaggiare le proprie creazioni, e tra questi Baume & Co, Breguet, Cartier, Francillon & Co, Golay Fils & Stahl, Gübelin di Lucerna, l’Emeraude e Tiffany. Particolare importanza riveste la collaborazione di AP con la Glashütte “Union”, fabbrica tedesca di orologi di precisione da taschino, fondata il 1° gennaio 1893 dal grossista Dürrstein & Co di Dresda. Accanto alla propria produzione, questa ditta poneva in vendita anche orologi di provenienza svizzera, tra cui Audemars Piguet. Tra questi, il pezzo indiscutibilmente più importante fu il “6142” da 22 linee (49,6 mm, cui si affiancarono in seguito, i movimenti 6143 e 6144, identici ma da 23 e 24 linee). Il 6142 fu designato, verso il 1900 da Emil Leutert, capo dell’Ufficio Ricerche di Mercato della fabbrica Union di Glashütte, come “Montre universelle”, e “Montre de poche la plus compliquée au monde”. Ecco come fu descritto da Leutert

.               Quadrante del fantasmagorico “6142” fabbricato in 3 esemplari per Glashütte

in persona, nella traduzione letterale: “Sul quadrante principale sono disposti altri sette piccoli quadranti, su cui girano 13 lancette. Quello di sinistra, a cifre arabe e lancette Luigi XV, indica l’ora in ore e minuti; la lancetta dei secondi normali si trova sul piccolo quadrante al di sopra delle fasi lunari. Sul medesimo quadrante la seconda lancetta dei secondi compie un giro completo in un secondo con cinque momenti d’arresto, fornendo un’indicazione al quinto di secondo perfettamente precisa e netta. L’orologio suona automaticamente le ore e i quarti battendo su tre campanelli. Azionando l’apposita chiavetta di suoneria, l’orologio ripete le ore, i quarti e i minuti. Mediante levette sporgenti dal bordo della lunetta, si può fermare completamente la suoneria automatica, oppure lasciare le sole ore intere. Tra le varie funzioni, l’orologio indica automaticamente il giorno della settimana, la data e il mese, come pure le fasi lunari. Delle tre sfere maggiori che partono dal centro del gran quadrante, le due del cronografo (cronografo doppio) indicano il quinto sulla minuteria del quadrante. Quanto alla terza sfera, essa indica, saltando, i secondi interi (secondi morti). Mediante i pulsanti, ciascuna delle sfere può essere fermata e individualmente riportata in posizione 0. Per conteggiare le rivoluzioni delle sfere maggiori, il piccolo quadrante superiore (indicatore dei mesi) dispone di una seconda sfera, detta dei minuti, che si mette in movimento, s’arresta e viene richiamata contemporaneamente con le sfere maggiori. Notiamo ancora la sveglia mattutina che emette un suono stridente per circa un minuto, ed è regolabile con la precisione di un minuto. Questi movimenti sono composti da 78 ruote, 25 pignoni, 4 campanelli e 205 levette: Quest’ultime sono munite di molle d’acciaio. Il movimento è equipaggiato di 60 rubini, di 40 cuscinetti metallici e 75 tenoni. Tutti questi elementi sono alloggiati su 24 platine e ponti, tenuti in posizione da 308 viti. Se l’orologio rimane fuori uso per un certo periodo di tempo, quando viene rimesso in servizio le indicazioni del quadrante possono essere rimesse con l’aiuto di levette e della corona. Queste levette sono situate sulla circonferenza della lunetta. Il maneggio di questo capolavoro è estremamente semplice” Quanto al numero 6143, è riapparso nel 1988 con la denominazione di “La Fabuleuse”. Il terzo moovimento, portante il numero 6144, nel 1940 è è pervenuto nelle mani dell’orologiaio Martin Seidel che lo rielaborò completamente e lo munì di una scatola d’argento. Attualmente questo orologio si trova nella collezione del Salone di Fisica e Matematica della città di Dresda.

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Cronologia
La produzione Audemars Piguet, a partire dalla fon-dazione (1882), inizia col numero di serie 2000: n. 2.000: movimento da 19 linee (1’’’= 2,256 mm) con ripetizione a minuti, venduto a Charles Tissot per il mercato russo. n. 2.001: movimento da 19 linee con calendaario perpetuo, venduto nel 1883 al rappresentante parigino. n. 2.002: movimento da 19 linee con ripetizione a quarti, venduto nel 1882 a Louis Audemars-Valette n. 2.067: primo orologio da taschino a grande complicazione con i secondi indipendenti, sfere sdoppiannti, ripetizione a minuti e calendario perpetuo. 1883: fabbricazione di numerosi mpvimenti con e senza complicazioni, di “genere inglese” su patina da ¾, destinati a Hector Golay, agente generale a Londra.1889: all’Esposizione Universale di Parigi espone un orologio da taschinoo a grande complicazione (ripetizione a minuti, cronografo sdoppiante, calendario perpetuo). Inoltre AP fa dono, per una lotteria di beneficenza, di un orologioooo da signora in oro, con movimento da 12 linee. 1890: fabbricazione di un orologio per signora da 14 linee con ripetizione a minuti e calendario perpetuo, v enduto a Berlino. 1891: realizzazione e vendita del primo esemplare del più piccolo al mondo con movimento da 18 linee e ripetizione minuti. 1892: fornitura all’agente Wittnauer di New York del primo cronografo sdoppiante muniito di un quadrante rielaborato da Jules Audemars. 1906: fabbricazione del primo orologio da polso AP con ripetizione minuti, venduto nel 1908. 1911: compimento d’un orologio da polso per signora con ripetizione minuti e secondi centrali, venduto a Berlino nel 1913. 1914: inizio di lavorazione dell’orologio da taschino più complicato del mondo, rappresentante il cielo stellato su Londra, esposto nel 1920 alla Fiera Orologiera di Ginevra e poi venuto a Londra nel 1921 con il marchio di S. Smith & Son. 1915: realizzazione del più piccolo movimento orologiero del mondo con ripetizione a 5 minuti. Diametro del meccanismo 7’’’ (15,8 mm); diametro della meccanica di ripetizione, alloggiata in una fresatura della platina principale: 14 mm. In totale 250 componenti, tra cui 75 viti. 1924: appaiono i primi orologi da polso con calendarioo completo ed affissione delle fasi lunari. Vengono anche fabbricati per la prima volta, orologi da polso con affissione numerica ed ore saltanti. 1925: l’orologio da taschino più sottile del mondo fa la sua entrata sul mercato. Lo spessore del movimento è di soli 1,32 mm. 1934:. fabbricazione del primo orologio da taschino equipaggiiaato con movimento scheletrato a mano. 1946: lancio sul mercato del calibro 9’’’ ML, il movimento più piatto del mondo (1,74 mm) destinato ad un orologio da polso. 1950: compimento del primo orologio da polso con calendario perpetuo. 1960: creazione dell’orologio da polso per signora più piatto del mmondo. 1967: presentazione del movimento più piatto del mondo (2,45 mm) con carica automatica, calibro 2120. 1970: il calibro più piatto del mondo con carica automatica e quadrante con data saltante (3,05 mm). 1972: presentazione del Royal Oak come primo orologio sportivo di lusso del mondo. 1978: lancio del modello “Quantième Perpètuel”, l’orologio da polso con carica automatica e calendario perpetuo più piatto del mondo, calibro 2120 QP 83,95 mm). 1986: il primo e, contemporaneamente, il più piatto orologiio da polso a carica automatica e tourbillon (4,8 mm). 1989: presentazione del più piccolo movimento a carica automatica e calendario perpetuo. 1990: il calibro 2003 a carica manuale permette di creare il movimento più piccolo e più piatto con calendario perpetuo. 1992: presentazione dell’orologio da polso “Triple Complication” a carica automatica, ripetizione minuti cronografo e calendario perpetuo, nonché d’un orologio da polso rettangolare con ripetizione a minuti ed affissione numerica ad ore saltanti. E la storia continua, anche se il nostro racconto finisce qui. NOTA: articolo  scritto a titolo di prova per la rivista Chorno World e pubblicato nel numero di aprile 1999. Le illustrazioni sono attuali.

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